È uscito il 18 febbraio il nuovo romanzo di Serena Dandini, il racconto dell’educazione sentimentale, politica, sessuale di un’adolescente nella Roma della seconda metà degli anni Sessanta, un romanzo sulla giovinezza di Sara Mei, stanca di essere una bambina e di quella terra di mezzo del ginnasio, su cui è appena approdata. Sulle sue esperienze e sulla sua formazione incombe il 1969.Un anno incredibile, il 1969. Per il mondo è l’anno dello sbarco sulla luna, per Sara quello in cui si scopre grande, per una generazione, la sua, quello in cui le illusioni si sbriciolano nel fragore di una bomba. «Ci vuole una discreta tempra e tanto coraggio per fare una rivoluzione e io, per quanto mi fingessi spavalda, non mi sentivo all’altezza. Ero un po’ vigliacca e molto ignorante, ma almeno non ero piú sola. Lola mi stava abbracciando e il suo profumo che sapeva di spezie orientali (mi pare si chiamasse patchouli) lentamente mi rianimava. L’amicizia è piú potente dell’amore. L’amicizia guarisce e salva e ti assegna un posto nel mondo. E anche se io ero stonata come una campana non se ne sarebbe accorto nessuno perché le mie amiche avrebbero cantato in coro con me. Non c’erano piú solo loro adesso, eravamo diventate noi».
Serena Dandini, C’era la luna (Einaudi Stile Libero, pp.216, in libreria dal 18 febbraio)
È del 2024 la pubblicazione, per la prima volta in italiano, con la traduzione di Simona Bauzullo del diario di viaggio di Isabel Burton. Il libro racconta il viaggio verso l’India che nel 1879 Isabel Burton (1831 -1896) intraprese con il marito, il celebre esploratore Richard Francis Burton, scopritore delle sorgenti del Nilo. Messa in ombra dalla fama del marito, Isabel Burton visse con lui per diversi anni a Trieste e, sempre insieme a lui, tradusse in inglese per la prima volta Le mille e una notte.
Il suo diario di viaggio ci offre un punto di vista e un linguaggio inediti sui paesi attraversati nella lunga rotta verso l’India – Europa, Egitto, Arabia -. Non è solo un racconto di viaggio, ma una fonte interessante per analizzare le scritture femminili dell’età vittoriana.
Isabel Burton, Verso l’India. 1879 Traduzione di Simona Bauzullo, LdM Press 2024, 180 pp.
È uscito il 13 febbraio, per le Edizioni Le Assassine, nella traduzione di Paola De Camillis Thomas, il thriller di Jean Potts Due brave sorelle. È la storia delle sorelle Marcia e Lucy e del loro goffo progetto, mai effettivamente realizzato, di uccidere il padre – un tirannico medico newyorkese – per non perdere la casa di famiglia. La storia si sviluppa in un crescendo di ossessioni, stupidi errori, sospetti e paure ingiustificate. Come leggiamo nella prefazione di Letizia Vicidomini: come un’entomologa, l’autrice è «impegnata a sezionare come insetti le due protagoniste della storia. Il loro animo, intendo, i moti vorticosi del desiderio che può diventare letale anche quando non soddisfatto. Forse soprattutto in quei casi, in risposta al motto che predica “attento a ciò che desideri, perché potrebbe realizzarsi” e – aggiungo io – questo potrebbe non piacerti.» La casa può essere infatti il luogo più spaventoso di tutti, ha scritto Melissa Edmundson nella sua recensione al libro sul Guardian, e Jean Potts, nata nel 1910 e morta nel 1999, ha trovato il linguaggio giusto per raccontare questo orrore.
Jean Potts, Due brave sorelle, Traduzione di Paola De Camillis Thomas e prefazione di Letizia Vicidomini, Edizioni Le Assassine, pag. 244.
Tra i titoli che Feltrinelli ha riproposto in occasione del 70° anniversario della casa editrice troviamo, in libreria dall’11 febbraio, L’opera al nero di Marguerite Yourcenar, capolavoro che conta a oggi quarantasei riedizioni. Gli anni in cui questo libro vede la luce sono pieni di movimento: Fidel Castro ha da poco consegnato a Giangiacomo Feltrinelli i manoscritti del Diario del Che in Bolivia e le rivolte sessantottine sono tutt’altro che un ricordo. Perché allora pubblicare un romanzo ambientato agli inizi del Cinquecento? Per trovare una risposta bisogna immaginarsi lì, a scoprire tra le pagine di Yourcenar un protagonista di straordinaria modernità. Filosofo, medico e alchimista che fa della lettura uno strumento per liberarsi dall’ignoranza anche a costo di cadere nell’eresia, Zenone si porta dentro una carica rivoluzionaria indomabile. Attraverso Zenone seguiamo una lenta caduta degli idoli, e nel suo rifiuto di tutto ciò che è imposto, solido, istituzionale non possiamo che rivedere lo spirito di quanti si sono impegnati per creare un cambiamento nel mondo, trasformare le coscienze e far brillare ciò che prima era opaco. «Chi sarà tanto insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?» In questa domanda le premesse di un’opera straordinaria.
Marguerite Yourcenar, L’opera al nero, Traduzione di Marcello Mongardo, Feltrinelli editore, Collana UE70 Settant’anni di storie e idee, pp. 336
A fine febbraio 2025 è stato pubblicato il libro di Elisabetta Zamarchi Dis-fare le parole. Per un Ethos di filosofia pratica.
Elisabetta Zamarchi, filosofa di formazione fenomenologica e consulente filosofica, vive e opera a Verona, nel Veneto, in Lombardia, a Napoli e a Roma. E’ stata tra le fondatrici della comunità filosofica di Diotima, negli anni Ottanta, presso l’ateneo di Verona. È socia, in quanto filosofa, di ALIPSI, associazione lacaniana italiana di psicoanalisi.
Dalla descrizione: “Il volume mostra quale ruolo può avere oggi una pratica, quale la consulenza filosofica, che è qui intesa come una cura per la trasformazione del linguaggio, come un’attività volta a educare a pensare e a capire che cosa si dice. Attraverso un viaggio nel logos filosofico, il testo fa apparire come il nostro parlare sia spesso segnato da un deficit di comprensione che limita o distorce il modo di significare la realtà. Poiché le parole sono uno strumento per rappresentare noi stessi e il mondo, il linguaggio ha una doppia valenza: ci aiuta a comprendere ma può anche diventare un ostacolo a tale comprensione. E tanto più oggi a causa dell’uso massiccio dei dispositivi digitali attraverso cui ci informiamo e comunichiamo. Le parole sono “fatti”: imparare a usarle consapevolmente è un “esercizio di esistenza”, una possibile strategia per affrontare le sfide del presente, affinché si possa contribuire, anche singolarmente, a costruire un futuro a misura umana e non disumanizzante.
Elisabetta Zamarchi, Dis-fare le parole. Per un Ethos di filosofia pratica, Pragma Society Books, 2025, pp. 152