Donne senza veline, è il percorso di Elisa Salvati tra le righe del giornale nato durante l’occupazione del Governo vecchio, il palazzo romano simbolo del femminismo anni Settanta. Il libro dimostra la crescente passione e l’inesausta attenzione dell’autrice per un tema che indaga un periodo rovente delle politiche, in Italia e fuori di essa, e fondante per il movimento femminista, al tempo declinato al singolare.

La ricerca, a ponte sul vecchio e sul nuovo, è stata perciò sostenuta dalla prof. ra {{Beatrice Pisa}}, docente di Storia delle donne all’università “Sapienza” e dal prof. {{Francesco Malgeri}}, storico dell’età contemporanea.

Da subito, si evincono la tensione intellettuale e l’emozione dell’autrice davanti alle pagine di “Quotidiano Donna” da cui sgorgano notizie, più di quelle attese, che investono il corpo, la salute, la sessualità, le relazioni tra donne e altri inusitati temi di riflessione.

Davanti alle mai facili e non lineari prese di posizione del movimento femminista, scopre, innanzitutto, {{un uso alternativo della stampa}}, un diverso dar voce alle idee e l’esistenza di un mondo multiforme che la redazione riflette ed è un riflesso.

All’epoca erano pochissime le giornaliste, mestiere rigorosamente maschile, e le poche normalmente relegate nei settori “moda”, “cucina”, “puericultura”. {{Fu la stampa femminista a permettere un cambio d’orizzonte,}} ad aprire le porte a tante donne che in essa individuarono, in primis, un agire politico e realizzarono una nuova identità dandosi nuove regole nell’approccio alle fonti, nella scrittura e nella circolarità tra chi scrive e chi legge.

Il secondo capitolo è tutto dedicato alla “{{coscienza del corpo}}”, alla “nuova legge sull’aborto che segna il futuro delle donne” e alle lotte contro gli attacchi alla legge 194.

Il terzo affronta{{ i temi “dell’onore e della violenza sulle donne”}} ripercorrendo con significativi sottotitoli le analisi che portarono alla Proposta di legge del Mld contro la violenza, di cui è pubblicato il testo, e ai progetti innovativi, alle discussioni in ogni sede, anche istituzionale, che accompagnarono e seguirono la raccolta di firme del Comitato promotore della legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale.
Una mobilitazione che non risparmiò critiche neppure al Parlamento e che ottenne solo dopo vent’anni di continue pressioni il passaggio, culturale prima che giuridico, della vittima di violenza dall’essere “morale” a essere “persona”.

Nel quarto capitolo, dedicato alle {{“Donne del mondo”}}, l’autrice affronta, in una prospettiva internazionale, lo sguardo “altro e oltre”, “la ricerca delle voci affini”, “gli incontri e i confronti” e analizza gli “Speciali 8 marzo”: l’ultimo, dell’8 marzo 1983, coincidente con l’ultima pubblicazione di “Quotidiano Donna”.

Si trattava di quattro pagine occupate di “Paese Sera”, “l’unico quotidiano a tiratura nazionale che ha accettato di fare da tramite al nostro bisogno di comunicare con le altre testate senza alcuna interferenza”. (E. Moroli)

In esse, a simbolo dell’apertura e anticipazione d’orizzonti, un’intervista di {{Grazia Centola }} alla biologa Rita Levi Montalcini; un articolo di {{Lina Mangiacapre}} sul cinema delle registe tedesche; un articolo di{{ Adele Cambria}} su una ricerca di Scienze statistiche della “Sapienza” sulla presenza delle donne nelle “stanze dei bottoni”.

Nell’intervista conclusiva,{{ Emanuela Moroli}}, direttrice di “Quotidiano donna” sostiene che la situazione economica e lavorativa di molte donne non sia di molto migliorata anche perché “disoccupazione e precariato non aiutano a essere coraggiose. Il diluvio di veline, poi, fa appannare i concetti di dignità e di stima di sé”.

A {{Elisa Salvati}} e alla sua minuziosa e appassionata ricerca, questi due concetti fondamentali non mancano.

– {{Elisa Salvati}}, {Donne senza veline}. {L’informazione e le sfide del movimento femminista attraverso le pagine di Quotidiano donna},
Roma, [Teseo Editore->http://www.teseoeditore.it/catalogo/scienzesociali.html], 2012.