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Speciale “50 anni dall’occupazione femminista del Governo Vecchio”

In occasione del 50° dell’occupazione di GOVERNO VECCHIO (2 ottobre 1976 – 2 ottobre 2026), proponiamo una serie di interviste – in parte tratte da nostre edizioni cartacee e in altra dal nostro canale YouTube – che riteniamo di grande interesse e capaci di una narrazione tanto veritiera quanto alternativa, poiché parlano in prima persona della loro esperienza femminista, politica e affettiva – donne di grande passione politica e generoso attivismo, femminista e lesbofemminista, romano e non solo, che hanno dato apporti sostanziali di approfondimento, confronto e scambio di saperi.  

Protagoniste di un tempo in cui il dibattito, sebbene acceso, e le diversità di opinioni e di scelte, erano nell’alveo del reciproco riconoscimento e di quella confluenza con donne di altre esperienze e delle istituzioni che portò al Patto tra donne nella trattativa con il Comune di Roma, Sindaco Vetere, per il cambio di sede dal Governo Vecchio all’ex complesso del Buon Pastore alla Lungara (delibera n. 6325 del 5/8/1983).

È una narrazione sincera, iscritta nella consegna transgenerazionale di un’esperienza che sul piano individuale e collettivo fu profonda e trasformante, patrimonio comune di quegli anni e di quegli eventi.

Del percorso inerente l’odierna Casa internazionale delle donne, che comportò un’ulteriore occupazione e la creazione di altri soggetti plurimi a fronte di un ulteriore Patto tra donne, parleremo in altra occasione, cadendone l’anniversario nell’aprile del 2027. 

 

Del Buon Pastore si parla nel video  La città della Dea Perenna, parte II.

GOVERNO VECCHIO (Palazzo Nardini, già sede del Bargello quindi legato a un simbolico di potere civile, al maschile, e clericale nell’ex Stato della Chiesa), fu occupato dal Movimento di Liberazione della Donna (MLD). L’immediato ribaltamento del simbolico, il cambio di sguardo e di attese verso il mondo e verso le donne – messe al centro di una storia che le aveva sempre viste, anche nell’eccellenza, seconde – avviò modificazioni relazionali e sociali che investirono l’intera città e la popolazione italiana chiamata a riformare il Codice di famiglia, a scegliere politiche laiche, esprimersi nei referendum sull’aborto e sul divorzio. L’MLD, insieme al Collettivo Pompeo Magno – di particolare apporto immaginifico nel Movimento Femminista Romano – e tante altre realtà, resero l’occupazione del Governo Vecchio un’esperienza coinvolgente e sconvolgente che segnò la sfera privata e pubblica.

Alle interviste sul GOVERNO VECCHIO a tre donne d’indiscussa referenzialità, purtroppo scomparse – LILIANA INGARGIOLA (MLD), EDDA BILLI (Collettivo Pompeo Magno) e MARINA PIVETTA (nostra indimenticata direttora), visibili sul canale YouTube della nostra associazione, playlist dedicata al docufilm  La città della Dea Perenna (1995)  e riportate nell’omonimo libro di Maria Paola Fiorensoli, partecipe di quella storia, s’accompagnano sue nuove interviste su YouTube, a BEATRICE PISA (MLD), PAOLA MASTRANGELI (Collettivo Pompeo Magno), VITTORA TOLA (UDI),  RAFFAELLA MORELLI (“QUOTIDIANO DONNA”), IRENE CAPITELLI (Collettivo “Maria Rosa è minorenne”).

QUI e QUI è possibile leggere/scaricare il testo delle interviste a Liliana Ingargiola e Edda Billi.

 

Il giornale settimanale, autonomo e autogestito “QUOTIDIANO DONNA” (8 maggio 1978 – 8 marzo 1982), diretto da EMANUELA MOROLI e prodotto dal COLLETTIVO REDAZIONALE partecipava all’occupazione di Governo Vecchio. Un’esperienza movimentista e giornalistica unica per politiche gestionali e informative e per l’apporto dato alle lotte movimentiste e refendarie.  

QUI  la raccolta di alcune prime pagine di “Quotidiano Donna”

“Quotidiano Donna” nel Governo Vecchio, alcune prime pagine

 Locandina della mostra “IO SONO MIA – Casa della donna di Via del Governo Vecchio”.

La mostra è stata realizzata nella Casa internazionale delle donne (Via della Lungara 19), il 14 dicembre 2006, con materiali delle fotografe femministe Luisa di Gaetano, Gabriella Mercadini, Franca Zacchei, Valeria Papetti, Marzia Bollati, Giulia Sarchiola e con manifesti d’epoca conservati in Archivia-archivi, biblioteche e centri di documentazione delle donne; nell’occasione è stato proiettato il video di Irene Iorno sull’arte femminista parietale del Governo Vecchio.

Il video, già proiettato alla Casa internazionale delle donne (4 – 18 marzo 2006) (il link qui sotto), durante l’omonima mostra fotografica “NESSUNA CHE IO CONOSCA…interni e arte femminista del Governo Vecchio”, di IRENE IORNO,  ha per testo “Un po’ per celia e un po’ per non morire” di MANUELA FRAIRE. (Progetto grafico di Sofia Quaroni, organizzazione il Paese delle Donne e Zora Neale Hurston, produzione Il Paese delle Donne 2006). Irene Iorno ha fotografato i “muri” di Governo Vecchio, in cui era entrata da bambina, con la madre, Maria Paola Fiorensoli, del Collettivo del Prenestino che aderiva all’occupazione del Governo Vecchio. Un’esperienza individuale e artistica molto forte, condivisa in quella giornata, con Liliana Ingargiola, Emanuela Moroli, Edda Billi. Nell’occasione, una regista tedesca girò un filmato di cui non si dispone.

La nostra Associazione ebbe il permesso dal Comune di Roma di fotografare i muri di Governo Vecchio, chiuso da decenni, per mantenerne la testimonianza artistica la vigilia della sua sparizione sotto l’imbiancatura prevista dal restauro.

Il recupero di un patrimonio così prezioso fu possibile poiché, durante la produzione del docufilm, cercammo di rintracciare l’archivio di “Quotidiano Donna”, trovandolo bruciato e disperso benché fosse stato lasciato in un armadio blindato e ne denunciammo l’atto vandalico alla Polizia.

Di qui l’occasione “restitutoria” data a “Il Paese delle Donne”, per volontà di Emanuela Moroli e di Marina Pivetta (al tempo, nostra Direttora Responsabile e già nella redazione di “Quotidiano Donna”); un passaggio di testimone simbolico, amicale, di sorellanza femminista tra le due uniche testate settimanali, autonome, autogestite, autofinanziate che il femminismo romano abbia prodotto, a diffusione nazionale per abbonamento o vendita diretta, entrambe collegate alle politiche delle donne.

Articolo di Maria Paola Fiorensoli tratto da“Il foglio de Il Paese delle donne”, “Speciale Pdd 40anni/25 anni del Premio”, n. 2, 1 ottobre 2024, XXXVII, p. 70)

La mostra Nessuna che io conosca, interni e arte femminista nel Governo Vecchio, con proiezione del CD promossa dal 4 al 9 marzo 2006 alla Lungara dal Paese delle Donne e da Zora Neale Hurston, è un percorso di particolare intensità, in linea con l’evento che l’ha motivato e che penso debba essere narrato: la distruzione, per mano ignota, del mobile blindato che conservava i materiali redazionali e l’archivio fotografico di “Quotidiano Donna”, il giornale femminista a Governo Vecchio, palazzo Nardini. Nel lasciarlo, nel 1983, per l’ex Buon Pastore, Emanuela Moroli, già Direttora, tenne una delle tre chiavi occorrenti ma nel 2006, non era ancora stato riaperto.

Ripreso il discorso con Emanuela, iniziato mentre facevo ricerche per miei testi, scoprimmo con orrore che il mobile era stato portato in cortile e bruciate “le cartacce”.

Denunciai il vandalismo alla Polizia con gesto utopico ma che andò bene: grazie all’ascendenza giornalistica femminista di Marina Pivetta, già redattrice di “Quotidiano Donna”, da presidente de “il Paese delle Donne” ottenni un parziale risarcimento dal Comune: una giornata, a brevissimo, per fotografare e filmare i muri.

La ditta incaricata mostrò sensibilità, ci seguì ovunque nel cantiere aiutandoci a staccare cartoni e scritte e targhe depositati poi nel Fondo del Paese delle donne, in Archivia (es. il cartone Lisistrata).

Con mia figlia Irene, già con esperienza di fotografia artistica, con Mila Corvino, già con me in Archivia e con una regista tedesca che si era offerta, passando in redazione (ma di quel filmato non abbiamo disponibilità), non lasciammo un centimetro senza immagine. Si affacciò Liliana Ingargiola, poi Linda Ingafù, Edda Billi, altre….ma il dolore di quel posto ingessato da tubature e lastre di ferro era tanto, troppi pensieri.

Emanuela ne soffrì particolarmente, si sedette al centro del cortile e non resistette fino a sera. Riversammo il tutto in un cd, su disegno grafico di Sofia Quaroni, che da sempre cura la produzione del Paese, e con Maria Palazzesi, amica di Manuela Fraire, organizzammo la mostra di Irene, cui Maria tenne moltissimo, intitolata come il testo che Fraire aveva pubblicato e che lesse e commentò, in Il mio segno la mia parola: rabbia, amore, confessioni, appuntamenti, disegni nella casa della donna in via del Governo Vecchio, a cura di Valeria Moretti e Marina Pivetta (Edizioni “Quotidiano Donna” suppl. al n. 20 di “Quotidiano Donna” del 19/5/1979).

Un’emozione grande per tutte quella caccia al disegno, al frammento e anche una condivisione particolare, se posso, tra madre e figlia, e di lei stessa, Irene, entrata giovane adulta in un luogo in cui, bambina, aveva seguito sua madre.

La storia di genere è circolare, transgenerazionale e se qualcosa rimane è sempre importante.

Quel giorno, abbiamo riconsegnato.

È evidente che la mostra nei locali dell’ex Buon pastore dove Maria, con esperienza di Librerie delle donne, allestiva quella di Zora Neale Hurston, rientrò nell’indimenticabile.

Il Paese stampò molti manifesti con le belle foto di Irene e dopo di noi la  ditta si fece il suo giro e la sua mostra, comunale, ed è il suo, non il nostro, il grande manifesto sulle scale alla Lungara.

In quel luogo, tutto va interpretato.

Uno dei più commoventi sguardi di Irene sui brandelli di storia di genere bruciacchiati fu quello usato, con suo permesso di fotografa, da Archivia, per il depliant 1945-2005, Roma città delle donne, La trasformazione della società civile a Roma e nel Lazio in 60 anni di immagini, realizzato insieme alla Fondazione Roma.

Vederlo mi dà ancora i brividi. Tra i festeggiamenti di questo biennio così speciale per “il Paese delle Donne”, quelle fotografie e la proiezione di quel CD non potranno mancare.

Foto della mostra (ph. Irene Iorno)

Gallery fotografica “Governo Vecchio” (associazione Paese delle donne, foto di Irene Iorno)