Un rapporto effettuato nell’ambito della campagna mondiale
Mai più violenza sulle donne, Amnesty International afferma che due
terzi dei reati sessuali commessi in Ungheria sono compiuti da persone
note alle vittime. Ciò nonostante, pochi stupratori sono sottoposti a
processoIl diffuso pregiudizio, la {{mancanza d’azione da parte del governo}} e le
{{pecche del sistema giudiziario}} costituiscono ostacoli a volte
insormontabili per le donne che cercano di ottenere giustizia o un
risarcimento.

“{{All’interno dei confini della famiglia}}, lo stupro è una delle molte
forme di violenza cui le donne possono andare incontro innumerevoli volte
– ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia
Centrale di Amnesty International -. Lo stupro nelle relazioni intime è un
crimine. Lo stigma e lo scherno da parte della società, la mancanza di
fiducia nel sistema penale e nei servizi sanitari non devono impedire alle
vittime di ottenere giustizia”.

Lo stupro all’interno del matrimonio è previsto come reato dal codice
penale dal 1997. Tuttavia, la definizione di stupro prevede che {{la donna
debba dimostrare di aver opposto resistenza fisica}}, a prescindere dal
livello di violenza che puo’ aver subito. Questo dettaglio lascia prive di
protezione migliaia di donne all’interno delle proprie relazioni intime.

Un {{gran numero di casi non riesce a giungere a processo}} o a terminare con
una condanna, perché il reato non viene denunciato oppure {{la polizia non
identifica l’autore e archivia l’inchiesta come “falsa notizia”}}. Talvolta,
la vittima o i testimoni ritrattano le loro dichiarazioni o rinunciano,
sotto pressione, ad andare avanti per vie legali.

{{Le donne sono riluttanti a denunciare gli stupri}} perché temono che gli
autori, spesso loro parenti o ex partner, possano attaccarle ancora. La
{{procedura da seguire in caso di denuncia è umiliante}} e rischia di
scoraggiare ulteriormente le vittime. In molti casi, la polizia non svolge
un’indagine adeguata, ad esempio non interrogando le vittime e i loro
aggressori e non raccogliendo le prove in modo consono. Anche le indagini
di polizia sono spesso contraddistinte dal pregiudizio.

{{Nel corso delle udienze}}, di fronte ai loro aggressori, {{le donne}} devono
rivivere un’altra volta l’orrore della violenza sessuale e {{dimostrare la
propria innocenza}}. Devono contrastare l’atteggiamento del pubblico,
secondo il quale {{è accettabile che un marito costringa la propria moglie
a fare sesso}} ed {{è la donna a provocare lo stupro}}. Questo atteggiamento ha spinto una giudice a dichiarare ad Amnesty International che lei stessa sarebbe in dubbio se denunciare o meno uno stupro.

Lo stupro tra le mura domestiche è raramente oggetto di dibattito
pubblico. E’ difficile sentire una vittima parlare dei danni fisici e
psicologici che ha subito. Il numero degli studi su questo argomento è
decisamente scarso. Da un sondaggio realizzato nel 2006 è emerso che il
{{62 per cento degli intervistati non sapeva che lo stupro all’interno del
matrimonio fosse un reato}}.

“Il governo deve prendere l’iniziativa per spezzare questa cappa di
silenzio e di negazione nei confronti di una violazione dei diritti umani
che ha un impatto devastante sulla vita delle donne”.

{{Amnesty International chiede al governo ungherese di}}:

– {{assicurare cambiamenti legislativi}} che garantiscano l’accesso alla
giustizia;
– {{stabilire procedure standard}} e fare formazione a chi opera
professionalmente con le vittime di reati sessuali;
– {{istituire servizi per le vittime}} della violenza sessuale;
– {{svolgere ricerche e reperire dati}} che possano essere messi a
disposizione di coloro che prendono decisioni politiche;
– {{combattere attivamente il pregiudizio}} attraverso l’educazione pubblica.

{{{Dove trovare il rapporto}}}

Il rapporto {Hungary: Cries unheard: The failure to protect women from rape
and sexual violence in the home} è disponibile in inglese all’indirizzo:
[http://web.amnesty.org/library/index/engeur270022007->http://web.amnesty.org/library/index/engeur270022007]