Siamo determinate a far vivere la consultoria autogestita per donne
e a difendere l’esperienza dell’ambulatorio medico popolare. Invitiamo quindi tutte le donne a partecipare ai presidi contro la minaccia di sfratto
che si terranno la sera di lunedì 24 novembre dalle 20 e la mattina di martedì 25 novembre dalle 6 in via dei Transiti 28 a Milano (MM1 Pasteur).Il 4 novembre abbiamo voluto aprire la consultoria autogestita per donne nei
locali dell’ambulatorio medico popolare sotto sfratto.

{{L’abbiamo voluta aprire proprio lì per diverse ragioni}}:

– per rilanciare quello spazio, riconoscendo l’importanza di un’esperienza
autogestita e autofinanziata che da quasi 15 anni garantisce il diritto alla
salute a migliaia di donne e uomini migranti, dimostrando coi fatti che
dietro la negazione dei diritti sanitari per le/i migranti c’è una questione
politica e non, invece, un problema di ‘sicurezza’ come vorrebbero farci
credere le istituzioni;

– perché già mesi fa avevamo scelto quello spazio come sede del comitato
cittadino della campagna *Obiettiamo gli obiettori*;

– perché a fronte delle politiche sanitarie della Regione Sagrestia e del
governatore ciellino Formigoni che da anni chiudono i consultori pubblici
per spianare la strada ai profitti dei consultori privati accreditati –
spesso cattolici e antiabortisti – noi vogliamo ribadire l’importanza
dell’autodeterminazione delle donne in tutte le scelte di vita;

– perché ci teniamo molto a creare spazi di discussione e confronto con le
giovani donne e con le migranti sulle nostre sessualità e sui nostri
desideri al di fuori di moralismi religiosi e ingerenze maschili;

– perché crediamo che informazione, prevenzione e consapevolezza siano gli
strumenti migliori per non delegare al potere medico tutto ciò che riguarda
la nostra salute;

– perché per noi le pratiche femministe efficaci sono quelle che le donne
costruiscono insieme e non quelle elemosinate al ministero delle pari
opportunità che, tra l’altro, torna oggi a propinarci i valori
dio-patria-famiglia – dove in nome di dio si nega l’autodeterminazione delle
donne, in nome della patria si vuole sottomettere i nostri corpi alla
‘riproduzione della razza’, in nome della famiglia si nega una realtà che le
donne conoscono fin troppo bene sulla propria pelle: la famiglia massacra e
uccide.