E’ stata presentata a Padova lo scorso 24 ottobre la ricerca Il corpo mi appartiene. Donne e consultori a Nordest, monografia della rivista di storia contemporanea “Venetica”, per iniziativa del Comitato per il Centro di documentazione sulla storia dei movimenti delle donne: un gruppo coordinato da Lucia Basso, prima consigliera regionale di parità del Veneto.

La rivista, diretta da Mario Isnenghi, ha indagato sui movimenti femminili e femministi tra anni ‘60 e ’70 e sulla fase di avviamento dei consultori pubblici, sino ai primi anni ’80; nelle diverse province venete, ma anche a Trieste e Trento.

La ricerca – illustrata per la parte padovana dalle storiche Franca Cosmai e Liviana Gazzetta – ripercorre l’evoluzione della cultura femminile e femminista a Nordest, e le lotte per la sua affermazione, attingendo a testimonianze dirette, documenti, storie personali e collettive, profilo normativo. Sorti inizialmente come luoghi di partecipazione e formazione alla soggettività sulla spinta di movimenti e associazioni di donne – laici o cattolici -, i consultori familiari si sono venuti strutturando in seguito all’interno del servizio sociosanitario, per rispondere ai bisogni delle donne, della maternità, della famiglia: informazione, prevenzione, cura, sino all’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza. “C’è il rischio di perdere, con la memoria di quanto è stato fatto dalle donne che ci hanno preceduto, dei servizi di qualità, preziosi per la città”, ha avvertito l’assessora alle politiche sociali e alle pari opportunità del Comune di Padova, Margherita Colonnello. “Il volume aiuta a non disperdere la memoria di una stagione ‘gloriosa’ del femminismo e dell’impegno sociale delle donne, ma anche a trovare energia per l’oggi”, ha sottolineato Annalisa Oboe, direttrice del Centro Elena Cornaro Piscopia dell’Università di Padova.

I consultori sono in pericolo. A quasi mezzo secolo dalla loro istituzione (la legge nazionale di riferimento è la n. 405 del 29 luglio 1975, la legge veneta è la n. 28 del 25 marzo 1977) crescono e si diversificano i bisogni delle donne, dei minori, delle famiglie, dei soggetti vulnerabili, mentre diminuisce l’offerta di professionalità, sedi e servizi.

“Oggi molte prestazioni vengono erogate a pagamento – ha lanciato l’allarme Anny Tormene, già ginecologa dei servizi consultoriali a Padova. “Rispetto a quanto previsto dalla legge istitutiva, sono venute meno le capacità di fare prevenzione, di promuovere il benessere delle donne e delle persone, di fare educazione sessuale”. L’accesso diretto e gratuito non c’è più, i consultori hanno pochi fondi e non hanno operatività autonoma, il personale che arriva alla pensione non viene sostituito, i comitati di gestione sono un ricordo lontano.

In Veneto attualmente c’è un consultorio ogni 50 mila abitanti, mentre per legge dovrebbe essercene uno ogni 20 mila abitanti, con omogeneità di presenza e di servizi. “La regione Veneto è agli ultimi posti in Italia per numero di sedi, organico e servizi offerti”, ha ricordato la consigliera Elena Ostanel, del gruppo “Il Veneto che vogliamo”, che si è fatta promotrice in Regione di un monitoraggio rigoroso sulle strutture. “I consultori chiusi sono una violenza sulle donne”, ha concluso Alessandra Stivali della Cgil-Funzione pubblica che, numeri alla mano, ha fotografato il progressivo smantellamento dei servizi consultoriali nella Aulss del padovano.

“La politica e la società devono decidere se questi servizi devono sopravvivere come meri ambulatori ginecologici o se devono recuperare la loro funzione sociale, con una mission allargata ai bisogni delle donne, dell’infanzia e dell’adolescenza, delle famiglie e della terza età”.

Per riprendere la riflessione su questi temi la ricerca sarà presentata in altri territori, a cominciare dal comune di Monselice.


INFO:

Venetica, rivista di Storia contemporanea, 1.2022

IL CORPO MI APPARTIENE. Donne e consultori a Nordest

Con un saggio introduttivo di Anna Scattigno

A cura di Alfiero Boschiero e Nadia Olivieri