Nella terza conversazione di “RENOVELLA – novità antiquarie femministe”, rubrica curata da Maria Paola Fiorensoli (il Paese delle donne), Liviana Gazzetta (storica, socia SIS), e Gabriella Gianfelici (associazione Exosphere), si parla di “Le operaie della casa” a cura del Collettivo internazionale femminista, edito da Marsilio nel 1975 nella Collana “Salario al lavoro domestico – strategia internazionale femminista”.

Ospite: Antonella Spiridigliozzi, dottora in Lettere e Filosofia, corso di Storia della comunicazione politica dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale con la tesi “La violenza di genere come arma di guerra” (2022); vincitrice della sez. Tesi di Laurea Triennali Premio di scrittura femminile Il Paese delle donne (2023).

Il Collettivo Internazionale Femminista, attivo a Padova dal 1972, intese diffondere nell’opuscolo (78 pagine) le tesi più rilevanti del dibattito sul ‘Salario al Lavoro Domestico” aperto in Italia e altrove, e “costruire un discorso e promuovere l’organizzazione politica ad esso inscindibilmente collegata.” Dichiarò “…che da tempo, a livello mondiale le donne avevano compreso che bisognava trovare una via di uscita dall’annosa e ancora irrisolta questione del doppio lavoro (lavoro domestico e lavoro extra domestico) per un solo salario e quella del non salario per quel lavoro comune a tutte che è il lavoro domestico” (p. 7). E che “…se non era chiaro come fare a lottare contro entrambi questi lavori, né come ben organizzare la lotta, lo era che la casa non potesse essere l’alternativa alla fabbrica e che la fabbrica non potesse esserlo alla casa. L’attività svolta tra le mura domestiche è definita “lavoro operaio” nell’ambito di un pensiero in parte ispirato all’impianto marxista, ma senza posporre la liberazione delle donne a quella della “classe operaia”, anzi si afferma “…che la lotta per salariare il lavoro domestico determina un nuovo potere per ogni lotta.” Nel rifiutare la gratuità del lavoro domestico e di cura, nel denunciare “…la sensazione largamente diffusa tra le donne: lavorare tanto per niente”, s’inserisce la richiesta posta nell’ambito di una strategia che vuole “…il Salario al Lavoro Domestico a sola garanzia per la distruzione delle stratificazione di potere create all’interno della classe e l’acquisizione di un potere definito contro il capitale.” Tale Salario, da richiedere allo Stato, è individuato come leva di potere e posto in relazione a: lavoro domestico stesso; lavoro esterno; servizi (le caste e i servizi, le istituzioni chiuse, la casa); procreazione e salute complessiva delle donne; sessualità femminile.

Nel Salario al Lavoro Domestico, è visto anche”…un taglio con le mistificazioni della strategia riformista che passa anche attraverso le commissioni femminili.”

In chiusura, il Comitato per il salario al lavoro domestico di Padova (Novembre ’74), firma una “…serie di domande e obiezioni che ricorrono di frequente”, ricordando in nota la sua prima mobilitazione in Italia (8,9,10 marzo 1974, Piazza Ferretto a Mestre), mentre erano in atto quelle similari negli USA e in Canada (WELFARE MOTHERS o MADRI sotto ASSISTENZA STATALE) e in Inghilterra (nota 1, p. 57). Di particolare efficacia è l’unico disegno presente, dove la giovane che cammina all’aperto, capelli e abiti alla moda, borsetta e libro di Marx sotto al braccio proietta l’ombra nera di una donna con bigodini che impugna una scopa e tiene un bambino in braccio. (p. 19)


I precedenti numeri della rubrica si possono rivedere nella Playlist “Renovella”