Migliaia di giovani accampati a Plaza del sol a Madrid dallo scorso 15 maggio e poi in altre piazze del Paese denunciano il sistema politico dominato dai grandi partiti e reclamano una maggiore giustizia sociale. Ma la lettura di un manifesto femminista è ancora difficile da accettare. Dal blog lkstro.com di Carmen Castro e dalla rivista femminista on line laindipendent.cat riprendiamo queste due riflessioni..Scrive nel suo [Blog Carmen Castro->http://www.lkstro.com]:

“Attraverso i social network stanno circolando notizie inquietanti.
Risulta che alcuni “rivoluzionari e rivoluzionarie” hanno [fischiato un gruppo di compagne femministe->http://www.caladona.org/termomix/archives/4354] che stavano dispiegando uno striscione su cui era scritto “la rivoluzione sarà femminista o non sarà”.

A quanto pare c’è chi resiste a capire che non è possibile proporre una democrazia reale che non includa la metà della popolazione e che non integri la prospettiva femminista nel processo di trasformazione sociale.

Le ramificazioni del patriarcato persistono incluso tre coloro che affermano di agire in nome dello spirito rivoluzionario: questo è quanto appare quando qualcuno si rifiuta di riconoscere che l’eguaglianza tra donne e uomini è un valore essenziale nel cambio del modello della società, quando non si rispettano i diritti delle donne, quando si rende invisibile nel linguaggio e nella partecipazione metà della popolazione, quando si insulta e si disprezzano le donne con barzellette o scherzi che le rendono oggetti sessuali … questo non è spirito rivoluzionario, bensì tenere il gioco al patriarcato. La stessa merda.
_ La storia è piena di esempi di come la rivoluzione ha schiacciato la rivoluzione delle donne. La pazienza femminista ha un limite!
_ E non ha senso continuare a sperare che arrivi il turno dell’eguaglianza.
_ La rivoluzione sarà femminista o non sarà.

Comunque oggi (20 maggio N.d.t.) si è potuto leggere finalmente in #acampadasol il

{{{Manifesto femminista per l’Assemblea cittadina della Puerta del Sol:}}}

Stiamo in piazza perchè

– Vogliamo una società che metta al centro le persone e non i mercati. Per questo rivendichiamo: servizi pubblici gratuiti e vitali come l’educazione e la salute davanti ai tagli sociali e alla riforma del lavoro.
– Esigiamo l’uso di un linguaggio non sessista che nomini tutte le persone e che sia libero da omofobia, machismo e razzismo.
– Vogliamo l’impegno di uomini e donne per la costruzione di una società dove non abbia spazio la violenza machista
– Le persone sono proprietarie del proprio corpo, per questo siamo libere di decidere, godere e relazionarci con esso è con chi ci pare.
– Vogliamo una società diversa, dove si rispettano le molteplici forme di vivere il sesso e la sesualità (lesbiche, gay, intersessuali, bisessuali, transessuali, transgender, queers…)
– Rivendichiamo l’aborto libero e gratuito
– E’ imprescindibile incorporare l’approccio femminista nelle politiche economiche, nei servizi pubblici, nella creazione di modelli di città alternativi e nelle politiche ambientali per uscire dalla crisi.
– Esigiamo che le lavoratrici domestiche o impiegate di casa siano incluse nel regime generale della sicurezza sociale.
– Esigiamo che la transessualità non sia trattata come una malattia
– Vogliamo permessi per tutt* e che le donne migranti godano di tutti i diritti.

La rivoluzione sarà femminista, ecologista, repubblicana, laica,e non del capitale”.

Di qualche difficoltà tra femminismo e piazza parla anche la rivista laindipendent.cat che, da Barcellona, scrive:

Le donne giovani partecipano attivamente alle mobilitazioni e svolgono spesso il ruolo di portavoce con i mezzi di comunicazione.
_ Di certo le dinamiche assembleari, che abbattono le gerarchie, facilitano la partecipazione e una rappresentanza più equa tra uomini e donne rispetto a quella che si produce nei partiti politici (e altre organizzazioni) […]

E’ vero che poi, nelle dinamiche successive all’inizio del movimento, l’inerzia e i modelli patriarcali fanno sì che finiscano per essere più visibili gli uomini e non sulla base dell’effettivo merito o ruolo ricoperto nel movimento.
_ Anche le caratteristiche dell’educazione sessita finiscono per giocare brutti scherzi alla rappresentanza equa, alla necessità di protagonismo e alla sicurezza nella vita pubblica.

Però le donne ci sono: all’assemblea di ieri sera (18 maggio N.d.T.) è stata fatta una convocazione femminista per il 19 maggio e la gente presente gridava “senza le donne non c’è rivoluzione”.

Alla Puerta del sol qualcun* ha esposto un cartello con le parole di Emma Goldman: “se non posso ballare questa non è la mia rivoluzione”, vedremo nei prossimi giorni se ci sarà da ballare o se suonerà la solita vecchia musica.

– Per seguire in diretta il movimento su twitter

#acampadageneral, #nonosvamos,

#acampadasol #acampadabcn #acampadaobradoiro #acampadavalencia #acampadasevilla #acampadabilbao #spanishrevolution…
#acampadazgz