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Itaca. Il Ritorno.

È con l’immagine di Ulisse ferito, disteso sulla spiaggia dopo la terribile tempesta, che inizia Itaca- Il ritorno (Tit.or. The Return 2024) ultimo lungometraggio di Uberto Pasolini. Il corpo coperto di ferite non è quello dell’eroe che tutti conosciamo attraverso l’Odissea; l’Ulisse sopravvissuto alla tempesta è un uomo che ha combattuto, ucciso donne e bambini, ingannato e forse ha anche partecipato agli stupri come i suoi soldati.

Uberto Pasolini, regista sceneggiatore e produttore, mette in scena una rivisitazione terrena del  capolavoro di Omero dove non c’è posto per gli “dei”. Itaca-Il ritorno racconta il dramma di una famiglia separata dalla guerra, di un’isola alla deriva da venti anni per l’assenza del suo re e di un Ulisse stanco di guerre che suo malgrado deve fare giustizia dei Proci. Sullo sfondo di questa storia, c’è la complessità dei rapporti, le brutture delle guerre e le devastazioni psicologiche che porta ciascun conflitto.

“Avresti amato l’uomo che sono diventato?” si chiede e chiede a Penelope Ulisse dopo la carneficina dei Proci, consapevole di avere dentro di sé il vuoto della sua/altrui umanità violata.

Penelope, la regina fedele dell’Odissea che inganna i Proci con una tela tessuta di giorno e sfilata di notte perché duri fino al ritorno del suo sposo, nel film di Uberto Pasolini è una donna moderna. Ribelle, arrabbiata con quel marito che per dieci anni è stato in guerra ed altri dieci ha dimenticato la sua famiglia, inorridita per lo spargimento di sangue che segna il suo ritorno e, forse, innamorata di Antinoo, il più sensibile dei Proci. Penelope, a differenza di Ulisse che desidera seppellire il passato, vuole ricordare le “guerre” vissute da entrambi nella lontananza per ri-cominciare. Il perdono di sé e dell’altro è sullo sfondo di questo film come atto necessario che nutre la vita.

Intorno a Penelope e Ulisse, Uberto Pasolini tratteggia con rapide pennellate la delusione o la rabbia di chi ha sofferto nell’attesa e ora si trova di fronte un sopravvissuto. Nella scena del “riscatto” di Ulisse, Telemaco vorrebbe provare a tendere il famoso arco, che i Proci hanno inutilmente cercato di piegare, e scoccare una freccia attraverso dodici anelli. Non ha fiducia nel padre vestito da mendicante che ha osservato la gara in silenzio e che alla fine, tra la derisione dei Proci, ha chiesto di sottoporsi alla prova. Interviene la “nuova” Penelope riportando Telemaco alla certezza di un padre che saprà farsi valere ma anche sottraendo il figlio alla fantasia mortifera di essere più “potente” del padre. Non a caso la dimensione simbolica dell’isola impone a ciascun personaggio di “ritornare in sè”.

Uberto Pasolini, autore di un’altra storia straordinaria, Still Life (2013), lascia che ciascun personaggio de Il ritorno racconti la sua umanità. Ralph Fiennes (Ulisse) e Juliette Binoche (Penelope) sono i magnifici interpreti del film. Accanto a loro, Marwan Kenzari (Antinoo) Angela Molina (Euriclea) Claudio Santamaria (Eumeo) Charlie Plummer (Telemaco).