Le donne di Shakespeare le protagoniste e le loro interpreti

Le donne di Shakespeare le protagoniste e le loro interpreti

Caterina, Giulietta, Rosalinda, Viola, Ofelia, Cordelia, Desdemona, Lady Macbeth, Cleopatra, Miranda. I principali personaggi femminili di Shakespeare nell’esperienza delle migliori attrici che li hanno interpretati negli ultimi decenni.

La voce delle attrici ci reca l’universo creato dal Poeta: amore e potere, ferocia e innocenza, tenerezza e rancore, stupore e sgomento, erotismo e candore, passione e rimpianto… L’ambivalenza della Vita e della Morte. L’Umano. E il Teatro, il loro modo di intenderlo e praticarlo con Maestri, registi e compagni di scena: Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Massimo Castri, Gabriele Lavia, Umberto Orsini, Toni Servillo, Mario Martone, Antonio Latella, Ferdinando Bruni, Marco Carniti, Corrado D’Elia, Luigi Lo Cascio, Gianfranco Fiore, Andrea De Rosa, Mattia Fabris, Francesco Leschiera.

A seguire ogni intervista, una riflessione sugli aspetti del Femminile evocati da ciascun personaggio, con il pensiero di psicologi, sociologi, filosofi, scrittori, poeti, per offrire chiavi di lettura di una realtà complessa e in continuo mutamento.

Le donne di Shakespeare sono sempre in conflitto, esplicito o tacito, nei confronti del potere patriarcale: un vecchio padre autoritario, un marito dispotico, un principe tiranno, una comunità ottusa, una città divisa in fazioni, un ordine sociale, perfino la potenza d’un Impero… Nel postmoderno, invece, il rischio è di assoggettarsi alla libertà obbligatoria della gratificazione immediata indotta dalla tecnologia e dai beni di consumo, a sostituire le relazioni umane.

A ribellarsi a questo, tanto più feroce in quanto inconsapevole, condizionamento sociale, possono essere, ancora una volta, soprattutto le donne, riscoprendo il valore, oggi divenuto trasgressivo, della vulnerabilità: riconoscere il proprio bisogno dell’altro come condizione primaria per aprirsi agli altri. Un cambio di paradigma che potrebbe trascendere la dimensione privata per assurgere a sentire collettivo in opposizione radicale al modello sociale dominante.

A 400 anni dalla morte di Shakespeare, questo anelito di libertà invoca, ancora oggi, la voce delle sue creature.