Una data che cade nei cinque giorni di lutto voluti dall’attuale Governo per la morte di papa Francesco e che un Ministro dello Stato italiano ha chiesto di “festeggiare sottotono”.
Una curiosa inversione di senso, di caduta di stile istituzionale e di confusione di piani statuali, l’Italia è uno Stato laico, non confessionale, abitato da genti di ogni tipo di fede e pensiero unite nei valori e nelle etiche garantite, dopo la Liberazione dal fascismo e dal nazismo, dalla Costituzione.
Ogni Governo e Ministro ha giurato di garantirla e difenderla e così garantire e difendere la popolazione tutta.
Inversione di senso anche rispetto alla folla immensa che sta tributando a papa Francesco il più grande dei riconoscimenti, la sua umanità. La trasversale e mondiale espressione del dolore che ci coinvolge per la scomparsa di una figura di così alto riferimento, trova proprio nelle sue parole e gesti d’accoglienza, ascolto, nel suo sguardo sulle necessità e criticità del reale, specie le più drammatiche e violente come le guerre, l’origine di tanto corale sentimento.
L’ultimo saluto a papa Francesco non sarà guastato dalla passerella dei grandi, medi e piccoli potentati che praticano il contrario della sua testimonianza di vita e del suo testamento, né questa empatica e globale ondata di rincrescimento include il disconoscimento dell’ottantesimo della Liberazione, matrice e custode di pluralità, internazionalità, conquiste democratiche e irrinunciabili di uno Stato di diritto che come ha saputo soffrire e gioire in passato lo fa anche oggi.
Porgiamo i nostri auguri per questo e molti altri 25 aprile al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, a tutte le Istituzioni italiane, alla popolazione tutta che gli è debitrice di un giorno speciale e comunitario da cui è derivato che chiunque ci fosse, in qualsiasi parte politica del nuovo agone parlamentare si riconoscesse, qualsiasi pensiero e/o fede abbracciasse, è stato reso/a costituzionalmente libero/a, italiano/a.
Per festeggiare il 25 aprile, su Canale You Tube Associazione Paese delle Donne, interviste di Maria Paola Fiortensoli a:
Marilena Licitra Occhipinti (Ustica, 8 marzo 1945), figlia di Maria Occhipinti ivi confinata in quanto simbolo della rivolta “Non si parte” nel ragusano (1943). L’Odissea di due donne “cittadine del mondo” che parla di impegno civile, ricerca identitaria e di libertà, appartenenza a pensieri antifascisti e tratta temi di grande attualità: emigrazione, immigrazione, lavoro.
Serena Todesco, curatrice con Gisella Modica del volume Maria Occhipinti: i luoghi, le voci, la memoria (Vita Activa Nuova, Trieste, 2024) con contributi di Marilena Licitra Occhipinti, delle due curatrici e di Adriana Chemello, Maria Rosa Cutrufelli, Elvira Federici, Laura Barone, Maria Grazia Calabrese (ideatrice e sceneggiatrice del film “con quella faccia da straniera” su Maria Occhipinti, di Luca Scivoletto).
Gemma Bigi (Istoreco di Reggia Emilia) e Gabriella Gianfelici (Exosfere poesi/Art/Eventi di Reggio Emilia, sulla mostra “GIACOMO MATTEOTTI. A un secolo di distanza” (Reggio Emilia), di cui una sezione era dedicata al protagonismo politico delle donne anarchiche e libertarie.
Profili delle anarchiche e libertarie Virgilia D’Andrea e Giovanna Caleffi Berneri.
DONNE ANTIFASCISTE E LIBERTARIE
Tra il 1926 e il 1943 furono deferiti al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato 15.806 antifascisti, tra questi 748 donne. 12.330 furono inviati al confino e, tra questi, 145 le donne. 160.000 furono “ammoniti” o sottoposti a “vigilanza speciale”. I processati dal Tribunale Speciale furono 5620, 124 le donne e, tra queste, 37 casalinghe. Secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei ministri, su un totale di 461.000 qualifiche partigiane riconosciute, 53.000 sono andate alle donne. Alla Resistenza si calcola che parteciparono 35.000 partigiane combattenti, 20.000 patriote con azioni di supporto, 70.000 operanti nei Gruppi di difesa della donna, 623 morirono in combattimento o furono fucilate, 4563 furono arrestate e condannate dai tribunali repubblichini, 2750 deportate in Germania.
Molte donne furono perseguitate in quanto sorelle, mogli, madri, fidanzate di detenuti politici e di militanti clandestini, e per tutte opporsi al regime implicava una scelta particolarmente difficile data l’arretratezza della società italiana che le collocava in ruoli eminentemente domestici: oltre un quarto erano del tutto analfabete, generalmente erano prive di autonomi mezzi di sostentamento e su di loro gravava interamente la cura dei figli e degli anziani.
Le antifasciste, nei rapporti di polizia, vengono molto spesso rappresentate con espressioni tese a sottolineare la loro estraneità al modello femminile socialmente accettato: appaiono volgari, ribelli, prepotenti, scaltre, moralmente equivoche, viziose e di facili costumi.
(Fonti: Giovanni De Luna, Donne in oggetto. L’antifascismo nella società italiana 1922-1939, Torino, Bollati Boringhieri, 1995; Ilenia Rossini, Un fiore che non muore. La voce delle donne nella Resistenza italiana, Roma, Red Start Press, 2016)
(M.P.F.)
GIACOMO MATTEOTTI 1924-2024
Una mostra a distanza di un secolo
Un lavoro lungo e paziente, di oltre un anno, per allestire una significativa mostra dedicata a Giacomo Matteotti, al lungo esilio antifascista durato 22 anni e alla Resistenza. La mostra si compone di 18 bacheche con 150 libri e documenti in edizione originale, una decina di ritratti di Matteotti degli anni ’20 e ’30, 42 giornali storici e 4 bandiere storiche tra cui una bandiera seppellita, per 20 anni, in un orto reggiano dalle operaie anarchiche reggiane e recuperata dopo il 1945. L’esposizione è stata curata dall’ANPI di Reggio Emilia, dal Circolo Arci Cucine del Popolo,
dall’Istoreco di Reggio Emilia e dall’Archivio Storico della FAI (Federazione Anarchica Italiana) Reggiana. La mostra è divisa per argomenti (il partito repubblicano e socialista, Giustizia e Libertà, Spagna ’36 etc) e una parte è dedicata alle donne anarchiche tra cui Virgilia D’Andrea, Leda Rafanelli e Giovanna Caleffi Berneri.