Venerdì 27 ottobre alle ore 18.00 alla libreria Notebook dell’Auditorium Parco della Musica dove, in contemporanea con la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, Pedro Armocida, direttore della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, incontrerà Antonietta De Lillo per parlare del suo cinema in occasione dell’uscita in DVD dei suoi film editi da Cecchi Gori Entertainment in collaborazione con marechiarofilm.

 

 

Quest’anno Antonietta De Lillo ha  firmato   “Il signor Rotpeter” tratto dal racconto Una relazione per un’Accademia di Franz Kafka, è un mediometraggio  in cui resta apprezzabile la riflessione sul rapporto tra norma e diversità.

Il signor Rotpeter interpretato da Marina Confalone – 2017

 

 

Costruito interamente intorno all’esorbitante presenza scenica di Marina Confalone (interprete di una lunga stagione del cinema partenopeo, da Così parlo Bellavista a Incantesimo napoletano).  Rotpeter si comporta da uomo (ed è interpretato da una donna), ma non è uomo, non lo potrà mai essere e la sua peluria scimmiesca e il suo modo di vestirsi antiquato sottolineano ancor più il fondo di incomprensione nei confronti dell’indistinto universo umano.  segna il ritorno al cinema di Antonietta De Lillo, anche se nel formato del mediometraggio (il film dura 37 minuti). Presentato fuori concorso a Venezia 74.

 

 

 

 

 

Antonietta De Lillo consegue la laurea in Spettacolo al D.A.M.S. di Bologna. Lavora come giornalista pubblicista e fotografa per importanti quotidiani e settimanali. Si trasferisce a Roma dove presta la sua attività, in qualità di assistente operatore, a varie produzioni televisive e cinematografiche.

Nel 1985 dirige il suo primo lungometraggio Una casa in bilico, vincitore del Nastro d’Argento quale migliore opera prima; nel 1990 è al suo secondo film, Matilda, entrambi realizzati con Giorgio Magliulo.

Tra il 1992 e il 1999 firma numerosi documentari e video-ritratti, tra i quali selezionati e premiati in diversi festival internazionali: Angelo Novi fotografo di scena, La notte americana del Dr. Lucio Fulci, Ogni sedia ha il suo rumore, Promessi sposi.

Nel 1995 dirige I racconti di Vittoria, Premio Fedic alla 52ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nel 1997 Maruzzella, episodio del film I vesuviani e nel 2001 Non è giusto, presentato al 54º Festival del Cinema di Locarno.

Nel 2004 dirige il lungometraggio Il resto di niente, presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, film che ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi, tra cui un David di Donatello per il miglior costumista e le candidature per migliore attrice e migliore scenografia, e cinque candidature ai Nastri d’Argento.

Nel 2008 scrive e dirige il cortometraggio Art. 20 che fa parte del film collettivo All Human Rights for All (30 cortometraggi per i 30 articoli della Carta dei Diritti dell’Uomo).

Nel 2011 realizza con Marechiaro Film il primo film partecipato prodotto in Italia, Il pranzo di Natale, in qualità di ideatore e curatore del progetto, riunendo immagini amatoriali e video realizzati da professionisti. Il lavoro viene presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma.

Nel 2013 realizza il documentario La pazza della porta accanto, conversazione con Alda Merini che viene presentato al Torino Film Festival nella sezione E intanto in Italia. Il lavoro è realizzato a partire da un’intervista che la regista ha con la Merini nel 1995.

Nel 2014 realizza il documentario Let’s go che racconta la storia di Luca Musella, fotografo, operatore, scrittore, oggi esodato professionalmente ed emotivamente. Il documentario che viene presentato al Torino Film Festival nella sezione Diritti&Rovesci.

QUELLO CHE HANNO DETTO DI  ANTONIETTA DE LILLO

Marcello Garofalo  Il cinema di Antonietta De Lillo ha sempre evidenziato una forte individualità della visione, ma non ha mai smesso infatti di tener conto dell’oggettività delle cose perché non nasce da un bisogno “autoriale” ma dalla urgenza, dalla necessità di dire cose precise, servendosi di una tecnica; ha affidato perciò alla macchina da presa il compito di osservatore, ma ne ha resa umana l’azione; ha calato lo spettatore nello spettacolo, ma mantenendo sempre una distanza di sicurezza che le ha consentito un punto di vista particolare, assai lontano da quel tipo di cinema che mostra ricami intorno alla crisi del racconto e rischia intorno alla crisi del racconto e rischia di proporci la seduzione frigida di una metafisica del nulla; ha fatto sì che le tensioni del tempo trovassero la giusta negoziazione, che le ha rese oltre che visibili, vivibili.

Domenico Monetti  Se esiste un termine cinefilo capace di racchiudere – senza però imprigionare! – il cinema di Antonietta De Lillo è sicuramente quello di rosselliniano. L’intero corpus filmografico è infatti accomunato dall’inseguire, attraverso una padronanza e una multidisciplinarità di linguaggi, «lo splendore del vero». Ogni suo progetto (dai film partecipati ai ritratti non solo cinematografici, dai documentari neo-neorealisti al cinema di finzione e in tal senso risulta indimenticabile Il resto di niente per quella sobria messa in scena che non può non alludere a La presa del potere da parte di Luigi XIV) è una sorta di viaggio in questo paese mancato chiamato Italia.

Alberto Crespi  Antonietta De Lillo, in Il resto di niente, ha giocato la scommessa impossibile. Tra tutti i Rossellini a disposizione, ha scelto di cimentarsi con l’inimitabile. Il suo film è una messinscena della storia che chiaramente fa propria la lezione stilistica del film su Luigi XIV: la storia che si fa, attenzione, non teatro!, come potrebbe sembrare a uno sguardo superficiale, ma rituale, pantomima, dialettica.

Alberto Crespi  Antonietta De Lillo ha realizzato circa venti lavori […] Ciascuna di queste esperienze ha le proprie specificità; spesso entrano in gioco tecniche, linguaggi, generi diversi; ciascuna situazione possiede pure qualità differenti, ma ciò nonostante i singoli momenti formano una trama che fa sistema, e, nell’arco di quasi trent’anni, compone un’opera complessiva. Un’opera, vale a dire un insieme di singolarità che costruiscono, con uno stile che si vuole trasversale, un profilo d’insieme che riguarda l’impresa di una vita […] Al centro del disegno, per molti motivi, sta Il resto di niente (2004), ma anche quel lavoro non occupa uno spazio isolato e solitario, né vive strettamente di sé, perché anzi dialoga, magari anche per sfida, o per scarto, con gli altri film di De Lillo.