WomeNews dal 2001 il sito de "il paese delle donne"

SegnaLibro di giugno

Una matita. È questo il pretesto con cui Virginia Woolf esce di casa un pomeriggio d’inverno del 1927 e si trasforma in flâneuse — fantasma invisibile che vaga tra le strade e le librerie di Londra, raccogliendo frammenti di umanità e bellezza.

Street Haunting, il saggio che ne nasce, è tra i testi più amati della sua produzione: un manifesto sulla libertà del camminare, sull’arte di guardare senza essere visti, sulla città come spazio della mente oltre che del corpo. 

La casa editrice Graphe.it lo propone in una veste curata e densa di apporti: la traduzione di Giorgio Podestà, la prefazione di Nadia Fusini — tra le massime interpreti italiane della Woolf — e una nota di Marco Bosio che parte dalle librerie londinesi del saggio per interrogarsi su cosa ne resta oggi, in un’epoca che a quei luoghi ha radicalmente cambiato il senso. 

Completa il volume un ritratto inedito della scrittrice realizzato da Roberto Pasqua. In libreria dal 26 maggio, questo breve testo insegna, ancora, come perdersi possa essere la forma più precisa di attenzione.

Virginia Woolf, Su e giù per le strade di Londra, Graphe.it ,60  Traduzione di Giorgio Podestà, Prefazione di Nadia Fusini, Nota di Marco Bosio

Prima traduzione italiana integrale di questa raccolta: già l’indicazione editoriale dice qualcosa sull’anomalia felice che rappresenta questo volume. Sidonie-Gabrielle Colette — scrittrice, attrice, figura centrale della cultura europea del primo Novecento — è autrice notissima, eppure continua a riservare sorprese a chi la frequenta.

I racconti qui riuniti nascono nell’ombra della Grande Guerra, ma non ne sono schiacciati. Colette guarda la quotidianità del conflitto con un umorismo che disarma, trovando nei dettagli domestici, negli animali, nella natura, quei punti di luce che il titolo promette. La maternità, la vita che continua, la bellezza che affiora dove meno la si aspetta: temi ricorrenti nella sua opera, qui declinati con la concentrazione che la forma breve impone.

A tenere insieme la raccolta, uscita in libreria il 22 maggio, è una poetica precisa — la capacità di trasformare la privazione in occasione di sguardo — che Silvia Carraro restituisce con una traduzione attenta a non smorzare né l’ironia né la precisione sensoriale della prosa originale.

Colette, La stanza illuminata, OLIGO, 100 pp.Traduzione e cura di Silvia Carraro

Dipingere con le parole, o scrivere con i colori: è l’ambiguità produttiva che governa questo poemetto di Cinzia Colazzo, dove la scrittura si fa pittura verbale e la pittura diventa pretesto per un’indagine sul vedere e sul nominare. Il titolo, già bilingue, annuncia il programma: non una metafora decorativa, ma una dichiarazione di poetica.

Sulla pagina si depositano resti di vivande, bicchieri, interni bui, scaffali di supermercato — scene che evocano la tradizione figurativa della natura morta, della veduta, del ritratto, ma che Colazzo trattiene da qualsiasi nostalgia. Il bianco — il non-colore per eccellenza, quello che tutto annulla o tutto potenzialmente contiene — è il punto di partenza cromatico e insieme esistenziale di una raccolta che lavora sull’oggettivazione come forma di contenimento: le derive emotive si trasformano in superfici, e le superfici parlano più di quanto sembrino.

La raccolta è anche formalmente polifonica: poesie in italiano si alternano ad altre scritte direttamente in inglese e in tedesco, tutte presentate con traduzione a fronte.

 

Cinzia Colazzo, How to Paint a Poem / Come dipingere una poesia, Microliti, Marco Saya Edizioni, 138 pp.

In un futuro in cui i libri vengono bruciati e la lettura è diventata atto proibito, un gruppo di resistenti cerca di preservare ciò che resta di una pratica antica. Ametista è tra loro — e la sua storia, nel corso della battaglia, si rivelerà più complicata e sconvolgente di quanto lei stessa sospettasse. 

L’ eco di Bradbury è dichiarata, ma Francesca Bardi porta il tema nel presente: la società che ha smesso di leggere non è quella della censura totalitaria novecentesca, bensì quella dei social media e della distrazione algoritmica, dove i libri non vengono tanto vietati quanto semplicemente abbandonati. 

La vera posta in gioco, in questo romanzo d’avventura dai ritmi serrati, è allora il significato stesso dell’attenzione — cosa significa leggere, e cosa si perde quando si smette di farlo.Un romanzo di genere che usa gli strumenti del thriller per fare una scommessa controcorrente: rimettere il libro al centro, non come oggetto da venerare, ma come pratica da difendere.

Francesca Bardi, Ametista, Lorenzo de’ Medici Press,160 pp.

Milo ha due vite. Una che tiene, una che consuma. Flora è la seconda — l’eccesso, la crepa, il fuoco che non si decide a spegnere né a lasciare bruciare fino in fondo. Dieci anni così, a rimandare la scelta che darebbe un nome a tutto, mentre il tempo, come osserva il romanzo, non è mai neutrale: prima o poi prende posizione. 

Valeria Ancione, nel suo nuovo romanzo in libreria dal 29 maggio, sceglie di far parlare Milo in prima persona, e la scelta è tutt’altro che scontata. Il monologo interiore di un uomo che si sdoppia tra la sicurezza e il desiderio, tra ciò che consola e ciò che divora, funziona perché l’autrice non lo assolve né lo condanna. 

L’amore brucia è un romanzo carnale e preciso, che usa il registro del sentimento estremo senza scivolare nel melodramma.

Una storia sull’illusione del per sempre e sul costo — per chi resta e per chi se ne va — di non riuscire a scegliere.

Valeria Ancione, L’amore brucia, Vallecchi, 216 pp.

Francesca Morvillo Falcone, Rosaria Costa Schifani, Tina Martinez Montinaro, Agnese Piraino Borsellino, Rita Atria, Emanuela Loi, Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa. Nomi che compaiono quasi sempre in subordine — la moglie di, l’agente di scorta di — come se il loro posto nella storia fosse definito dalla prossimità a un uomo e non dalla propria scelta, dalla propria vita, dalla propria morte. 

Maria Dell’Anno Sevi restituisce a queste donne il centro della scena. Il libro le racconta in chiave narrativa ma con solida documentazione storica, intrecciando le loro biografie con il resoconto di un viaggio personale dell’autrice a Palermo: un doppio registro — la storia e il presente che la attraversa — che impedisce alla memoria di cristallizzarsi in agiografia. Quello che emerge non è un catalogo di vittime ma un ritratto corale di personalità, professionalità e convinzioni proprie, che la lotta alla mafia aveva fatto maturare ben prima che la violenza le raggiungesse. 

Un libro che non si limita a correggere un’omissione: mette in discussione il modo in cui costruiamo i racconti dell’eroismo, e chiede chi decida chi merita di essere ricordato.

Maria Dell’Anno Sevi, Donne contro la mafia. Protagoniste dimenticate, Edizioni San Paolo, 208 pp.

Chi è oggi l’intellettuale? La domanda non è nuova, ma Graziella Falconi ha il merito di non trattarla come risolta — né in senso nostalgico né in senso liquidatorio. In questo saggio, giornalista e studiosa di storia politica, Falconi ripercorre il modo in cui il Novecento ha interrogato questa figura, dai grandi teorici dell’impegno fino alle crisi che ne hanno eroso la legittimità, per poi misurarne la tenuta nel presente. Il presente, appunto: populismo, frammentazione del sapere, crollo delle mediazioni culturali, intelligenza artificiale. Sono le coordinate di un paesaggio in cui l’intellettuale sembra insieme più necessario e più esposto — privo degli spazi istituzionali che un tempo ne garantivano la voce, ma chiamato a esercitare un pensiero critico che il mercato dell’attenzione tende sistematicamente a scoraggiare.

Falconi non offre risposte definitive, e la scelta è coerente con la forma del saggio: muoversi tra filosofia, storia, sociologia e politica, proseguendo un percorso editoriale e civile che l’ha vista protagonista di importanti lavori dedicati alla memoria politica, culturale e giornalistica del Paese. Dopo aver firmato insieme a Franca Chiaromonte “Casa per casa. L’Unità: una storia centenaria” (2024) e aver contribuito ai volumi “Quando c’era l’Unità” (2025) in collaborazione con Strisciarossa e “Sebben che siamo donne” (2026).

Graziella Falconi, Intellettuale: chi? Spigolature in percorsi accidentati , All Around Edizioni, 452 pp.