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Segnalibro di aprile 2026

Cosa resta fuori da una notizia? È la domanda che apre il nuovo libro di Lea Melandri, e già basta  a spostare il punto di osservazione. In Preistorie, la scrittrice e teorica femminista rilegge articoli pubblicati su quotidiani e riviste agli inizi del Duemila e scopre che il tempo non ha fatto invecchiare quei testi: li ha, semmai, confermati. La cronaca — violenza di genere, delitti familiari, guerre, migrazioni, fecondazione assistita, catastrofi — non è mai solo cronaca. È la superficie attraverso cui riaffiorano strutture più antiche: i rapporti di potere tra i sessi, la separazione tra privato e pubblico, le figure archetipiche di padri, madri, figli e spose che attraversano la storia senza davvero dissolversi. Quello che i media trattano come caso isolato o anomalia individuale, Melandri lo riconduce a una trama culturale che il femminismo ha imparato a leggere, ma che la società fatica ancora a riconoscere. Il libro prosegue una ricerca avviata negli anni Settanta, e mantiene intatta la cifra stilistica dell’autrice: l’intreccio tra esperienza personale e analisi politica, la capacità di tenere insieme memoria e attualità senza che l’una schiacciasse l’altra.

Lea Melandri, Preistorie. Riflessioni sulle radici culturali dei fatti di cronaca, il Mosaico, 2026, pp. 214

 

C’è qualcosa di più inquietante di una minaccia che suona al campanello con un sorriso. È la premessa di Casa dolce casa, romanzo del 1953 dell’americana Nedra Tyre, ora finalmente tradotto in italiano da Edizioni le Assassine.
La timida signorina Allison ha appena realizzato il sogno di una vita: una casetta tutta sua, comprata con i soldi ereditati dalla zia di cui si era presa cura per anni. Ma l’agognata solitudine dura poco. Sulla soglia si presenta la signorina Withers — ostinata, manipolatrice, capace di insinuarsi con una dolcezza che ha tutto il sapore del veleno. Quello che comincia come una convivenza forzata si trasforma in una guerra di nervi condotta a colpi di sale a tavola e discussioni sulle spezie, dove ogni gesto domestico nasconde un’arma e l’orrore non viene da fuori, ma è seduto nel salotto buono. Tyre è una maestra della suspense psicologica, e questo romanzo lo dimostra con settant’anni di anticipo: come segnala nella postfazione il magistrato Carlo Zaza, Casa dolce casa è un precursore del domestic thriller, genere in cui la tensione nasce dall’interno delle mura domestiche e dalla cerchia di chi le abita — un filone che nel 1953 esisteva quasi soltanto a teatro e al cinema.

Nedra Tyre (Georgia, 1912 – Virginia, 1990) ha attraversato molte vite — assistente sociale, libraia, copywriter — prima di diventare una delle voci più affilate del giallo americano del Novecento.

Nedra Tyre, Casa dolce casa, Edizioni le Assassine – Collana Vintage, 2026, 181 pp. Traduzione di Barbara Monteverdi – Postfazione di Carlo Zaza

C’è un momento, nella seconda metà dell’Ottocento, in cui alcune donne decidono che il ruolo assegnato loro non basta. Margarethe Traube è una di queste: figlia di una grande tradizione scientifica berlinese, arriva a Roma determinata a proseguire gli studi e a costruire una vita autonoma, in una città e in un’epoca che faticano ancora ad accettare le donne nei luoghi del sapere. Cecilia Mastrantonio, al suo romanzo di esordio, riporta alla luce questa figura reale e poco ricordata, intrecciando ricostruzione storica e invenzione narrativa. La Roma del romanzo è quella del post-Unità, in piena trasformazione: università, salotti culturali, dibattiti intellettuali, nuove tensioni sociali. In questo fermento, la vicenda personale di Margherita si fa specchio di un’intera stagione — quella in cui le rivendicazioni femminili iniziavano a prendere forma, anticipando battaglie che il Novecento avrebbe raccolto e rilanciate.

Cecilia Mastrantonio, Margherita. La donne dei tempi nuovi, All Around Edizioni, 2026, 428 pp.

Sono spesso le donne a guidare le battaglie più difficili. È questa la convinzione che attraversa il nuovo libro di Antonella Napoli, giornalista e direttrice di Focus on Africa, già autrice di inchieste sul delitto Attanasio e sui bambini soldato in Congo.

In Voci di resistenza, Napoli entra nelle storie di donne che negli Stati Uniti — e non solo — si oppongono alle politiche anti-migranti dell’amministrazione Trump: vite diverse per origine e percorso, unite dalla stessa scelta di non restare a guardare. Sullo sfondo, le retate dell’ICE, la tensione sociale di Minneapolis, i movimenti di resistenza civile che hanno attraversato il paese in questi anni.

Il libro non si limita a documentare: restituisce voce a chi resiste in prima linea, trasformando indignazione e consapevolezza in narrazione concreta. La prefazione di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, inquadra il senso più ampio di questo impegno — l’attivismo come forza capace di incidere sulla realtà, non solo sul piano politico ma su quello umano e collettivo. Un libro che interpella chi legge e ricorda che raccontare certe storie è già, di per sé, un atto di resistenza.

Antonella Napoli, Voci di resistenza Prefazione di Riccardo Noury, All Around Edizioni, 2026, 184 pp.

Roma, il quartiere ebraico, una mattina del 2017: da lì nasce questo romanzo. Irene Gianeselli — ricercatrice, pianista, regista — porta in Speranza tutto il peso di uno spazio urbano che è anche spazio di memoria, e lo trasforma in una storia a due voci.

Nora è una giovane musicista inquieta, abitata da un’eredità storica che non ha vissuto direttamente ma che la attraversa come una vibrazione sotterranea. Leone è uno psichiatra ebreo di mezza età che conosce la Shoah, la diaspora e l’angoscia di un presente segnato dal conflitto in Medio Oriente — una storia che non consente neutralità. Il loro incontro, nei vicoli del ghetto romano, genera un dialogo fatto di tensione, silenzi e ascolto reciproco, in cui Roma stessa diventa corpo di memoria.

Il romanzo intreccia intimità e politica, trauma individuale e collettivo, crisi delle ideologie novecentesche e ritorno della violenza geopolitica come questione morale. La musica attraversa le pagine non come evasione ma come forma di resistenza e testimonianza.

Irene Gianeselli, Speranza, Giuntina, 2026, 194 pp.