Intervista sul canale YouTube dell’associazione Il Paese delle donne a Livia Occhigrossi che si interessa specificatamente del femminismo radicale, culture digitali e narrazioni simboliche. Il suo studio, Digital Misogyny and Male Alienation: A Feminist Analysis of the Incel Subculture, analizza l’ideologia INCEL (Celibi Involontari) quale “…espressione radicalizzata della mascolinità tossica e come sintomo delle contraddizioni del patriarcato nell’era digitale.”
Il termine “Incel”, ricorda Occhigrossi, risale a una studentessa canadese che, dato l’anonimato di internet, si faceva chiamare ALANA, tra le prime a denunciare la violenza di uomini giovani e anziani su alcuni Forum aggressivi verso le donne e in particolare verso le femministe. Un fenomeno cresciuto negli anni Novanta e reso popolare dalla strage di ISLA VISTA (Campus universitario di Santa Barbara, California, 23 maggio 2014), in cui ELLIOT RODGER uccise, prima di suicidarsi, 6 persone e ne ferì 14, lasciando un biglietto in cui lamentava l’insofferenza dell’essere rifiutato dalle donne.
Il termine INCEL oggi non riguarda solo uomini propriamente celibi ma aggressivi e misogini, dai modelli di mascolinità (Chad) e femminilità (Stacy), stereotipati: fisicità palestrata per gli uni, bionda, sorridente e in abiti succinti per le altre. Costoro affermano che il 20% dei Chad conquisti l’80% delle Stacy, parlando quindi di “mercato sessuale ingiusto” da cui derivano frustrazione e dinamiche violente “contro donne guidate da logiche ipergamiche che rifiutano gli uomini comuni.”
Lo studio Occhigrossi mette in dialogo l’ideologia INCEL con la risposta teorica e politica del cyberfemminismo in una prospettiva intersezionale. Esamina forme e piattaforme e pratiche alternative a contrasto, non violento, dell’ideologia INCEL i cui interpreti, proliferanti in internet, sono difficilmente rintracciabili specie se utilizzano la I. A. Segnala la crescita della violenza digitale anche dei gruppi di INCEL che si accaniscono contro queste piattaforme, cancellandole e censurando anche chiunque usi termini ritenuti “non utilizzabili” quali femminicidio o transfobìa. Molte le Autrici citate, come bell hooks, Judith Butler, Silvia Federici, Kimberlé Crenshaw e in particolare il gruppo australiano delle MATRIX il cui collettivo più rilevante fu quello delle VNS Matrix, artiste attive negli anni ’90 che presero posizione sul già allora preoccupante fenomeno degli INCEL.
Citate anche molte iniziative su piattaforme come HeartMob e Take Back the Tech. Lo studio di Occhigrossi contribuisce significativamente alla conoscenza di un fenomeno tanto vasto quanto subdolo e inquietante, nonché alla riflessione collettiva su violenza digitale, identità di genere e culture online.
Vedi qui uno scritto di Occhigrossi che sintetizza il saggio:
Per un’analisi femminista della sottocultura Incel