Come si raccontano vent’anni di editoria femminista di un trimestrale autogestito in un paese come l’Italia, il cui ultimo lustro è stato quello (anche) del berlusconismo, della vittoria dei valori del liberismo e della fine della sinistra?

Forse provando a raccontare perché abbiamo scelto quattro temi per gli eventi pubblici, perché ne abbiamo condivisi due, (l’apertura e la chiusura) con Torino e Imola e come abbiamo concepito la mostra che per dieci giorni, dal 18 al 28 marzo 2015, ha spiegato Marea a Palazzo Ducale a Genova, mostra ed eventi che a breve saranno on line al sito della rivista e sui social.

I temi che abbiamo scelto di evidenziare per raccontarci sono quelli ai quali la rivista ha dedicato più attenzione nel corso della sua vita: la politica, la memoria, il sessismo, la laicità.

Politica: è sembrato ovvio invitare la prima femminista europarlamentare eletta in un partito femminista. Soraya Post, madre di origine rom e padre ebreo tedesco, è la prova che non solo un partito femminista è possibile, ma che è votabile anche dagli uomini, visto che in Svezia Feminist Initiative ha preso il 5,5 dei consensi. Post e Kristin Tran, giovane fondatrice del partito, hanno pacatamente spiegato che il femminismo è una visione politica per uomini e per donne, e che sono proprio le differenze tra le donne che possono, se unite, creare consenso per un nuovo modo di intendere il governo della società. Ha fatto loro eco Lorella Zanardo, scintilla iniziale dell’incendio che ha portato il disvelamento dell’abominio nel quale l’immagine e l’immaginario sul corpo delle donne erano caduti grazie alla tv spazzatura: Zanardo ha dichiarato di aver decisamente meno potere rispetto a quando stava fuori dall’Italia, ma ha anche ammesso di stare meglio rispetto alla pressione che comunque ancora oggi le donne subiscono nei luoghi di potere e di comando.

Né la sua presenza né quella di una europarlamentare davvero inedita hanno suscitato alcuna curiosità presso la stampa nazionale: sollecitati più e più volte i media non si son visti, e questo dà da pensare.

Memoria: a novantadue anni Lidia Menapace, una delle ultime resistenti nonché femminista e costituente ha regalato a chi era ad ascoltarla dei lucidi lampi di sapere e saggezza, stimolata a ragionare su alcune delle parole che hanno costellato i numeri di Marea. Lidia non sapeva quali parole avremmo a lei proposto, e ha incantato la platea con la sua fresca capacità di connettere vari campi della conoscenza all’impronta, senza un canovaccio preparato prima. Giusto per la cronaca stesso disinteresse mediatico per il secondo evento.

Sessismo: a poco più di trent’anni e a non più di venticinque le due autrici/attrici della web serie Sesso&calcio sono l’orgoglio delle femministe più attempate: hanno saputo con leggerezza e mai trivio o banalità parlare di sessismo usando la passione di una delle due: il calcio. Maria Beatrice Alonzi e Giorgia Mazzucato, un duetto perfettamente mixato di candore artistico, passione comunicativa e accorta imprenditorialità sono state un’oasi di intelligenza e umorismo, e un balsamo per le numerose ferite inferte da chi, persino all’interno dei movimenti, pensa che tutte le giovani donne siano ormai perdute e disinteressate al femminismo.

Laicità: è dal 2006, (anche se in modo non così approfondito già a Punto G nel 2001) che Marea rappresenta un presidio culturale e politico rispetto al tema della laicità. Terreno assai scivoloso, perchè se con facilità nei movimenti delle donne così come in quelli misti si critica il fondamentalismo cattolico, e in parte quello ebraico non così è per quello islamico. La ‘religione delle vittime’, con il suo portato devastante soprattutto nei confronti del corpo femminile, della libertà delle donne e la visione delle relazioni sociali e famigliari è faticosamente messa sotto accusa, e il timore principale è quello di essere accusati/e di connivenza con il razzismo o con l’islamofobia. “Your home is burning”, disse Marieme Helie Lucas, studiosa del Wluml (women living under muslim laws) e fondatrice del sito Siawi (secularism is a women issue): che la nostra casa bruciasse, e non ce ne accorgessimo, pensando che l’uso politico dell’islam non riguardasse l’Europa, è risultato chiaro molti anni dopo quell’affermazione, pronunciata nel 2006 in occasione dei tre giorni organizzati da Marea dal titolo La libertà delle donne è civiltà. Da allora in Europa si sono affermate due visioni antitetiche di approccio nel rapporto con la laicità: quella multiculturale (diffusa nel mondo anglosassone) e quella contraria al multiculturalismo (diffusa in Francia e in generale nei paesi del nord).

Che il multiculturalismo faccia male alle donne lo aveva capito nel 1998 Susan Moller Okin, che nel suo saggio dimostrava già allora che considerare i diritti fondamentali non universali e praticare il relativismo, come vuole la visione multiculturale, danneggia prima tra tutte le donne, perché sono proprio i diritti delle donne quelli travolti, negati e distrutti nell’alleanza tra patriarcato, integralismo religioso e destra politica.

Peccato che spesso sia anche la sinistra, come hanno argomentato a Genova, Torino e Imola la stessa Lucas, Maryam Namazie, Inna Schevchenko delle Femen e Nadia El Fani, regista tunisina di Laicitè inshallah, ad avallare questa posizione.

Per chi non ha potuto partecipare ai dieci giorni di eventi c’è la possibilità di rifarsi, almeno in parte, con le pillole video, audio e immagini al sito www.mareaonline.it , twitter, sulle pagine facebook di Marea e di Marea compie 20 anni e su Google plus.

Senza dimenticare che, per andare avanti, Marea ha bisogno di nuove abbonate e abbonati.