“… un alito possente
scuote la vita intera.
È viva, è qui presente
ormai la primavera.” (Primavera vicina, J.W. Goethe)
In quale modo la musica può aiutare a raccontare una storia che suggerisca la rinascita nell’inverno dell’esistenza?
È questo l’interrogativo iniziale che ha ispirato Primavera (2025) primo pluripremiato lungometraggio di Damiano Michieletto, regista di cinema e teatro che si è imposto sulla scena internazionale per l’allestimento di opere. Il film, ambientato a Venezia agli inizi del Settecento, si svolge nell’orfanatrofio Pio Ospedale della Pietà dove venivano accolte orfane e bambine abbandonate e dove le ragazze dotate per la musica imparavano a suonare uno strumento o a cantare.
La musica è quindi il cuore di Primavera un film – ispirato al romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa- che racconta l’incontro di due personaggi, maestro e allieva, entrambi feriti dalla vita.
La violinista Cecilia, abbandonata alla nascita nell’orfanatrofio, è una ragazza ribelle e solitaria con un’unica ragione di vita: riunirsi alla madre che non ha mai conosciuto. A questa presenza/assenza scrive nelle notti insonni una lettera che possa dare senso alla sua esistenza. “Signora Madre, sono Cecilia. Vi piace questo nome? Voi come mi avreste chiamata?”
Il maestro dai capelli rossi Antonio Vivaldi, virtuoso del violino e della composizione, è un uomo segnato dalla malattia respiratoria che lo affligge impedendogli di celebrare la messa. È diventato prete, come dice, non per scelta ma per voto della madre che da bambino lo ha “abbandonato” a Dio perché sopravvivesse. Tutta la vitalità di Vivaldi è concentrata nella musica in cui ogni volta rinasce. Ed è questa forza che il maestro comunica alla sua allieva nell’insegnamento del violino spingendola oltre il vissuto di reietta. Il destino di Cecilia è però segnato: dovrà sposare un ricco veneziano e smettere di suonare come ogni orfana che ri-entra nel mondo da cui è stata esclusa.
Grazie ad una regia attenta al ritmo narrativo che sicuramente attinge a questa sua lunga esperienza teatrale e ad una colonna sonora che unisce magnifici brani strumentali di Antonio Vivaldi a brani originali composti da Fabio Massimo Capogrosso, Damiano Michieletto costruisce una storia/partitura musicale scandita dai tempi ora tempestosi ora luminosi di una “primavera”.
La sceneggiatura scritta da Michieletto insieme a Ludovica Rampoldi intreccia i temi dei due personaggi principali, fino al finale in crescendo, nella complessità di un’istituzione segregante eppure nutriente quale era l’Orfanatrofio/conservatorio di musica e di una società veneziana “serenissima” pronta a godere quanto a punire le donne.
Tecla Insolia e Michele Riondino interpretano con grande intensità i ruoli di Cecilia e Vivaldi. Bravi tutti gli altri interpreti.