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SegnaLibro di agosto

Rebecca non si è sposata, non ha avuto figli e oggi combatte una malattia dura; Beatrice ha visto sfiorire il matrimonio; Irene difende ogni giorno la propria carriera di scrittrice. Tre donne arrivate «fuori tempo» rispetto a ciò che il mondo si aspettava da loro, tenute insieme da un’amicizia lunga una vita e da un progetto comune — un’agenzia di comunicazione tra Verona e Milano — che diventa la metafora del romanzo: rimettere insieme i pezzi e farne qualcosa di vivo.

Dopo l’esordio Avevamo capelli lunghi (2024), Francesca Cheyenne Roveda torna con una storia di ricominciamenti che alterna ironia e dramma, e fa dell’amicizia femminile una forza narrativa. La sua tesi più bella la dichiara quasi sottovoce: costruire un futuro «secondo regole proprie», perché non è mai troppo tardi.

Francesca Cheyenne Roveda, Torneremo ad avere capelli lunghi, Mursia, 168 pagine, In libreria dal 13 luglio 2026

Molto prima della Carmilla di Le Fanu, e mezzo secolo prima del Dracula di Stoker, la letteratura gotica europea aveva già dato forma a una vampira. È lei la protagonista di questo romanzo del 1825, riscoperto di recente e ora presentato per la prima volta in traduzione integrale italiana: uno dei più antichi testi sul vampirismo in lingua francese in cui a tornare dal regno dei morti è una donna.

Siamo nel 1815: il colonnello Édouard Delmont lascia Parigi e si rifugia con la famiglia in un castello isolato del Lauragais, convinto di lasciarsi alle spalle il passato. Ma quando la misteriosa Alinska, giovane ungherese bella ed enigmatica, si stabilisce nei pressi del maniero, sulla quiete dei Delmont si allunga un’ombra soprannaturale fatta di eventi inquietanti e lutti. Alinska, però, non è una semplice predatrice: è lo strumento di una vendetta superiore, vittima più che carnefice di un patto ultraterreno siglato col sangue che nemmeno lei può spezzare.

Nato sull’onda del successo francese de Il Vampiro di Polidori, il romanzo del barone de Lamothe-Langon inaugura la collana Redivivi di Oblivium Edizioni — nuovo marchio dedicato al gotico e al weird — nell’edizione curata da Enrico De Luca, con le illustrazioni di Massimiliano Modica.

Étienne de Lamothe-Langon, La Vampira ossia La Vergine d’Ungheria (a cura di Enrico De Luca, ill. Massimiliano Modica), Oblivium Edizioni, coll. Redivivi, 348 pagine. In libreria dal 4 settembre 2026

Arabella Stuart, Jane Grey, Isabella di Morra, Maria d’Avalos: nomi che a molti non dicono nulla, e dietro ognuno una vicenda di ingiustizia e passione che la storiografia ufficiale ha rimosso. Giorgio Podestà sceglie come chiave metaforica il Canto delle dame, l’ensemble “segreto” di musiciste voluto dal duca di Ferrara — qualcosa che non sarebbe dovuto esistere, e invece esistette — e attorno a quella sfida al pregiudizio costruisce dieci ritratti in bilico tra narrazione letteraria e recupero storico.

Il “nero” del titolo è quello di storie che grondano sangue e amarezza, ma anche consapevolezza e orgoglio. Ciò che a queste donne è mancato, ricorda Valeria Palumbo nella prefazione, è stata proprio la voce: qui Podestà gliela restituisce, e lo fa attraverso il linguaggio della musica, il territorio in cui tante — nonostante ogni divieto — hanno espresso talento, aspirazioni e dolori. Un libro che non si limita a raccontare: restituisce dignità.

Giorgio Podestà, Concerto in nero. Dieci voci di donne del Rinascimento (pref. Valeria Palumbo, ill. Roberto Pasqua), Graphe.it, 78 pagine. In libreria dal 26 settembre 2026

La bicicletta come laboratorio politico: un luogo dove i corpi trasformano la strada. Da questa idea nasce il libro di Agnese Gentilini e Giulia Vinciguerra, un saggio che ripensa il ciclismo oltre la cultura della performance e della competizione, per restituire alla bici il suo potenziale di pratica collettiva e trasformativa.

Il filo lo apre Alfonsina Strada, prima e unica donna ad aver corso, nel 1924, il Giro d’Italia maschile: la sua sola presenza bastò a incrinare l’idea che le due ruote fossero uno spazio riservato agli uomini. A un secolo di distanza, Bikeboobs si chiede cosa significhi oggi continuare a percorrere quella strada — ed è insieme una riflessione sul diritto di muoversi, sul rapporto tra corpi e spazio pubblico, sul tempo, sulla cura e sulle pratiche collettive di libertà.

Agnese Gentilini, Giulia Vinciguerra, Bikeboobs. Guida al ciclismo come pratica femminista (pref. Giulia Siviero), Ed.le plurali. In libreria dal 16 settembre.