Alla fine di gennaio, è stato approvato all’unanimità dalla Regione Lombardia il regolamento funerario che prevede funerali anche per i feti al di sotto delle venti settimane. Anticamera del riconoscimento di un qualche diritto? Di seguito il comunicato di denuncia dell’assemblea di Usciamo dal silenzio con l’invito a costruire un percorso di mobilitazione e di iniziativa.Accade in Lombardia, ma non è certo una vicenda locale da esaurire con qualche botta e risposta e scomparire dai giornali in un battibaleno.
Accade in Lombardia, ma ha un tale impatto simbolico e concreto sulla vita delle donne e significa per ciascuna di noi essere ricacciata indietro sulla strada faticosa che continuiamo ostinatamente a voler pecorrere.
Accade in Lombardia, terra formigoniana, ma stavolta accade con il voto dei consiglieri regionali di opposizione.

E così il {{nuovo regolamento funerario della Regione Lombardia}} fa obbligo al personale sanitario di porre alla donna che ha appena effettuato un’interruzione di gravidanza e al suo compagno la scelta tra un funerale privato del feto anche sotto le venti settimane e l’invio, curato dalla Asl, in una fossa comune.

{{Usciamo dal silenzio}} ne ha discusso lunedì sera in un laboratorio pieno di interventi e passioni: la colpevolizzazione, l’intimidazione che questo provvedimento porta con sè, ognuna di noi la sente come immediata e profonda offesa. Ci vogliono soggetti colpevoli e comunque soggetti minori: non possiamo non cogliere i nessi con ciò che sta accadendo, ancora una volta, sulla vicenda delle unioni civili, nella riproposizione costante di una subalternità intollerabile alle gerarchie cattoliche in tutti i temi che riguardano il nascere, il morire, le libere relazioni tra le persone. Quella che è stata la ragione d’essere di Usciamo dal silenzio, quello che ci ha portato in piazza il 14 gennaio, non tanto e non solo l’attacco alla 194, ma la messa in discussione della libertà femminile, si manifesta nella sua urgenza, e urgente ci appare decidere una pubblica strategia di risposta che non conosca timidezze anche rispetto al governo di centrosinistra.

Il prossimo appuntamento è l'{{assemblea del 13 febbraio (alle 21 alla Camera del Lavoro)}}, ma ci piacerebbe che questo nostro allarme trovasse risposte e proposte nella rete che in quest’anno ha continuato a lavorare.

Vi chiediamo dunque non solo di partecipare numerose all’assemblea, ma di coinvolgere le reti del “messaggio in bottiglia” di un anno fa, e di {{partecipare al dibattito sul sito www.usciamodalsilenzio.org}} , costruendo così insieme un percorso di iniziativa e di mobilitazione per rompere nuovamente il silenzio e dire con chiarezza che nel nostro paese c’è qualcuno che vuole contrastare la pericolosa deriva che la politica sta prendendo rispetto ai temi delle libertà individuali, della laicità dello stato e della libertà femminile.

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