Intervista sul canale YouTube dell’associazione a Serena Todesco curatrice con Gisella Modica di Maria Occhipinti: i luoghi, le voci, la memoria (Vita Activa Nuova, 2024)
Trascrizione dell’intervista
D. Nel nostro spazio Canale Associazione Paese delle Donne oggi parliamo di un libro
particolare che si chiama Maria Occhipinti, I luoghi, le voci, la memoria.
Ne parla con noi una delle due curatrici, Serena Todesco, che insieme a Gisella Modica ha
composto questo percorso, affascinante, incentrato su una figura femminile di grande rilevanza
ma non sempre molto conosciuta.
Maria Occhipinti ha una vita che è un'avventura, che copre l'arco dalla prima metà del
Novecento alla seconda, in Italia e all'estero; lo copre nelle mille vicissitudini di cui chiediamo a
Serena Todesco. Intanto, come sei arrivata a questa scrittura?
R. Grazie mille a te e al Paese delle Donne per quest’ospitalità. Siamo arrivate insieme, Gisella ed
io, a pensare, ancora prima del libro, a un incontro collettivo per il centenario della nascita di
Maria Occhipinti, alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, nel 2021.
Abbiamo organizzato una giornata interamente dedicata alla memoria di Maria Occhipinti,
coinvolgendo tante voci diverse che sono poi confluite nel libro.
La particolarità di questa iniziativa scaturisce dal fatto che, pur appartenendo a due generazioni
diverse, Gisella ed io siamo rimaste ugualmente colpite dalla portata simbolica e politica ed etica
anche della vita di Maria, della sua biografia e del suo percorso esistenziale che è un percorso
molto atipico anche se guardato da un punto di vista, come quello nostro, di femministe,
femministe appunto di generazione diversa, entrambe però femministe del Sud, quindi con una
visione forse particolare, forse un po' obliqua rispetto a quello che è stata l'esperienza del
femminismo italiano nel suo complesso.
Quello che ci ha colpito soprattutto è stato il coraggio e l'unicità delle scelte di vita di questa
donna, ma soprattutto la qualità forse, addirittura, oserei dire pre-politica, soprattutto simbolica
delle sue azioni e delle sue posizioni nel mondo.
D. Puoi tracciare una breve biografia per meglio comprendere e contestualizzare questa figura?
Maria Occhipinti è una siciliana; nasce a Ragusa, da una famiglia umile ma questo non le
impedisce di diventare veramente una persona gigantesca sia nella propria idealità che nei
propri sogni, nei propri desideri. Ricordo brevemente, è scrittrice, poeta, è pensatrice.
Qual è l'episodio principale che ha cambiato il percorso di Maria?
R. Maria Occhipinti nasce a Ragusa in anni molto difficili perché sono gli anni del Fascismo.
Nasce nel ‘21 e nell'inverno tra il ‘44 e il ‘45, in corrispondenza con il reclutamento obbligatorio
per andare a difendere il regime contro gli Alleati e contro i combattimenti seguiti all'8
settembre, incinta di cinque mesi della sua seconda bambina (avendo già perso una prima
bimba per stenti), si sdraia davanti ai carri armati che passavano in tante città del Sud Italia, che
passavano nella sua città, nel quartiere centrale di Ragusa, impedendo il passaggio di questo
carro armato per ribellarsi alla coscrizione obbligatoria.
Questo gesto molto potente le è costato una serie di vicissitudini gravi e pesanti e anche
un'esposizione forse probabilmente non subito voluta da parte sua. Nonostante venisse da una
famiglia, come hai detto giustamente tu, umile, era un'autodidatta e aveva letto moltissimo da
ragazzina, aveva cercato di capire, di dare a sé stessa risposte attraverso i libri e attraverso
domande molto spesso inascoltate sulla giustizia e l'uguaglianza sociale. Uno di questi libri era I
miserabili di Victor Hugo e dopo essersi interrogata sulla ingiustizia, sull’esistenza di
un'ingiustizia perenne nei confronti degli umili e degli ultimi, ha sentito il bisogno di esprimere
questa forza che le veniva da dentro e si è ribellata a questa manifestazione becera di potere; lei
che poi ha sempre sviluppato, per tutta la vita, idee antimilitaristiche, pacifiste e soprattutto
tendenti a risollevare dallo stato di marginalità in cui versavano le comunità dei più piccoli,
degli ultimi e degli umili.
Questo gesto appunto le è costato l'arresto e il confino. Un paio di mesi dopo, l'8 marzo del ‘45,
nasce Maria Lenina.
D. Nasce a Ustica Maria Lenina… nel carcere di Ustica…
R Nasce a Ustica, dove Maria era stata confinata. Dopo una serie di varie vicende, quando fu
finalmente rilasciata dietro amnistia (ndr. all’arrivo degli Alleati), Maria si ritrova a essere una
paria nella comunità di origine, perché il marito nel frattempo l'aveva sostanzialmente
ripudiata, la famiglia si vergognava e l'aveva giudicata molto severamente per questi suoi gesti e
per questo suo fare così ‘politico’, per questo suo prendere delle posizioni che non si
confacevano a una ragazza… quindi da sola, insieme alla figlia piccola, ha iniziato una serie di
peripezie, una serie di viaggi che sono, sì, dettati da necessità materiali e economiche ma, come
spiega molto bene Maria Rosa Cutrufelli nel saggio incluso nel nostro volume, sono anche viaggi
che in qualche modo ricalcano ed esprimono una sete, una curiosità verso l'umano, verso tutto
quello che è umano.
Il suo nomadismo la porta in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, alle Hawaii… Diventa una
nomade, ma una nomade consapevole di quello che è la società nel suo insieme.
Resta comunque una siciliana, ma una siciliana molto consapevole e molto lucida anche nei
confronti dei difetti della società da cui proveniva. In qualche modo, supera a tutti i livelli, tutto
quello che le era stato malamente passato durante l'infanzia.
D. Abbiamo accennato al carcere di Ustica. Alla figlia nata nel carcere, Maria Lenina Licitra
Occhipinti, dedicheremo un’intervista proprio perché è in sé stessa una personaggia, per questo
rapporto madre-figlia, attraverso le peripezie cui la vita l'ha esposta, appunto il nomadismo a
seguito della madre e le difficoltà politiche che si sono riverberate su entrambe, due donne sole,
due donne a fronte del mondo si potrebbe dire.
Torniamo sulla composizione di questo libro che conta molti contributi. Sono interventi
importanti che non tracciano soltanto il profilo di Maria Occhipinti ma entrano nelle dinamiche
del contesto. Al di là di averla seguita, conosciuta attraverso le ricerche, lo studio e l'incontro
con la figlia, che idea ti sei fatta su di lei?
R: Io soprattutto sono grata a questa donna perché mi ha ridato una forma più organica e più
completa del mio stare al Sud, del mio essere del Sud e anche del mio femminismo perché è
un'esperienza caratterizzata da una lotta personale molto dura, esistenziale, contraddistinta da
un grande isolamento… Ma soprattutto il ribaltamento di questo isolamento nel momento in cui
Maria Occhipinti, nonostante l'appartenenza a classe umile, l'origine marginale, meridionale, si
confronta con realtà del femminismo urbano. Quello che mi ha colpito di più è questo, la
capacità di trarre dall'esperienza totalizzante del femminismo una sua posizione molto
personale che non l'ha sempre messa in un confronto pacifico con le femministe che poi
incontrò nella seconda parte della sua vita… Diciamo che quando lei ritorna alla fine degli anni
Settanta a Roma si ritrova a dialogare con il femminismo romano e anche con una parte del
femminismo siciliano, ricordiamo il dialogo, il rapporto con Angela Lanza e con Adele Cambria.
Ecco, il rapporto personale con molte figure importanti del pensiero femminista rimane e il
dialogo proficuo e fecondo con Adele Cambria è la testimonianza di quello che la scrittura di
Maria Occhipinti ha portato dentro questa dimensione di riflessione doppia, un po' tra la cultura
e la pratica politica. Quello che a me rimane è la sua unicità e il suo coraggio, il fatto di avere
sempre rinegoziato in qualche modo il proprio linguaggio, di averlo sempre messo al centro
dell'arena pubblica e… il fatto di avere condotto delle ribellioni, anche delle prese di posizioni
scomode, se vogliamo, contro le certezze di qualsiasi gruppo, di qualsiasi consorteria
prestabilita, quindi con la capacità di smontare quei dogmi che qualsiasi movimento, soprattutto
il femminista, si era prefisso di smontare.
D: Chiudiamo con una nota biografica. Ci sono stati registi che si sono interessati a Maria
Occhipinti e che nel libro sono ricordati, com’è ricordato tutto il percorso di questa poliedrica
figura e tutta la sua ricchezza, chiudiamo su questo.
R. Nel libro abbiamo incluso un bell’intervento di Maria Grazia Calabrese che è la sceneggiatrice
del documentario Con quella faccia da straniera. Il lungo viaggio di Maria Occhipinti, per la regia
di Luca Scivoletto e questo è un documentario prezioso, una testimonianza importante con tante
persone che hanno conosciuto Maria o che l’hanno incontrata nel lavoro e nella vita. E direi che
è un buon esempio di riflessione sul Sud nel suo complesso, perché attraverso la vita di Maria e
attraverso quel simbolico gesto del gennaio ‘45, quando si è stesa davanti all'autocarro militare,
inizia una storia che non è molto conosciuta, è una microstoria che forse avrebbe ancora oggi
qualcosa da dirci.
D: Direi che ha ancora molto da dire e perciò ringraziamo moltissimo sia te, Serena Todesco, che
Gisella Modica di aver curato questo libro che non è il primo uscito su Maria Occhipinti, ma
certamente è molto affascinante, intenso: Maria Occhipinti, luoghi, le voci, la memoria, edito da
Vita Activa Nuova, un'editrice di Trieste, 2024.