TRENT’ANNI DI COLLABORAZIONE E TEATRO

I funerali dell’attrice veneziana si svolgeranno con rito laico mercoledì 30 novembre nell’isola di San Michele


Non il gesto plateale, ma la posizione delle dita della mano. Non il gridato né il sussurrato, ma il tono che li rende. Mai costumi di scena, ma un vestire elegante e discreto abiti che lei stessa arricchiva di qualche particolare. La dizione sempre perfetta e naturale, insegnata a generazioni di attori. In questo modo il testo recitato da Maria Pia Colonnello assumeva la massima potenza, il massimo riconoscimento. Un rapporto artistico continuativo, forse il più lungo per entrambe, mi ha legato a Maria Pia che se ne è andata l’altro giorno e lascia orfani i poeti e le poete di Venezia, ma non solo, che a lei devono tante interpretazioni con cui ha tenuto a battesimo i nostri libri. Un’attrice di livello nazionale che ha scelto di restare nella città lagunare, anzi, scherzavamo, di “seppellirsi a Venezia”, dove i riconoscimenti sono magri e, in vita, piuttosto avari. I suoi funerali si svolgeranno con rito laico mercoledì 30 novembre all’isola di San Michele.

“Da sempre dà voce in Venezia ai classici del teatro e della letteratura e alla produzione poetica e letteraria veneziana. Si dedica all’attività teatrale, occupandosi in particolar modo della declamazione di poesie contemporanee”, aveva scritto nella propria nota bio per una delle nostre rappresentazioni al Carnevale di Venezia. Maria Pia recitava fin da bambina (ha esordito da adolescente in “Senza famiglia” di Giorgio Ferroni girato nel 1944 al Cinevillaggio della Giudecca), si era formata al Teatro Universitario di Ca’ Foscari diretto da Giovanni Poli ed era una goldoniana doc, svezzata dai registi novecenteschi del drammaturgo del Settecento. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta è stata attrice stabile della Compagnia di Prosa della Rai di Firenze e a Milano nella stagione d’oro della radiotelevisione. “Figlia d’arte, ha molteplici attività nel campo dello spettacolo. Attrice di rivista e di prosa, doppiatrice e voce recitante, svolge attività radiofonica, televisiva e cinematografica – prosegue la sua nota – e ha collaborato a spettacoli ed eventi artistici tra i più significativi della città, presenziando in qualità di lettrice a Premi letterari e di poesia veneti e nazionali. Ha lavorato tra l’altro al Teatro Universitario di Ca’ Foscari, conducendo il laboratorio di dizione, lettura e fonetica e tuttora insegna recitazione e dà lezioni di dizione alle nuove leve del teatro veneziano”. A Venezia ha calcato i palcoscenici di tutti i teatri veneziani, dal Teatro Verde dell’Isola di San Giorgio al Teatro Goldoni, con la regia tra l’altro da Luigi Squarzina, e nelle diverse location dei Musei Civici veneziani.

Non aveva paura, tuttavia, di cimentarsi in avventure teatrali più ardite e “di strada”. Nel luglio del 1995 aveva accettato di recitare la ‘Leggenda di Margarita di Antiochia’ che avevo riscritto e portato in scena con il Consiglio delle Donne della Giudecca: è la santa più antica con questo nome, sincretizza le divinità arcaiche non assimilabili con il più celeste culto mariano. Il lavoro sul divino femminile a quei tempi non era capito e, ieri come oggi, spesso ostacolato, in particolare a Venezia dove quindi ha più senso farlo, anche perché l’azione teatrale era indirizzata alla salvaguardia dell’ambiente e all’incontro tra culture diverse. Maria Pia fu coraggiosa. Era la prima uscita nello spazio aperto della città di una delle stazioni di “Materno Ancestrale”, parte del mio percorso “Per un Teatro del Vedere” fino ad allora rappresentato in qualche isola e qualche palazzo. In quell’occasione dalla punta estrema della Giudecca su Bacino San Marco partì la Santa coronata con un codazzo di fedeli vestite di bianco e la banda, mentre dal lato opposto del Mulino Stucky partiva un altro corteo al seguito di un grande e lungo dragone (solo al Consiglio delle Donne erano in cinquanta). I cortei si ricongiungevano in Campo Ferrando, al centro della Giudecca, dove su un palco c’era lei a recitare la leggenda su musica dal vivo di Kiki Dellisanti. Fu l’inizio di una bella collaborazione, e mi spiace che ora Maria Pia Colonnello venga citata quasi unicamente per alcune parti secondarie in “La chiave” del 1983 e “Senso ‘45” del 2002 di Tinto Brass.

Quello che amavo in Maria Pia, al di là dell’amicizia che avevamo, era proprio la sua capacità di affrontare i testi senza bisogno dell’intermediazione registica. Il contatto diretto con chi interpreta il tuo testo è molto più emozionante e si ha modo di trasmettere anche l’intenzione originaria, informazione di cui chi recita può far conto o, sia ben chiaro, anche ignorare. Era lei a decidere come e dove posizionarsi, a volte anche a quali brani dare rilievo, una capacità che giova sicuramente durante le presentazioni di libri, quando uno sguardo esterno, critico, sceglie meglio di quello dell’autrice. Tra le presentazioni, alla Scoletta dei Calegheri nel 2010 ha letto brani dei miei sette “Racconti per Venezia” presentati da Giuliana Giusti, nel 2016 alcuni dei miei sedici “Racconti per il Nordest” presentati da Daniela Zamburlin, con la quale pure Maria Pia ha collaborato per anni leggendo autori e autrici nell’ambito di “Libri in Spiaggia”, la rassegna diretta e curata da Daniela.

Il rigore recitativo di Maria Pia sapeva adattarsi ad ogni occasione. Al convegno “La lingua che (non) c’è” organizzato in collaborazione con Daniela per i vent’anni del Patto per un uso non sessista della lingua italiana (che ho promosso a Venezia nel 1991 come Coordinamento Giornaliste del Veneto ‘Claudia Basso’), è a Maria Pia che, nella sede dell’Ordine e del Sindacato Giornalisti del Veneto, affidammo le poesie in cui avevamo inserito elementi linguistici allora ancora inusitati. In quell’occasione – quando con Daniela ci autodenominammo “Quelle del Patto”, ottenendo il patrocinio dell’Ordine e del Sindacato, dell’Assessorato alla Cittadinanza delle Donne e alle Attività Culturali e del Centro Donna del Comune di Venezia – si trattava di creare un ponte tra il mondo dell’informazione e dell’Università e tra questi e la pubblica amministrazione allo scopo di superare gli stereotipi sessisti, ma anche razziali e religiosi, in uso nei media prima che venissero formalizzate le carte deontologiche. In quell’occasione diverse giornaliste, già come me appartenenti al Coordinamento, parlarono per la prima volta delle difficoltà e in qualche caso delle ritorsioni che si verificavano in redazione quando nei nostri pezzi cercavamo di applicare la grammatica italiana: partendo dalla “segretaria” Rosi Bindi in barba ai desk ci era riuscito comunque di far digerire ai vocabolari le declinazioni femminili delle professioni già dal 1993 (e già in uso da tempo nelle testate delle donne). Se questa era una battaglia pluridecennale, la presenza delle poete, tra le quali Giorgia Pollastri e Anita Menegozzo, era completamente nuova, quindi era necessaria una recitazione impeccabile che ovviamente Maria Pia riuscì a garantire. Peccato che qualcuno abbia cancellato o reso inutilizzabili dai nostri pc, custoditi in diverse case, tutte le foto di quell’incontro, a riprova che il linguaggio non è una questione secondaria (N.B.: potrebbero riapparire, dopo che l’ho scritto).

Maria Pia era sempre perfettamente truccata, a differenza di me che, dopo un’adolescenza con mascheramenti di ogni tipo, avevo esaurito questa pratica. Ne parlammo e mi disse: “Brava! Così tutti sanno chi sei, mentre nessuno sa chi sono io”. Era interiormente una ribelle, ma non ha mai voluto dimostrarlo. Era particolarmente intelligente, la mia amica, e lo dissimulava spesso con vezzi attoriali femminei, indossandoli da vera attrice. Ha ragione chi dice che era anche una persona “difficile”: solo gli scemi non lo sono. Non si è mai esposta politicamente, ma ha dato voce a tutti e tutte quelle che avevano qualcosa da dire. Di alcuni suoi spettacoli era autrice: aveva copioni propri, spesso basati sulla tradizione veneziana, raccolte tematiche di poesie classiche o contemporanee tematiche come quelle sull’aurora e il tramonto che eseguiva fuori Venezia accompagnata al piano tra l’altro da Roberta Paroletti ed excursus tra i maggiori compositori di divere epoche. Nel 2018 mi volle come partner ad una delle sue serate sul vino, all’Hotel Pannonia del Lido di Venezia, la mia fu solo un’introduzione, la scena era tutta sua e così, in quell’occasione, anche il testo: ‘C’è vino e ghe xe vin’. Oggi sto curando una raccolta di nuove poesie di poeti e poete contemporanee sui significati profondi del vino: lo devo anche a lei.

Le occasioni di collaborazione sono state tante, come quando nel 2018 è venuta all’Osteria alla Rivetta a leggermi “Vovi”, storia dell’universo attraverso un uovo, ne trovo traccia in quello che è ancora nel mio pc e in internet. Di sicuro il percorso teatrale “I Fantasmi di Goldoni e Casanova a Venezia”, con il quale esploro in chiave comica il funzionamento della censura e la persecuzione dei dissidenti nell’ultimo periodo della Serenissima (non tanto diverse da oggi), è nato con lei. Era presente fin dalla seconda tappa con la sua bella interpretazione de “La Lamentazione di Carlo Goldoni” eseguita nel 2017 al Generator Venice Hostel di Venezia con musiche di Monica Giori (la prima tappa nel 2016 la eseguivo io, sperimentalmente, nei baccari di Venezia, poiché ancora incerta della mia scrittura in veneziano rimato, che le sottoposi però fin dall’inizio: da goldoniana mi travasò cenni base di lingua settecentesca). Ogni anno ho scritto un testo diverso per questo percorso appositamente per il Carnevale di Venezia ed ancora lei ha interpretato nuovamente la “Lamentazione” all’Ateneo Veneto nel 2017 con al violino Anna Barina. Nel 2018 sempre all’Alliance andò in scena, per lo stesso ciclo di spettacoli, “Il Giocatore giocato”, dove Maria Pia interpretava sia Goldoni che la Dea Demetra che l’impresario teatrale Medebach e l’Inquisitore, recitando con Massimo D’Onofrio e il violoncello di Lorenzo Parravicini all’ Alliance française di Venezia. Da Roma venne appositamente Marina Pivetta che ne scrisse per il Paese delle Donne, di cui era direttrice, definendo “straordinaria” l’interpretazione. “Un’ora gradevolissima – scrisse Marina – dove i fantasmi di Goldoni e Casanova si sono confrontati su questioni di non poco conto: il gioco d’azzardo, la morale, le forze del cambiamento, lo scontro tra i poteri, l’avidità di impresari che vogliono tutto, lasciando gli autori alla fame”. All’ Alliance ripetemmo poi anche “La Lamentazione”. Nel 2018 all’Ateneo Veneto per il Carnevale mettemmo in scena anche “Il Vento”, su mio testo del 1995 dedicato alla Casa delle Girandole di San Rocco a Venezia, con musiche della pianista Elena della Siega, coreografia di Laura Gagliardi. Sempre per “I Fantasmi” nel 2019 cominciammo le prove de “La Commedia dei Murazzi, ovvero el Mose ai tempi di Goldoni”, ma una brutta influenza le impedì di partecipare. Era l’inizio di una serie di mali nessuno dei quali è riuscito a stroncarla, solo l’età se l’è portata via. Non ha mai voluto dire la sua età.

Restava in sospeso da anni il filmato di “Duse come Demetra”, perché era chiaro che di tutte le attrici solo lei avrebbe potuto interpretarlo. Richiedeva però riprese professionali, tempo e un certo investimento che non abbiamo mai ricevuto. Da ultimo, nel 2020, ne registrammo ottimisticamente – per un futuro incontro all’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini, rimandato causa Covid – una prima lettura a casa sua, dove con un filo di voce rispetto al suo solito dà un saggio di diversi passaggi del monologo, dovendo ancora fissarli. Eppure, nonostante la telecamerina difettosa e la precarietà della situazione, la recitazione di Maria Pia che interpreta la mia Duse è emozionante e coinvolgente. Il filmato resta in internet, almeno finché vi resiste questa ultima prova dell’attrice che è stata per decenni la voce di tanti e tante la cui poesia è stata sempre impreziosita dalla sua voce. Una volta, alla Scoletta dei Calegheri, stava leggendone una di mia. Ero seduta vicino a delle amiche, dietro di loro. Sentii la viaggiatrice e fotografa Etta Lisa Basaldella, che, anche se non predilige la poesia, conosce bene i miei testi perché era lei a correggere le bozze prima della pubblicazione, sussurrare alla vicina: “Ma allora sono proprio belle!”. Intendeva le mie poesie: con Maria Pia arrivavano al cuore di tutti. Non lo ha fatto solo con me: sono pochi gli autori e le autrici di ogni sorta di pubblicazioni a Venezia che non abbiano beneficiato di una sua lettura valorizzante nelle sedi più diverse e in collaborazione con le più diverse istituzioni, attraverso le quali passava mimando un divismo comico e leggero, perché, diceva, “tutto passa”.

Di tutte le dive, una sola credo la ispirasse. Casualmente ieri in televisione mi si è svelata la fonte di una frase che era solita ripetere, una frase pronunciata originariamente dalla diva del muto Francesca Bertini: “Dio doveva essere di buonumore quando mi ha fatto: perfetta!” Ancora Marina Pivetta: “Goldoni sarà costretto ad emigrare. Andrà a Parigi dove troverà un ambiente più libero e vivace. Qui scriverà anche le sue memorie in francese. Fuga di cervelli anche allora? E Casanova? Lui finisce ai Piombi. Due figure che hanno fatto la fortuna di una Venezia da loro così amata, ma che vengono – dai poteri forti della città – estromessi, cacciati, umiliati… Storia e attualità nel lavoro di Antonella Barina si intrecciano in divertisment. Lungo, lunghissimo l’applauso finale”. Grazie, Maria Pia.

Info: foto di Simonetta Borrelli

Maria Pia Colonnello e Antonella Barina

2016 Ca’ Rezzonico con Daniela Zamburlin – Maria Pia Colonnello – Antonella Barina 1

2016 Ca’ Rezzonico con Daniela Zamburlin – Maria Pia Colonnello – Antonella Barina

2016 Ca’ Rezzonico Maria Pia Colonnello
2017 Lamentazione di Goldoni al Generator con Maria Pia Colonnello – Antonella Barina – Monica Giori
2017 Lamentazione di Goldoni al Generator con Maria Pia Colonnello
2018 Alliance Francaise Maria Pia Colonnello
2018 Alliance Francaise Massimo d’Onofrio – Maria Pia Colonnello – Lorenzo Parravicini
2018 Ateneo Veneto Eena della Siega e Maria Pia Colonnello
2018 Maria Pia Colonnello – Foto di Antonella Barina
2020 Maria Pia in Duse come Demetra