Senza il Sole non c’è vita! Oggi ripeterlo è una banalità. Ma non certo per i nostri antichi progenitori che festeggiavano i cicli del sole e lo veneravano come un grande dio, capace di dominare con la sua luce le tenebre del dolore e della morte. Di fronte a una natura di cui ben poco si sapeva e da cui totalmente si dipendeva per le precarie condizioni di vita che i lunghi inverni rendevano ancor più incerte, proviamo ad immaginare lo sconcerto quando la luce solare tramontava sempre prima, lasciando spazio a tenebre sempre più lunghe.

Pensiamo alla paura, vedendo che il prezioso astro, in pieno inverno, per un giorno intero sembrava non doversi muovere più.

Di fronte all’inverno di quel solstizio ({{sole fermo}}), di cui noi oggi sappiamo tutto, l’umanità sentiva in pericolo la sua stessa vita.

Pertanto, quando il Sole riprendeva nuovamente la sua fase ascendente – che dura fino al solstizio d’estate dove si verifica il fenomeno inverso – l’evento era motivo di grande giubilo.
Finalmente tornava la speranza di vita: {{Elios aveva vinto le tenebre}}. E quel giorno era {{la grande festa della Nascita del Sole }} Invincibile. E così lo si celebrava in tutto l’impero romano anche quando il cristianesimo stava mettendo le proprie radici. Era il compleanno, il Natale del Sole Invincibile ({Dies Natalis Solis Invicti}).
Questo evento era festeggiato in tutto il mondo. Era {{Alban Arthuan}} (Rinascita del dio Sole) per i gallo-celtici, {{Yulè}} (Ruota dell’anno) per i germani, {{Jul}} (ruota solare) per gli scandinavi, {{Karatciun}} (giorno più corto) per i russi. E sono solo alcuni esempi tra le popolazioni indoeuropee.

Il Sole era insomma venerato da tutti, e non è un caso che i popoli del Mediterraneo,{{ tra il 25 dicembre e il 6 gennaio }} (quest’ultima era la data del solstizio secondo il computo egizio) celebrassero la nascita di un dio solare: {{in Egitto Horus-Ra}}, il figlio che Iside, la vergine dea lunare aveva concepito ridando vita alla divinità solare Osiride; {{in Babilonia e in Siria l’unico figlio della dea Ishtar, Tammuz,}} di cui i Greci importarono il culto, ne fecero l’amante di Afrodite e lo veneravano col nome di {{Adone}}, nato dalla corteccia del prezioso e profumato albero della Mirra (quella che i re Magi offriranno al bambino Gesù);{{ in Persia Mithra}}, il cui culto si diffuse in tutta l’Asia e in Europa; ma anche il tanto popolare{{ Dioniso greco}}, il cui nome compare già su una tavoletta micenea del XIII sec. Lo scrittore latino Macrobio scrive, che con le fattezze di un bambino nel Solstizio d’inverno lo si faceva nascere: «come un bambinello lo tirano fuori da una buia caverna … in quel giorno che è il più corto di tutti» ({Saturnalia,} I, 18).

Gli stessi cristiani, in principio, erano confusi con tutti gli altri adoratori di dei solari, tanto che Tertulliano sentiva il bisogno di sottolineare: sono in molti a ritenere che il Dio cristiano sia il Sole, questo perché noi preghiamo rivolti al Sole che sorge e perché in questo giorno siamo felici, ma per motivi completamenti diversi da quelli degli adoratori del Sole{ (Apologeticum}, 16, 9-11).

La festa cristiana era la Resurrezione del Cristo. Ma, visto che il “Natale del Sole” continuava a richiamare tanti fedeli, i vescovi nel terzo secolo cercarono di metabolizzarlo nel “{{Natale del Cristo}}”, festeggiandolo il 6 gennaio in Oriente, il 25 dicembre a Roma. Nel 337 papa Giulio I stabilirà per tutti il 25 dicembre.
{{
A Betlemme}}, s. Girolamo celebrava la nascita di Gesù, in quella che la tradizione cristiana vuole sia la grotta della Sacra Natività. Una grotta, come narra lo stesso s. Gerolamo, che aveva sentito i vagiti di Adone {(Epistulae}, 58, 3). Nel mito di Adone, divinità della rigenerazione della natura – e per questo considerato anche l’amante di Afrodite – si proiettava il desiderio che la terra desse abbondanza di grano, non facendo così mancare la possibilità di avere il cibo fondamentale: il pane. E {{Betlemme significa “casa del pane “}}. Quel pane (forse) che ancora oggi nel mistero eucaristico i cattolici evocano ingoiando il corpo del Cristo ({Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame.} -{ Giovanni}, 6, 35).

Cristo doveva essere considerato l’unico Dio e quindi preesistente ad ogni cosa: sole compreso. In questa prospettiva si era mosso già il Concilio di Nicea (325) quando dogmaticamente definiva Cristo Luce da Luce.

E a divulgarlo tra i fedeli, ci pensa il bellissimo poetico {{inno di s. Ambrogio,}} {Splendor paternae gloriae}, che chiama ad adorare dove Cristo Vero sole… principio aurorale, creatore della vita e guida d’ogni cosa (verusque sol… Aurora cursus provehit/ Aurora totus prodeat…).

Ma {{ancora nel V sec. i culti solari erano molto radicati a Roma}}, tanto che papa Leone Magno in un sermone natalizio così rimproverava i suoi fedeli: «È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani […] si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto. […] Infatti anche se intendono venerare il Creatore della luce leggiadra, e non la luce stessa che è una creatura, devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto pagano.» ({ Sermones}, XXVII, 4).

{{Mithra – Cristo}}

Il passaggio dalla tenebra alla luce, era celebrato anche nell’antichissimo culto di Mithra, importato a Roma dai legionari, divenne popolarissimo e rappresentò per il cristianesimo un formidabile concorrente.

A Roma tantissimi erano i mithrei: a s. Clemente, a palazzo Barberini, alle terme di Caracalla…, ma anche nei dintorni di Roma, come ad esempio a Sutri, o nel parco archeologico di Ostia antica, dove ne sono stati rinvenuti ben 12.

Come altre divinità solari e della fertilità della natura, {{Mithra era chiamato “il Sole invincibile”, “Il Salvatore”}}. Era ritenuto dio supremo, figlio del Sole, e Sole lui stesso, lo si rappresentava con un’aureola di raggi solari intorno alla testa, come avvenne poi anche per il Cristo.

Un mito raccontava che Mithra, per ordine di Elios avesse ucciso il toro dal cui corpo si generarono erbe e piante: dal midollo il grano, dal sangue la vite, ecc. Così, nella narrazione si univa alla forza vitale del sole quella della fertilità della terra.

{{Mithra nasce nel solstizio d’inverno}}, e proprio per simboleggiare il passaggio dalle tenebre alla luce viene al mondo in una grotta, altra analogia con il Cristo. Intorno all’altare circolare, simbolo del cielo con i suoi {{12 astri (12 erano i compagni di Mitra, così come 12 sono gli apostoli di Cristo)}} si svolgeva il pasto sacro consistente in pane, acqua, vino, a ricordo dell’ultima cena del dio prima della sua salita al cielo sul carro del Sole per ricongiungersi al Padre. Una cena e una salita al cielo che non può non farci pensare ancora al racconto del Gesù cristiano.

Sull’altare, dove il rito in onore di Mithra si officiava, era esposto {{un disco che ricordava il sole}}, da mostrare (ostensio) ai fedeli. Un’altra somiglianza col rituale cattolico, dove l’ostensorio, circondato dalla preziosa raggiera d’oro, e contenente “il corpo del Cristo”, durante la messa viene adorato. Ma anche altri sono gli usi che il cattolicesimo ha preso da questo dio venerato da ben 1500 prima della nascita di Cristo: il copricapo dei vescovi non si chiama forse ancora mitra? E il termine Pater – Padre, con cui si chiamava il primo sacerdote di Mithra, non si usa ancora per i sacerdoti e per il capo della Chiesa di Roma, il Papa? Ma anche stole, paramenti, incenso … e lo stesso uso di inchinarsi a mani giunte davanti all’ostensorio.

Nelle viscere della terra, sotto{{ la basilica di s. Clemente a Roma}} ci sono i resti di un antico tempio del dio. Questo mitreo, situato al terzo strato, allagato dall’acqua piovana che aveva formato un vero e proprio lago sotterraneo, è stato bonificato agli inizi del XX sec. Esso rappresenta{{ la grotta dove si voleva che fosse nato Mithra}}. Vi sono raffigurate le costellazioni, di cui le quattro più grandi sono le stagioni, che il sole col suo ciclo determina.

Sulla facciata frontale dell’altare è raffigurato Mithra mentre uccide il toro, e su quelle laterali, da un lato Caute con la torcia alzata: il sole nella sua fase ascendente, e dall’altro lato Cautopate con la torcia abbassata: il sole discendente.{{ Una mirabile figurazione trinitaria cosmica dunque: Mithra, Caute, Cautopate}}, che non può non ricordare, almeno per analogia, quella successiva della Trinità.

{ndr.} L’argomento è stato trattato dall’autrice in un più esaustivo saggio {Dalla mitologia pagana al culto dei santi}, pubblicato su “Lettera Internazionale” (numero doppio 73-74)

immagine: {Mithra}