A Roma Il 5 Maggio dalle 9,30 presso lo spazio di Roma Eventi (Piazza di Spagna), Titti Di Salvo del dipartimento PD Mamme e Silvia Fregolent del Dipartimento PD pari opportunità e diritti civili. hanno promosso un momento di confronto dove interverranno Rado Fonda che parlerà su come hanno votato le donne il 4 marzo, Chiara Spinello dell’Università La Sapienza che interverrà mettendo a confronto leggi elettorali e parità di genere, Linda laura Sabbadini statisticea e editorialista della Stampa che affronterà i problemi legati al lavoro delle donne nel XXI secolo, ed Emiliana Alessandrucci presidente COLAP che approfondirà il tema che riguarda le donne e il lavoro autonomo. Il dibattito sarà coordinato dalla giornalista Silvana Mazzocchi.

Serena Santagata ricorda che il dibattito relativo alla presenza delle donne in politica è sempre più attuale. Al fine di analizzare tale questione, che richiede interventi concreti ma anche un vero e proprio cambiamento di mentalità e cultura, è bene partire da una premessa. In molti Stati, tra cui l ‘Italia, le donne hanno acquisito i diritti politici solamente nel corso del XX secolo. Ciò nonostante, tale riconoscimento appare più di forma che di sostanza, visto il perdurare in molti contesti della rappresentazione mentale secondo cui la politica non è “un affare da donne”.

Si consideri che la sotto-rappresentanza politica delle donne è un problema globale. La percentuale media mondiale dei membri donna nelle legislature nazionali si ferma infatti solo al 19%.

Da cosa deriva tutto ciò? Il dato si deve certamente a fattori di tipo culturale. L’Italia ad esempio,  per avere una ministra – la  prima della Repubblica – ha dovuto attendere fino al 1976 con l ‘ingresso di Tina Anselmi al Ministero del lavoro e previdenza sociale. Se non si persegue la parità, se uomini e donne non hanno le stesse opportunità in politica, la tanto declamata democrazia rimane esclusivamente una democrazia a metà.

Ancora, si ricordi che in Italia alle donne è stato riconosciuto il diritto al voto solo nel 1946: prima di allora erano di fatto, totalmente escluse dalla vita pubblica ed è paradossale che abbiano dovuto combattere per qualcosa che spettava loro di diritto, dalla nascita, al pari di un qualsiasi altro cittadino di sesso maschile.

Un discorso analogo vale per le tanto discusse quote rosa, la cui legge è solo del 2011, ovvero le quote minime di presenza femminile all’interno di organi elettivi perché la presenza femminile all’interno di amministrazioni pubbliche dovrebbe essere qualcosa di ovvio, così come ovvia è la presenza maschile.

Ciò deriva dal fatto che il ruolo politico della donna è stato sempre visto come qualcosa di passivo. Le donne sono troppo spesso chiamate in causa solo quando devono esprimere un voto. Ebbene, le donne sono sì, elettrici, ma devono anche avere la possibilità di essere elette.

Allora come cambiare questo stato di cose? È l’universo femminile in primis che deve promuovere il cambiamento, al fine di ottenere e mantenere un ruolo centrale in ogni settore. Il fatto che ci sia solo una donna a coordinare un circolo o a guidare una Nazione non deve essere considerato un evento eccezionale, ma una consuetudine, una realtà normale e consolidata.

Una donna deve sapere di poter essere protagonista della vita politica, della vita professionale, della vita sociale e della vita familiare, e deve poter aspirare a questo sin dall’infanzia, senza limite o preconcetto alcuno. Se si porterà avanti tutto ciò, la collettività intera ne risulterà certamente migliorata.

In definitiva per quale ragione ci vogliono più donne in politica? Per la qualità fondamentale propria di ogni donna: essere una amministratrice nata. Che si amministri il ménage familiare, un’azienda o un Paese intero, ogni donna ha le caratteristiche per farlo. Per sua natura ella è infatti portata ad occuparsi degli altri: le donne sono madri. E questo vuol dire, che per indole personale, tendono a mettere gli altri al primo posto, e di conseguenza sono più sensibili alle esigenze del cittadino, sono più concrete ed operative, risultando quindi di grande utilità per la cosa pubblica.

E vengono in mente, allora, le parole di Margaret Thatcher «in politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo. Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna».

 

Serena Santagata -Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro –  Università degli Studi di Bergamo