Per affrontare i problemi sempre più gravi del nostro tempo non servono altre basi, altri soldati, altre armi, occorre la co-responsabilità e la collaborazione internazionale, la solidarietà civile, fuori da ogni logica militare e di potere.{“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
(articolo 11 della Costituzione)}

Ripudiare la guerra significa non solo non fare guerre, ma anche non costruire, vendere e acquistare strumenti di guerra: né basi né armi.
La produzione e il commercio di armi, la costruzione e il mantenimento di basi militari, tutto questo ci riguarda come cittadine che non si rassegnano alle scelte di guerra, ma si impegnano per contribuire alla costruzione di una società giusta, solidale e di pace prefigurata dalla Costituzione.

Noi pensiamo che l’uso della violenza e la cultura delle armi siano le più assurde, le più stupide, le più crudeli attività che l’uomo abbia messo in campo nel corso della storia.
_ Per affrontare i problemi sempre più gravi del nostro tempo non servono altre basi, altri soldati, altre armi, occorre la co-responsabilità e la collaborazione internazionale, la solidarietà civile, fuori da ogni logica militare e di potere.

Non vogliamo essere complici del militarismo, ovunque si manifesti e in particolare nel nostro paese, con la concessione dell’aeroporto Dal Molin per una nuova base militare statunitense, la crescente militarizzazione della Campania (dal porto di Napoli alle basi militari, dalle fabbriche di armi alle discariche…), il magazzino di armi nucleari ad Aviano, il continuo aumento delle spese militari, la costruzione dei cacciabombardieri F35, la partecipazione a spedizioni militari camuffate da missioni di pace…

La militarizzazione del territorio non solo non ci dà, ma ci toglie sicurezza e libertà.
Per sentirci più sicure abbiamo bisogno in primo luogo di rispetto e di riconoscimento della nostra libertà, dignità e autodeterminazione. In secondo luogo è necessario costruire sul territorio dei rapporti che siano orientati alla reciproca conoscenza, alla convivenza e alla solidarietà, e riconoscere alle cittadine e ai cittadini il diritto a partecipare alle scelte che riguardano il proprio territorio.

Per questo le Donne in Nero [[Le Donne in Nero sono nate nel 1988 in Israele, quando donne ebree escono in strada a Gerusalemme per dire No all’Occupazione Israeliana dei Territori Palestinesi.
Nel 1991, durante le guerre nella ex Jugoslavia, Donne di Belgrado escono in strada per denunciare il loro governo che ha iniziato le guerre, il militarismo e la pulizia etnica, e dicono: NON IN MIO NOME. La Rete Internazionale di Donne in Nero si forma a partire dagli Incontri della Rete di Solidarietà tra Donne contro la guerra che si tengono in Serbia durante le guerre.
Il movimento si estende in molti paesi dei cinque continenti.
In Italia i primi gruppi si formano nel 1988.
Si forma così una Rete Internazionale che lavora per creare relazioni solidali con i movimenti civili che subiscono guerre o conflitti, essere megafono delle loro denunce, e rafforzare un impegno comune di fronte alle ingiustizie e violazioni dei Diritti umani.]] di: Alba, Bologna, Padova, Milano, Napoli, Novara, Ravenna, Schio, Torino, Udine, Verona sono scese lo scorso 7 novembre in piazza con le donne di Vicenza per dichiarare, insieme con loro, l’opposizione
alla costruzione della nuova base Dal Molin