Con il nuovo anno è arrivata la notizia (sulla quale è già intervenuta Maura Cossutta, presidente della Casa internazionale delle donne), del superamento della delibera n. 140 del 2015 dichiarato dalla sindaca di Roma, Virgina Raggi e da Valentina Vivarelli, la nuova assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative, entrata nel suo staff a settembre 2020.

“La dichiarazione è avvenuta il 30 dicembre scorso mentre il Parlamento votava gli articoli nella legge di Bilancio sulla concessione in uso gratuito degli spazi di proprietà degli enti locali e di sostegno alle associazioni del terzo settore” sottolinea Irene Giacobbe (Power & Gender), specificando che se è vero che gli enti “possono proseguire le attività negli spazi attuali” anche in presenza di “concessioni scadute o non perfezionate” o di “morosità da sanare con rateizzazioni del canone”, o “in attesa di sentenze definitive sulla revoca di concessione” è anche vero che la nuova delibera della Raggi concede “18 mesi agli uffici comunali per verificare l’effettività delle attività sociali e culturali dichiarate dalle associazioni; tre anni al Comune per decidere in merito alle verifiche tecniche urbanistiche e catastali sugli immobili di sua proprietà” e, ricorda Giacobbe, “tre anni sono quelli che la legge finanziaria stabilisce come periodo minimo di attività associative per il riconoscimento e l’affidamento.”

A oggi, associazioni e APS sono custodi dei beni comunali in cui operano.

Nella nuova delibera è ribadita “la volontà della Sindaca di mettere a bando gli stessi immobili azzerando esperienze anche più che decennali nel territorio comunale.”

Nonostante questi contenuti, la nuova delibera capitolina è stata ritenuta “dalle destre capitoline guidate da Meloni e da De Priamo, una sanatoria per i centri sociali e una presa in giro per i romani.” Di contro, “il gruppo Pd afferma che né la delibera di Giunta, né il regolamento risolvono la questione dei canoni e dei Bandi. Dopo 5 anni la sindaca butta la palla in tribuna.” (Fonte: Affi, 7.1.2021)


La nota di Maura Cossutta

Una delibera bugiarda

La questione della gestione del patrimonio immobiliare pubblico è una grande questione politica per il futuro e la visione della città. Servirebbero scelte coraggiose, lungimiranti, politiche. Invece la sindaca Raggi ha partorito una delibera di Giunta che è una delibera bugiarda. Non risolve i problemi drammatici di questi anni, non cambia nulla rispetto alle cause di questa situazione, né dice nulla sul principio che sul patrimonio indisponibile destinato a finalità sociali e culturali il Comune di Roma non può e non deve fare cassa, nulla sul riconoscimento del valore di queste attività, che rappresentano per la comunità cittadina e l’Amministrazione dei beni comuni e quindi una ricchezza e non un costo. Una delibera che è di fatto un rinvio, è una dichiarazione di fallimento della sua politica. La Sindaca ammette infatti, con un atto ufficiale, che la politica portata avanti da anni dal Comune di Roma – e che la sua amministrazione ha continuato – non solo non è riuscita a portare ordine e legalità, e neppure a salvaguardare l’uso sociale del patrimonio pubblico della città, ma ha addirittura provocato il degrado di quei beni che il Comune ha tolto alle associazioni. Virginia Raggi non mette in discussione quella politica sbagliata, semplicemente prende tempo.

Ma soprattutto è una delibera bugiarda perché mentre dichiara che l’obiettivo è finalmente non procedere agli sgomberi, non costruisce coerentemente nessuna condizione affinché le associazioni, le realtà, le esperienze, gli spazi sociali interessati siano messi in grado di sopravvivere.

Mentre la Raggi rinvia, continuando a chiedere alle associazioni di svolgere i servizi, pagare le manutenzioni e il canone di affitto, le associazioni rischiano la sopravvivenza. Infatti la pandemia ha stravolto totalmente gli scenari e tutte le associazioni che gestiscono beni pubblici, che svolgono attività culturali, di ristorazione e di accoglienza, che offrono servizi sociali senza contributi pubblici, hanno visto drasticamente ridotte, se non annullate le proprie possibilità di finanziamento.

E questa è anche la situazione della Casa Internazionale delle donne e di tanti altri luoghi.

Ci aspettavamo che la sindaca rispettasse almeno il senso politico del voto del Parlamento, perché con questa ultima legge finanziaria il Parlamento ha espresso un chiaro riconoscimento politico del ruolo svolto dalla Casa Internazionale delle donne e da tutte le associazioni e da tutti i luoghi delle donne, soprattutto durante la drammatica epidemia covid, e ha esplicitamente affermato il diritto a usufruire di beni pubblici in comodato d’uso gratuito. Da parte della sindaca non c’è nulla. Nessuna assunzione di responsabilità politica, in coerenza con quel riconoscimento politico a livello nazionale. Neppure la previsione di ristori, che si danno alle imprese, o l’annullamento del canone, nello stesso modo in cui si sono annullate per le imprese le scadenze fiscali.

La Sindaca di Roma la chiama legalità, ma sta costruendo un deserto.


La lettera che la Casa ha indirizzato il 4 gennaio alla Sindaca