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ROMA 21 GENNAIO 2017  . Da Woshington al pantheon –

WIN_20170121_114003FOTO DI MARIA PAOLA FIORENSOLI

Un sit-in colorato, pacifico e internazionale, trasversale per adesioni e generazioni quello in piazza del Pantheon, per la tappa romana della Marcia, sulla piattaforma già pubblicata.

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Il giorno dopo l’elezione di Trump, l’iniziativa femminista – pur nella protesta verso una presidenza che, dal discorso inaugurale, conferma l’indirizzo preso nella campagna elettorale – ha mantenuto la sua peculiare voce di resistenza e di proposta, con gli slogan, i cartelli, le adesioni associative che caratterizzano ovunque le politiche autonome delle donne.

WIN_20170121_114222WIN_20170121_120136La certezza di un cambio drastico di registro nella politica estera ed interna degli Usa si accompagna, in questa giornata, nel mondo, alla determinazione di non cedere nella presenza e nella parola e non disperdere ciò che è maturato negli anni.

 


FOTO DELLA MANIFESTAZIONE  A ROMA DEL 26 NOVEMBRE  E DELLA ASSEMBLEA DEI TAVOLI TENUTA ALLA FACOLTA’ DI PSICOLOGIA A SAN LORENZO IL 27 NOVEMBRE 201620161127_10401720161127_14190320161127_15152420161127_141929

Prima della partenza della manifestazione del 26 novembre 2016 (foto yara nardi F3 Press)

Prima della partenza della manifestazione del 26 novembre 2016 (foto yara nardi F3 Press)

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Foto di Valentina Muià


ELISA ANFUSO

Gabbie, chiavi, sedie, piccole porticine chiuse dietro la realtà dove si mischiano linee e colori, oggetti e pensieri che scombinano i capelli e li intrecciano nel nome dall’arte. Quell’arte che viaggia veloce su un doppio binario in un’atmosfera di colori vivi e caldi, dai toni del rosso a quelli del blu: la fantasia, ma anche la nuda realtà. Lei è fatta di sogni, ma anche di carne.

 

delle tentazioni e di altre consuetudini

delle tentazioni e di altre consuetudini

Elisa Anfuso, è una pittrice italiana che trascorre la sua vita da artista nel paese delle meraviglie. La sua arte non si limita a presentare al pubblico straordinari dipinti, ma invita il visitatore ad ammirare le opere quali esempi di una sapiente tecnica pittorica.

Lei è un’artista. Racconta favole, dipinge realtà. Una cantastorie su tela. Quello che immediatamente accade di fronte alle opere di Elisa Anfuso è che ti accompagnano per mano, lentamente, verso un mondo indefinito e intenso, fatto di simboli e favole. Ti trovi lì a respirare un non so ché di fantastico, fors’anche il mondo di una donna disincantata che si rifugia in pensieri da bambina, i quali si increspano su carta abitata da alti papaveri, piccoli dolci, capelli che si intrecciano, favole che si schiudono, uccellini che spiccano il volo, il tutto incorniciato su tela.

sleeping beauty

sleeping beauty

Elisa ha iniziato il suo percorso artistico in tenera età; ha sviluppato la sua creatività sin da bambina, e l’amore per il disegno è sempre stato una costante nella sua ricerca. Profondamente affascinata dalla pittura fiamminga e rinascimentale, ha dedicato i suoi studi maturi all’olio e alle tecniche pittoriche tradizionali. L’artista sintetizza tutte le sue esperienze, in un linguaggio che unisce la leggerezza del segno dei pastelli alla pienezza della materia pittorica.

attenta al lupo

attenta al lupo

Vincitrice del premio internazionale Arte Laguna, finalista al Premio Combat, riceve una menzione in occasione del Premio Celeste e vince il concorso Subway Edizioni. Nel 2011 è finalista del Premio Arte Mondadori. Dal 2013 è tra gli artisti curati da Liquid Art System.

Pensierino sull'oggetto e sulle sue pulsioni

Pensierino sull’oggetto e sulle sue pulsioni

Il mondo narrato da Elisa Anfuso ci parla degli eroi del nostro tempo, la cui dignità si esprime attraverso il coraggio di vivere con pienezza, nonostante la gioia e il dolore come in: Di sogni di carne e in La caduta di Eva. Si tratta di una realtà artistica in cui la vita si mescola al coraggio e in cui l’umanità trova la forza di evolversi. Questa capacità comunicativa è data da un talento in grado, oggi, di tradurre in disegno, le conturbanti suggestioni dell’inconscio, accompagnandosi ad una squisita ricerca cromatica.

l'Altalena (allegoria d'un presagio)

l’Altalena (allegoria d’un presagio)

 

 

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MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia

Il MAAM (Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz) è il terzo museo di arte contemporanea di Roma. Si differenzia però da MACRO e MAXXI per la sua perifericità pre-raccordo, per la totale assenza di fondi ed il suo rapporto con la realtà meticcia che lo contamina di vita. Giorno dopo giorno il museo si arricchisce sempre di più opere; gli artisti, che rispondono con entusiasmo, sono invitati a dare il loro contributo gratuitamente.

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Ovviamente qui la Street Art la fa da padrona.
L’esperienza di Metropoliz_ città meticcia, con l’annesso Museo dell’Altro e dell’Altrove, nasce da un’idea visionaria di Giorgio de Finis, antropologo ed agitatore culturale, curatore dello spazio “underground” della Casa dell’Architettura dell’ex Acquario Romano.

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Borondo, spagnolo di Segovia, si è imposto prepotentemente sulla scena della Street Art mondiale. Inconfondibili ed originalissime, le sue opere sono costituite da figure antropomorfe che, nonostante siano fissate su supporti a due dimensioni, sembrano essere scolpite per quanta sensibilità e carica emozionale riescono ad esprimere.

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Nei suoi bellissimi lavori su vetro, Borondo fa nascere le figure graffiando la vernice e riesce a far loro esprimere sguardi intensi, pose armoniche e gesti che sembrano dare movimento alla scena stessa.

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Particolare dell’opera dipinta sulla parete esterna del MAAM che dà sulla Via Prenestina

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_MG_9080Sopra e sotto, due delle opere dell’artista yemenita Aladin presenti al MAAM

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Qui sotto cinque splendidi particolari della grande opera realizzata da Alice Pasquini Nella Ludoteca di Metropoliz città meticcia:

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MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia

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A ROMA ALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE PARTE OGGI 31 MAGGIO LA MOSTRA CONVEGNO ITINERANTE CHE SI CHIUDERA IL 4 GIUGNO

Queste le immagini scattate da Irene Iorno durante l’allestimento della mostra

durante l'allestimento della mostra che si inaugura oggi 31 maggio per chiudersi il 2 giugno

Durante l’allestimento della mostra che si inaugura oggi 31 maggio per chiudersi il 4 giugno

Francesca Koch, Irene Iorno (sulla scala), valentina Muià, Maria Paola Fiorensoli e Anselmi durante l'allestimento della mostra

Francesca Koch, Irene Iorno (sulla scala), Valentina Muià, Maria Paola Fiorensoli e Anselmi durante l’allestimento della mostra

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Irene Iorno con il suo cagnolino

Irene Iorno con il suo cagnolino

ANSELMI-FIORENSOLI-TARICONE le ideatrici dell'iniziativa

ANSELMI-FIORENSOLI-TARICONE le ideatrici dell’iniziativa

Mostra Convegno Itinerante alla Casa Internazionale delle Donne a Roma - foto di Irene Iorno

Mostra Convegno Itinerante alla Casa Internazionale delle Donne a Roma – foto di Irene Iorno

Mostra Convegno Itinerante alla Casa Intrnazionale delle Donne a Roma - foto di Irene Iorno

Mostra Convegno Itinerante alla Casa Intrnazionale delle Donne a Roma – foto di Irene Iorno

mostra convegno Itinerante alla Casa Internazionale delle Donne a Roma - foto di Irene Iorno

mostra convegno Itinerante alla Casa Internazionale delle Donne a Roma – foto di Irene Iorno

mostra convegno itinerante - foto di Irene Iorno

mostra convegno itinerante – foto di Irene Iorno

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I NOVANT’ANNI DI MARISA MERZ FESTGGIATI AL MACRO   – Al  Museo d’Arte Contemporanea di Roma  un mostra dei lavori di una delle protagoniste della storia dell’arte del Novecento. La mostra inaugurata il 18 gennaio si chiude il 12 giugno 2016

Marisa Merz Senza Titolo1984

Marisa Merz  Senza Titolo 1984

 

Tavolo di Mario Merz che dialoga con le sculture di Marisa Merz al MACRO 18-02-2016 - 12-06-2016

Tavolo di Mario Merz che dialoga con le sculture di Marisa Merz   al MACRO    18-02-2016 / -12-06-2016

 

 

 

al MACRO il tavolo e le sculture. un lavoro a quattro mani di mario e Marisa Merz

al MACRO il tavolo e le sculture. un lavoro a quattro mani di Mario e Marisa Merz

mostra dei lavori di Marisa Merz al MACRO

mostra dei lavori di Marisa Merz al MACRO

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A VENEZIA dal 4 giugno – QUAND FONDRA LA NEIGE, OU IRA LE BLANC – Collezionismo contemporaneo a Palazzo Fortuny

01 fortuny02fortunyUn articolato progetto espositivo, ideato da Daniela Ferretti, che intende tracciare il profilo di alcune delle personalità più rilevanti del collezionismo contemporaneo, e di conseguenza investigare come si è evoluta la figura del collezionista, dal Rinascimento a oggi.

04fortuny L’esplorazione di un tema come quello del collezionismo appare  perfettamente in linea con l’identità eclettica dello stesso Fortuny, attento e sofisticato collezionista.

 

06fortuny07fortunyUn tema di grande attualità, che vede come primo protagonista Enea Righi, imprenditore bolognese che in trent’anni – guidato dalla volontà di sostenere la produzione artistica – ha plasmato una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea presenti nel nostro paese.

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CORTILI APERTI A VERONA –  UNA PASSEGGIATA PER RITROVARSI

associazione dimore storiche italiane

associazione dimore storiche italiane

Domenica 22 maggio 2016, i cortili dei più prestigiosi palazzi veronesi saranno visitabili grazie al Gruppo Giovani della Sezione ADSI Veneto.

Verona Palazzo Verita

Verona Palazzo Verità

Saranno visitabili gratuitamente per un’intera giornata: Palazzo Benciolini in corso Cavour a Palazzo Ederle Della Torre in Stradone San Fermo, da Palazzo Rizzardi in Corso Porta Nuova fino a Palazzo Cartolari in via Scrimiari.

 

 

Verona Palazzo Castellani

Verona Palazzo Castellani

Si potranno (ri)scoprire alcune delle dimore che raccontano le storie della città di Verona e dei suoi protagonisti. Palazzo Verità Poeta sarà il cuore pulsante dell’iniziativa, ospitando l’infopoint e il concerto Musica a Palazzo di tre giovani musiciste.

Ci si potrà perdere nel giardino di Palazzo Castellani de’ Sermeti.

Si potrà ammirare il pozzo antico del cortile rinascimentale di Palazzo Bevilacqua in Corso Santa Anastasia.

 

Verona - Palazzo Beccherle

Verona – Palazzo Beccherle

Un luogo incredibile, tutto da scoprire è Palazzo Beccherle: dove pietre e balconi hanno lasciato il posto a mura di glicini ed edera.

La giornata è una opportunità unica per scoprire luoghi ricchi di storia cittadina: tra i vari aneddoti storici da conoscere, a Palazzo Carlotti si racconta si sia consumato il duello tra Romeo e Tebaldo.

Verona Palazzo Bevilacqua

Verona
Palazzo Bevilacqua

Realtà d’eccezione per questa prima edizione veronese è Palazzo Bevilacqua, attuale sede dell’istituto ITCS Lorgna-Pindemonte, che per l’occasione aprirà al grande pubblico il cortile e le contigue Sala Sanmicheliana (al piano terra) ed il Salone (al Piano Nobile).

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MUSEO CHIAMA ARTISTA  –  AL MAMBO  ( Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 7 maggio al 5 giugno ) YURI ANCARANI con BORA

AMACI_MCA_YA_Bora_operaArriva al MAMbo dopo la GAM di Torino, la GAMeC di Bergamo, MA*GA di Gallarate, Museo del Novecento di Milano e Ca’ Pesaro di Venezia la terza edizione di Museo Chiama Artista, progetto nato dalla collaborazione tra la Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane del MiBACT e AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani. Museo Chiama Artista, a cura di Ludovico Pratesi e Angela Tecce, conferma l’obiettivo di sostenere attivamente il sistema del contemporaneo nel nostro Paese, commissionando di anno in anno ad artisti italiani la produzione di una nuova opera che potrà circolare nei musei associati, costituendo le basi per la creazione e fruizione di un patrimonio comune.

Con il progetto Museo Chiama Artistaafferma Federica Galloni, Direttora generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane – la Direzione generale raggiunge due dei propri obiettivi strategici: la promozione e la valorizzazione dell’arte contemporanea italiana e l’incentivazione alla produzione di opere d’arte di giovani talenti. Quando un museo commissiona un’opera a un artista, aggiornato e consapevole dei temi e delle urgenze della contemporaneità, stabilisce con lui un’osmosi: se da un lato il museo lo aiuta a crescere e a esprimere la propria creatività, dall’altro l’artista dona linfa vitale al museo che attiva e attrae le diverse fasce di pubblico nel pieno raggiungimento della propria missione. La scelta  è ricaduta su Yuri Ancarani, uno degli artisti più originali del panorama italiano, che predilige il video come strumento per raccontare il mondo, dando spazio all’interpretazione e alla poesia delle piccole cose quotidiane.”

index Ancarani è un videoartista e film-maker le cui opere nascono da una continua commistione fra cinema documentario e arte contemporanea, risultato di una ricerca tesa a esplorare regioni poco visibili del quotidiano, forse i limiti stessi del visibile, in una continua sfida personale in cui l’artista si immerge in prima persona.

bora 3“Bora è un progetto in progress avviato nel 2011 e che si determina come opera autonoma in quest’occasione – scrive Ludovico Pratesi nel testo in catalogo – Tutto sembra ruotare intorno all’instabile equilibrio tra suono e immagine, a quel particolare interesse dell’artista per situazioni “ai confini del visibile”, per quell’impalpabile terra di mezzo tra sguardo e pensiero capace di generare una viscerale tensione narrativa. Un equilibrio che costituisce l’essenza di un lavoro come Bora, dove il paesaggio carsico della Val Rosandra – una riserva naturale tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia – viene agitato dalla bora, un vento che soffia a 140 chilometri orari scuotendo e modellando quella natura rigida ed essenziale ripresa dall’artista con un’attenzione compositiva che rimanda ai dipinti di Caspar David Friederich e all’estetica romantica del sublime.”

boraPer i quattro anni successivi Bora è stato “interpretato” da diversi musicisti mentre il video veniva proiettato su grandi schermi durante i loro concerti, un palinstesto per immagini che sembrava vivere soltanto come background per un palcoscenico musicale. Fino a maggio 2015, quando il lavoro prende un’evoluzione inaspettata e il video diventa un tutt’uno con un piccolo monitor Brionvega, assumendo il suo assetto definitivo: l’integrazione tra il video e il monitor, che funziona senza ausilio di fili o cavi, lo trasforma in una scultura video a tutti gli effetti, un lavoro autonomo che si definisce come punto d’arrivo di una riflessione sulle contaminazioni tra opera e contesto.

“Nel caso di Bora – spiega Yuri Ancarani – dopo aver sperimentato la scala 1:1 attraverso i live, volevo che il lavoro diventasse un oggetto di piccole dimensioni e il più possibile autonomo”.  “Bora diventa quindi “una scatola magica piena di vento” – sottolinea ancora Ludovico Pratesi – che porta con sé il genius loci di un’antica terra di confine, in un mondo dove i confini fisici sembrano essere stati cancellati per sempre, ma quelli ideologici, sociali ed economici appaiono più saldi e impenetrabili che mai.”

bora2“Bora è un’opera anomala – suggerisce Angela Tecce – chi l’osserva è indotto a oscillare dall’impressione che sia sottilmente criptica a quella opposta, che sia invece limpidamente letterale; a interagire con una scultura “animata” e al contempo con un lavoro di videoarte. Infine, ci si abbandona al suono del vento che sembra scompigliarci i capelli mentre osserviamo il paesaggio che scorre sul televisore. Il senso estetico si disvela chiaramente, e come spesso accade la fruizione lascia il posto a una molteplicità di suggestioni, che contribuiscono a focalizzare l’interesse verso il punto di vista intorno al quale l’opera si struttura.”

Dopo essere stata presentata in anteprima dal 4 novembre al 13 dicembre 2015 alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, la scultura-video Bora viene presentata all’interno dei musei associati AMACI seguendo un programma itinerante ricco di appuntamenti che copriranno l’intera penisola, da Bergamo a Gallarate, da Milano a Venezia, da Bologna a Roma, da Pistoia a Bolzano (di seguito l’itinerario completo).

Bora di Yuri Ancarani è accompagnato dalla pubblicazione di un catalogo interamente dedicato al progetto, edito da Libri Aparte, con testi di Federica Galloni, Gianfranco Maraniello, Ludovico Pratesi, Marianna Liosi e una conversazione tra Angela Tecce e l’artista.

L’esposizione del lavoro di Ancarani, che sarà visibile fino a domenica 5 giugno, fa parte di una serie di momenti che il MAMbo dedica, tra maggio e giugno, al video e alla performance. È infatti in corso al museo dal 4 maggio al 5 giugno anche la mostra Fine eroica di un’immagine del Quattrocento di Luigi Presicce e il 12 maggio sarà la volta di Giovanna Ricotta con la performance Non sei più tu – azione due e la presentazione del libro GR / Giovanna Ricotta, a cura di G. Bartorelli, S. Grandi, edito da Cleup. Bora di Yuri Ancarani è accompagnato dalla pubblicazione di un catalogo interamente dedicato al progetto, edito da Libri Aparte, con testi di Federica Galloni, Gianfranco Maraniello, Ludovico Pratesi, Marianna Liosi e una conversazione tra Angela Tecce e l’artista.

Elisa Maria Cerra
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MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
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DUE ANNI FA NEL 2014 ANA GLORA SALVIA ERA A NAPOLI CON UNA PERSONALE DAL TITOLO ARCHI_CUBA L’AVANA MODERNA. IN QUESTI GIORNI E’ RITORNATA NELLA CITTA’ PARTENOPEA ALLA GALLERIA KROMIA CON I SUOI ULTIMI LAVORI : “Mignonettes” stampe di piccolo formato. Questa una delle sue foto.

foto di Ana Gloria Slvia

foto di Ana Gloria Salvia

Mentre nel 2014 a  Palazzo delle Arti di Napoli si è svolta la sua personale  dal titolo Archi_Cuba, L’Avana moderna.

ana_gloria_salvia-hotel_habana_riviera_jpg_485x0_crop_upscale_q85 Architettura in immagini, a cura di Maria Savarese, promossa dall’Assessorato alla Cultura e Turismodel Comune di Napoli e patrocinata dal Forum Universale delle Culture e dalla Facoltà di Architettura dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II.

ana_gloria_salvia_parking_garage_2_1957_jose_fontan_carlos_ferrer_reduct_jpg_485x0_crop_upscale_q85L’indagine fotografica proposta dalla fotografa franco-cubana Ana Gloria Salvia è incentrata sull’architettura cubana del XX secolo. La serie d’immagini, lungi dall’ avere un intento di catalogazione degli stili architettonici cubani moderni, nasce dall’osservazione di un edificio in cemento armato molto conosciuto che ha colpito l’ immaginario dell’artista a tal punto da fotografarlo. L’edificio in oggetto è il Focsa.
ana_gloria_salvia_hotel_habana_riviera_1_1957_polevitzky_johnson_and_ass_asoc_manuel_carrera_reduct_jpg_485x0_crop_upscale_q85 Nel 2011 studiando la storia dello stesso, la fotografa scoprì che era stato tra gli edifici in cemento armato più alti del mondo costruiti fino ad allora. Incominciò da quel momento ad interessarsi agli aspetti dell’architettura cubana meno conosciuti e meno studiati.
ana_gloria_salvia_hotel_habana_hilton_1_1958_welton_becket_and_ass_asoc_gabriela_menendez_y_nicolas_arroyo_reduct_jpg_485x0_crop_upscale_q85Attraverso gli scatti  del corpus di lavori realizzati, Ana Gloria Salvia cerca  di condividere l’estasi che l’esplorazione delle geometrie pure delle forme architettoniche provocano nel suo immaginario, scegliendo così come soggetto privilegiato delle sue indagini fotografiche, alcune costruzioni di questo periodo architettonico, che l’insistere sulla  valorizzazione dello stile architettonico coloniale cubano lascia spesso in ombra
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1946 – 2016  AL COMUNE DI  CASSINO IL 22 APRILE 2016 E’ STATO ORGANIZZATO UN CONVEGNO SUL 70° DELLA REPUBLLICA E SULLE COSTITUENTI TRA LE RELATRICI FIORENZA TARICONE E MARIA PAOLA FIORENSOLI  –
QUESTA LA LOCANDINAmanifestoCassino22maggio2016def

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AL MAMBO – MUSEO D’ARTE MODERNA DI BOLOGNA – IL 5 MAGGIO LAURA CARLINI FANFOGNA DIALOGA CON LUIGI PRESICCE AUTORE DI UNA PERFORMANCE  – Fine eroica di un’immagine del Quattrocento – 

 Luigi Presicce Fine eroica di un' immagine del Quattrocento

Luigi Presicce – Fine eroica di un’ immagine del Quattrocento

A partire dal 5 maggio   data in cui ricorre il non anniversario dall’apertura del museo, fino al 5 giugno 2016 il MAMbo presenta negli spazi della Collezione Permanente Fine eroica di un’immagine del Quattrocento, lavoro inedito di Luigi Presicce.

Laura Carlini Fanfogna

Laura Carlini Fanfogna

Il 5 maggio alle ore 17 e 30 il pubblico incontrerà l’artista, poi Laura Carlini Fanfogna, direttrice dell’Istituzione Bologna Musei  MAMbo e il curatore Lelio Aielloalle ore 18 nella Sala Conferenze del museo dialogheranno con  Luigi Presicce la cui opera  è stata realizzata documentando un workshop tenuto dall’artista nel 2015 con il coinvolgimento di un gruppo di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, nell’ambito di un progetto didattico denominato L’Accademia dell’immobilità, a cura di Lelio Aiello.

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Luigi Presicce Fine eroica di un’immagine del Quattrocento

Il lavoro ha origine dalle elaborazioni collettive suscitate da una descrizione, minuziosa ma solo verbale, di una miniatura del Quattrocento di cui i partecipanti al workshop non hanno mai avuto modo di vedere la riproduzione, dalla quale si è arrivati alla creazione di un’installazione, un tableau vivant, davanti alla tela Funerali di Togliatti di Renato Guttuso, esposta in Collezione Permanente MAMbo.
Numerosi sono stati i passaggi che hanno condotto alla performance Fine eroica di un’immagine del Quattrocento: dalla descrizione dell’immagine alla sua riproduzione sotto dettatura attraverso il disegno; dalla messa in scena di alcuni di questi disegni alla selezione dell’interpretazione più valida, rivolgendo attenzione alla posa, al gesto, alla voce, fino alla performance finale che si è nutrita di suggestioni e stimoli diversi derivati da Delacroix, Niccolò dell’Arca, Peter Brook, Pier Paolo Pasolini e Dereck Jarman.

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Luigi Presicce Fine eroica di un’immagine del Quattrocento

L’esecuzione dal vivo ha avuto un numero volutamente molto limitato di spettatori: due persone sconosciute l’una all’altra. La sua traduzione in video ne permette ora la visione a un pubblico più ampio, offrendo tra l’altro una preziosa rilettura creativa di una delle opere più note e amate del MAMbo.
È prevista anche una seconda postazione video che presenta estratti relativi ad altri momenti e luoghi (a Bologna ma anche a Capri, Firenze e Lecce) in cui si è svolto il progetto L’Accademia dell’immobilità.
Fine eroica di un’immagine del Quattrocento, che sarà visibile fino a domenica 5 giugno, è il primo di una serie di momenti che il MAMbo dedicherà tra maggio e giugno al video e alla performance.

Dopo Luigi Presicce sarà al museo Yuri Ancarani (7 maggio – 5 giugno 2016) con Bora, nell’ambito del progetto Museo Chiama Artista, nato dalla collaborazione tra la Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane del MiBACT e AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani.
Il 12 maggio sarà invece la volta di Giovanna Ricotta con la performance Non sei più tu – azione due e la presentazione del libro GR / Giovanna Ricotta, a cura di G. Bartorelli, S. Grandi, edito da Cleup.

 

Presicce al lavoro

Luigi Presicce al lavoro

Biografia Luigi Presicce
Nato a Porto Cesareo (Lecce) nel 1976, vive e lavora tra Porto Cesareo e Firenze. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lecce, scegliendo deliberatamente di non discutere la tesi. Il suo lavoro è stato influenzato dai suoi studi indipendenti.
Nel 2007 ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive (CSAV) presso la Fondazione Antonio Ratti di Como con l’artista americana Joan Jonas. Nel 2008, nell’ambito di Artist in Residence, ha partecipato al workshop in Viafarini a Milano con l’artista americano Kim Jones. A Milano,nel 2008 ha fondato (con Luca Francesconi e Valentina Suma) Brownmagazine e in  seguito Brown Project Space, per il quale cura la programmazione. Nel 2011 con Giusy Checola e Salvatore Baldi ha fondato a Lecce Archiviazioni (esercizi di indagine e discussione sul sud contemporaneo). Nel 2012 ha preso parte a Artists in Residence al MACRO, Roma. Dal 2010, con Luigi Negro, Emilio Fantin, Giancarlo Norese e Cesare Pietroiusti è coinvolto nel progetto Lu
Cafausu, con il quale è stato invitato da AND AND AND a dOCUMENTA13, Kassel. Ha realizzato performance presso la Fondazione Claudio Buziol, Venezia (2010), Thessaloniki Performance Festival, Biennale 3, Grecia (2011), Reims Festival Scènes d’Europe, Frac Champagne-Ardenne, Francia (2011), Màntica festival, Cesena (2011), Corpus, MADRE, Napoli
(2012), We Folk – Drodesera Festival, Centrale Fies, Dro (2012), Art City Bologna 2013, Bologna (2013), CastelloInMovimento, Castello di Fosdinovo, Massa Carrara (2013), ARTDATE 2014, Bergamo (2014), Il teatro dei luoghi Fest, Lecce (2014), Kunsthalle Osnabruck, Germania (2015). Ha vinto l’Epson Art Prize, Fondazione Antonio Ratti, Como (2007), Premio Talenti Emergenti, CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze (2011), Long Play, MAGA, Gallarate (2012), Icona, ArtVerona, Verona (2014), Level 0, ArtVerona, Verona (2015).
Informazioni generali: www.mambo-bologna.org
Informazioni per la stampa:
Ufficio stampa MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Elisa Maria Cerra – Tel. +39 051 6496653
e-mail elisamaria.cerra@comune.bologna.it

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L’INDIPENDENTE CASA EDITRICE COCCOLE BOOKS RACCONTATA DA DANIELA VALENTE

Irene Iorno

COPERTINA-VITA-DA-SOMAROLa casa editrice Coccole Books di Belvedere Marittimo(CS) fondata nel 2005 da Daniela Valente e Ilario Giuliano, è specializzata in editoria per ragazze e ragazzi con una particolare attenzione a tematiche sociali e di genere. Una realtà editoriale che negli anni si é saputa imporre sul mercato nazionale e internazionale, come ci racconta Daniela Valente“diversi dei nostri titoli sono stati tradotti all’estero, abbiamo ricevuto premi e riconoscimenti, ma moltissimo ancora c’è da fare, rispetto al mercato estero, per esempio, ma anche per le scuole del nostro territorio”.

Un’editoria per ragazze e ragazzi, quali sono le tematiche scelte?

Adrian_vuole_andare_a_scuolaSenza dimenticare mai i destinatari finali della nostra produzione: bambini e ragazzi che devono imparare ad amare i libri e le storie, facciamo editoria indipendente e solidale a tematiche del territorio a cui appartiene e che vuole raccontare con leggerezza e senza mai essere banale la verità anche ai ragazzi: integrazione, disabilità, mafie, scelta partigiana, parità di genere, diritto al lavoro, ecc. Pensiamo che sia intellettualmente onesto raccontare la verità e farlo con il linguaggio giusto. Abbiamo diverse collane: segnalo quella di narrativa non illustrata per ragazzi dai dieci e dai dodici anni e una collana sugli animali da proteggere per i bambini più piccoli di scuola primaria, con belle illustrazioni e materiali di approfondimento su specie che rischiano l’estinzione.

Quali sono i vostri titoli che trattano temi di genere?

SAM-vola-tra-le-stelleDue albi sono espressamente contro gli stereotipi di genere: Sam vola tra le stelle di Fulvia Degl’Innocenti (giornalista), un albo ispirato a Samantha Cristoforetti e La principessa Azzurra di Irene Biemmi (docente universitaria), due albi illustrati che invitano i piccoli lettori a sfidare i pregiudizi e a raggiungere i propri sogni o desideri nella piena realizzazione della propria identità. Ci tengo a segnalare anche Blu come me di Ivan Canu, vincitore del Premio Cento per le illustrazioni ed. 2015, anche questo un albo sull’identità e la diversità.

 

Qual’è stato l’impatto del vostro lavoro sul territorio e che riscontro avete avuto in questi anni?

martaSiamo una delle pochissime realtà che fa esclusivamente editoria per ragazzi al sud. Questo dovrebbe rappresentare un vantaggio, data l’esclusività della proposta, purtroppo si scontra con un contesto difficile, nel quale da una lato la percentuale dei giovani lettori è molto bassa e dall’altro i servizi come biblioteche e librerie per ragazzi sono molto rare. I nostri libri si vendono da Roma in su, ciononostante la terra alla quale apparteniamo da sempre costruisce il senso del nostro progetto: un catalogo di editoria libera, sociale e solidale ma rispettosa dell’ambiente (noi stampiamo su carta FSC e soprattutto in tipografie italiane e non cinesi, dove i costi si abbattono insieme ai diritti dei lavoratori). Una casa editrice che non dimentica mai i suoi destinatari finali: i bambini e i ragazzi di oggi che hanno bisogno di buoni esempi e di buone proposte.

 

Qual’è il messaggio del libro Una vita da somaro, segnalato al Premio ITAS del Libro di Montagna 2015?

Le_parole_scappateTante esperienze e alcune scoperte mi hanno spinto a scriverlo. La forza e l’intelligenza dell’animale protagonista, l’affetto profondo tra nonno e nipote, ma anche la scuola e la disabilità, i diversi usi fatti nel tempo del mulo e dell’asino. Come in tutti i miei libri racconto tante cose, ma il libro che l’autore scrive non coincide quasi mai con quello che gli altri leggono così una stessa storia si moltiplica per il numero dei suoi lettori. Sono i miracoli del libro.

Come nasce la sua collaborazione con l’illustratrice Flavia Sorrentino?

Flavia aveva già pubblicato con noi un suo progetto La bella quasi addormentata, un testo ormai fuori catalogo che rivisitava la fiaba classica in chiave femminista. In quel caso lei era sia autrice che illustratrice. Ho scelto Flavia perché ho pensato che il suo stile si sposasse con quello che volevo raccontare in Una vita da somaro.

Il libro Occhio a Marta!, come lo presenterebbe alle ragazze e ai ragazzi della stessa età di Marta e Andrea?

Questo libro è alla sua seconda ristampa e mi è capitato di incontrare ormai centinai di ragazzi che lo avevano letto. Ogni volta è una grande emozione tutto quello che le classi che vivono situazioni di disabilità riescono a tirar fuori da questa storia. Ho voluto giocare con il concetto di malattia spesso associato all’adolescenza intesa come malessere temporaneo e diversabilità, ma anche parlare di amicizia e amore, emozioni che a tredici anni segnano per sempre la formazione sentimentale di tutti.

Per concludere l’intervista con una segalazione di titoli a firma femminile, quali ci consiglia?

Abbiamo molti testi di questo tipo in catalogo L’isola dei conigli di Zita Dazzi sugli sbarchi dei profughi in Sicilia, Habiba la Magica di Chiara Ingrao sullo ius soli che racconta la storia di una bambina italiana di colore, Suor Oliva il cyberbullismo e i pericoli del web di Cosetta Zanotti, Le parole scappate di Arianna Papini che tratta dell’affetto tra un nipote dislessico e una nonna con l’Alzheimer, Il bus del Blues di Alessandra Sala che racconta la storia di Rumba, aiutante dell’autista su uno scuolabus. Tutte storie per vivere avventure, ridere, sognare, immaginare e anche riflettere.

Daniela Valente ha all’attivo diversi libri editati da Cocole Books da altre case editrici, formatrice accreditata, lavora nelle biblioteche e nelle scuole, fa laboratori di lettura e per lei “l’editoria è catalizzatrice di due passioni: l’amore per la scrittura e l’amore per la lettura” perchè “ l’amore per i libri spesso diventa un mestiere”.

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E’ USCITO IL LIBRO  -IL PONTE MAGICO – DI FEDERICA SCOLARI   UN RACCONTO FANTASTICO ISPIRATO AL PROGETTO THE FLOATING PIERS DI CHRISTO SULLE ACQUE DEL LAGO D’ISEO
è uscito il libro il ponte magico di federica scolariÈ uscito fresco di stampa per Edizioni EventualMente Il Ponte magico di Federica Scolari, un racconto ispirato al The Floating Piers, il nuovo progetto dell’artista di fama internazionale Christo, noto per la land art e le installazioni modellate per fondersi con paesaggi e monumenti.

christo-ponte-lago-iseo-2-2480x1861-700x400“The Floating Piers”. Per 16 giorni, nel giugno del 2016, il Lago d’Iseo sarà reinterpretato. 70.000 metri quadri di tessuto giallo cangiante, sostenuti da un sistema modulare di pontili galleggianti formato da 200.000 cubi in polietilene ad alta densità, comporranno The Floating Piers, una installazione che si svilupperà a pelo d’acqua seguendo il movimento delle onde. I visitatori potranno fruire del lavoro percorrendo la sua intera lunghezza che si sviluppa in circolo da Sulzano a Monte Isola e poi fino all’isola di San Paolo. Dalle montagne che circondano il lago si potrà avere uno sguardo “a volo d’uccello” su The Floating Piers osservandone angoli nascosti e prospettive inaspettate.

il-ponte-di-christo-506963.660x368Anche il protagonista de Il Ponte magico ha dovuto attraversare le acque di un lago: da piccolo, in barca con il nonno. Diventato ormai anziano, siede in poltrona davanti alla finestra per contemplare la bellezza delle acque, e ricorda le volte in cui, nella piccola barca mossa dalle onde, aveva temuto che fossero risucchiati. Ma il nonno lo rassicurava, raccontandogli la storia del lungo pesce-serpente colorato che abitava sul fondale. Non si curava né degli altri pesci, né degli uomini. Tranne quando questi ultimi rischiavano di affogare: allora risaliva in superficie e li portava in salvo avvolgendoli col suo corpo, senza che loro nemmeno lo sapessero! Quante volte, rincuorato, il bambino si era chiesto se il pesce-serpente esisteva davvero…
Convinto che al fanciullo ormai cresciuto non rimanga più molto da vivere, il pesce decide di esaudire il suo antico desiderio, e si porta sulla superficie del lago, là dove nessuno lo aveva mai visto, formando una striscia brillante e luminosa dalla riva di Sulzano alle due isole.

È un sogno o realtà? E che importanza ha? Tutti vogliono provare a camminargli sopra, prima con un po’ di timore, poi con sicurezza. Perché non è mai tardi per tornare bambini, e credere che “impossibile” sia soltanto una parola.

Federica Scolari, classe 1991, si è laureata in Didattica dell’Arte per i Musei con un progetto dedicato all’editoria infantile, presentando un manuale di storia dell’arte per bambini dal titolo Storie d’Arte. Già cofondatrice di Team Cäef, gruppo curatoriale che si interroga sull’arte contemporanea e che organizza annualmente Chunk, un bando per giovani artisti under 35, attualmente sta completando gli studi specialistici in Comunicazione e Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Nel 2013 ha realizzato dei codici Qr per la valorizzazione delle Domus dell’Ortaglia di Brescia. Il ponte magico è il suo primo libro per ragazzi

 

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“SHEROES” IN ITALIA AL FESTIVAL DEI DIRITTI UMANI LAMOSTRA FOTOGRAFICA DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLE SPOSE BAMBINE DEL BURKINA FASO

imagesInaugurazione martedì 3 maggio 2016 alle ore 19.00 presso la Triennale di Milano

A Milano dal 3 all’8 maggio nell’ambito della prima edizione del Festival dei Diritti Umani, Amnesty International Italia esporrà presso la Triennale di Milano la mostra fotografica “Sheroes” sulle spose bambine in Burkina Faso, con scatti di Leila Alaoui, la fotografa franco-marocchina rimasta uccisa negli attacchi del 15 gennaio 2016 a Ouagadougou. 

L’inaugurazione della mostra si terrà martedì 3 maggio alle ore 19.00 presso il Salone d’Onore della Triennale di Milano (Palazzo della Triennale, viale Alemagna, 6) nel giorno di inaugurazione del Festival e alla presenza di Danilo De Biasio, direttore esecutivo del Festival dei Diritti Umani e di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Saranno inoltre presenti i genitori di Leila Alaoui.

La mostra fotografica, il cui titolo è una contrazione di “she” e “heroes”, presenta immagini positive di donne e ragazze provenienti da una varietà di ambienti e situazioni (ospiti e lavoratrici di case-rifugio, ginecologhe, responsabili di associazioni femminili, leader di comunità), storie di coraggio, determinazione, impegno, cambiamento positivo. 

Le “sheroes” sono le nostre eroine: le ragazze che hanno subito e hanno superato la violenza, lo stupro, il matrimonio precoce e forzato, l’esilio, il disagio; ma anche le donne che stanno con loro difendendo, proteggendo, nutrendo, abilitando, ispirando. Alla realizzazione hanno contribuito anche i fotografi Sophie Garcia e Nick Loomis. 

Ci sono due storie in questa mostra: la storia di coloro che sono sopravvissuti al terrore e alla brutalità e la storia di coloro che non ce l’hanno fatta. La prima storia che apre la mostra è quella delle nostre “sheroes”. É una storia di speranza e di luce. La seconda storia è quella di coloro a cui Amnesty International si è rivolta per raccogliere i ritratti delle nostre eroine. La fotografa Leila Alaoui e l’autista Mahamadi Ouedraogo non sono sopravvissuti ai terribili attacchi del gennaio 2016 che hanno privato Ouagadougou, il resto del Burkina Faso e altre città in tutto il mondo di tante persone care. La loro perdita è stata devastante. Ma anche in una tragedia come questa, c’è una storia di speranza e di luce. Questa è la storia che chiude la mostra.

Attraverso questa mostra fotografica, Amnesty International rende onore a tutti coloro che vi sono ritratti, a Leila Alaoui e a Mahamadi Ouedraogo e ai molti altri come loro nel mondo. E invita tutti a partecipare a questo omaggio. 

Nel recente rapporto intitolato “Costrette e impedite: i matrimoni forzati e gli ostacoli alla contraccezione in Burkina Faso”, Amnesty International ha denunciato che i matrimoni forzati e precoci stanno derubando migliaia di bambine del Burkina Faso – anche di soli 13 anni – della loro infanzia e che gli elevati costi dei contraccettivi e ulteriori barriere impediscono loro di decidere se e quando avere figli. Il rapporto contiene anche storie di donne e bambine minacciate o picchiate per aver cercato di prendere decisioni autonome sul matrimonio e la gravidanza.

Nel 2014 e nel 2015 i ricercatori di Amnesty International hanno intervistato 379 donne e bambine, documentando i molteplici ostacoli che impediscono l’accesso ai servizi medici di contraccezione. La legislazione nazionale prevede che le ragazze debbano avere almeno 17 anni prima di sposarsi ma nella regione settentrionale del Sahel più della metà (il 51,3 per cento) delle bambine tra i 15 e i 17 anni risulta già sposata.

L’allestimento presso la Triennale di Milano costituirà la prima tappa del tour della mostra fotografica in Italia. Amnesty International sarà inoltre presente durante il Festival dei Diritti Umani con punti informativi, momenti di presentazione delle proprie attività e laboratori di Educazione ai diritti umani.

 

http://www.amnesty.it/a-milano-la-mostra-fotografica-sheroeshttp://festivaldirittiumani.it/

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LA ” CITTÀ SCATOLA” DI LUDOVICA BALDINI
di Irene Iorno

Ludovica Baldini

Ludovica Baldini

Iscritta al corso di laurea in Pittura presso la Rome University of Fine Arts – RUFA, l’artista Ludovica Baldini, qui presenta uno dei suoi ultimi lavori “La città scatola”, moduli che si ripetono ricordando lo schema urbanistico delle grandi metropoli, dove “l’uomo viene assorbito da ciò che egli stesso ha creato ma che al contempo ne provoca il suo annullamento”.

Ludovica Baldin

Ludovica Baldin

Il progetto nasce da un’elaborazione della teoria sulla globalizzazione e dallo studio attento delle sue conseguenze, che l’artista elabora ricreando lotti, moltiplicazioni di spazi trasformati in rifugi, dove ciascuna/o “si rinchiude in cerca della propria individualità, facendo della sua libertà una prigione e della metropoli un caotico e frenetico rifugio”.

Ludovica Baldini

Ludovica Baldini

Una ” città scatola” che in realtà “non racchiude niente, se non una carcassa” dove la figura umana non compare mai, interpretata come “un relitto industriale, una reliquia forse che rappresenta la fine di un tempo”.
Ludovica Baldini ha iniziato la su attività espositiva nel 2014, e fino ad ora ha partecipato a “Libri mai mai visti”– ex libris VACA 2014, “Una questione di carettere” – museo della stampa, comune di Mondovì,
“Projekt Szymborska”- International Type Design Competition, “Premio internazionale biennale d’incisione”città di Monsummano Terme, “Modus  Operandi” mostra collettiva artisti RUFA-SET, Roma.

 

 

 

 

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  RIMINI – “PROFILI DAL MONDO”, IN CORSO LA II EDIZIONE DELLA  BIENNALE DEL DISEGNO
Irene iorno

Erich Turroni

Erich Turroni

Inizia tra il 23 aprile, fino al 10 luglio, la seconda edizione della Biennale del Disegno, nata nel 2014, promossa dal Comune di Rimini e dai Musei Comunali, che si volgerà presso diverse sedi, luoghi espositivi e non, attraverso 27 mostre allestite in contemporanea con un’esposizione in totale di 2.000 opere.

Fabrizio Corneli

Fabrizio Corneli

Tra i luoghi e gli spazi coinvolti, il Museo della Città, Castel Sismondo, il Teatro Galli, Palazzo Gambalunga, la FAR (Fabbrica Arte Rimini), il Museo degli Sguardi, l’Ala Nuova del Museo della città (Cantiere Disegno), il Complesso degli Agostiniani.

Pino Pascali

Pino Pascali

All’iniziativa hanno collaborato diversi enti e strutture, fondi e collezioni private nazionali e internazionali, per creare una fitta rete di scambio e condivisione e per proporre una rassegna completa, imponente, che porta le firme dei/delle più grandi/e Maestri/e attraversando importanti correnti artistiche, fino ad arrivare alle più contemporanee. Al Teatro Galli saranno inoltre ospitate due mostre “Credevo fosse uno sprazzo, era invece un inizio” sui lavori del fumettista Andrea Pazienza e “Eroico Manoscritto”, che “a novembre
entrerà nei Guinness dei Primati come il manoscritto più grande al  mondo dalla Biblioteca Malatestiana di Cesena”.
Alla manifestazione si affiancherà Circuito Open, un circuito parallelo di esposizioni presso spazi privati o fondazioni, tra cui la Fondazione Tito Balestra Onlus, già sperimentato con successo nel 2014 e Disegno Fetsival.

Per informazioni sulla programma:  musei@comune.rimini.it
http://www.biennaledisegnorimini.it

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                                                                      A  NAPOILI  PRESSO IL COMPLESSO DI SAN GIUSEPPE DELLE SCALZE

                                                                 –  RICAMI  – PERSONALE DI ANTONELLA ROMANO  –   DAL 1 AL 14 MAGGIO


di Carmen Vicinanza

L'uomo nuovo 1La mostra Ricami fa parte della Rassegna T-essere per la XXII edizione del “Maggio dei Monumenti” del Comune di Napoli.

L'uomo nuovo 2Antonella Romano, è un’artista a tutto tondo, proviene, infatti, dal teatro. Con un rituale lento e laborioso, una ripetizione quasi mantrica,  forgia le sue sculture con il fil di ferro, intrecciandolo a mani nude. Uno stile inconfondibile, il suo. Leggere e pregne di significato, le sue installazioni, sono veri e propri ricami in ferro. Figure cariche di simbologia: la Grande Madre, L’Uomo Nuovo, la Ricapitolazione Sciamanica, la Sirena, I Pesci, rappresentano la summa dell’indagine poetica dell’artista partenopea. Seni, melograni, cuore anatomico, specchio, tutti elementi di spiccato simbolismo sono contenuti all’interno delle gabbie di ferro. Le tematiche principali dell’opera di Antonella Romano sono il ritorno all’essenza, all’istinto nella piena libertà di espressione e sentimenti. Figure leggere, trasparenti, ma forgiate con elementi duri quali il ferro, il piperno, a sottolineare la forza dei materiali, delle radici e per contrasto, l’anelito di affrancamento e il desiderio di volare via. Nel suo operato si evidenza il grande amore per la natura, per la vita, con tutte le sue contraddizioni e fragilità, ma prepotente è anche il rapporto con la morte, col dolore.

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Ricami e simboli

Antonella Romano ricama a mani nude. Intreccia chilometri di fil di ferro in un minuzioso e certosino lavoro che forgia figure mitiche e straordinarie. Immagini delicate, leggere, dense di significati esignificanti. Uno stile unico, il suo. Un incessante tessere, ormai divenuto abile tecnica che le concilia la riflessione, che la mette più a contatto con pensiero e interiorità. Nelle sue trame, c’è il frutto della sua conoscenza, della sua esperienza di vita, del pensiero recondito e di quello forgiato dall’esterno. Le sue soavi sculture hanno percorso varie tappe dell’anima e del sapere. A cominciare dalle sue sfere, ispirate dalla ricapitolazione sciamanica, che implica l’enumerare e poi rimuovere gli effetti che si sono accumulati nel corso della vita, nel corpo fisico ed energetico. Bolle di ferro filato che contengono gli oggetti di transizione del suo vissuto, un cuore umano, il calco delle mani, lo specchio col quale sial’artista che lo spettatore è costretto a fare i conti. La sfera simboleggia la protezione, ma anche la gabbia, la morte da cui liberarsi e con la quale fare i conti, costantemente. Un omaggio toccante e raffinato è una sfera dedicata alle spose bambine di tutto il mondo. Al fenomeno di schiavitù velata o meno, alquale ancora oggi, troppe donne, sono costrette. I pesci, delicate figure sospese al soffitto, richiamano il male che facciamo costantemente al nostro pianeta, ai nostri mari, a noi stessi. Le bocche sono spalancate, non hanno un colore definito, tranne un solo esemplare, che vuole essere l’auspicio per un mondo migliore e una maggiore consapevolezza e rispetto della natura.

Un lavoro femminile e al femminile, quello di Antonella Romano. Tra le sue opere troviamo un potente omaggio alla Grande Madre, costituito da un busto di donna e tre grandi seni che contengono dei melograni, frutti che simboleggiano la vita e la morte, ma soprattutto la fertilità, il sangue, l’energia vitale. Una bellissima Sirena rappresenta la libertà, l’istinto, la fluidità, il femmineo. La consapevolezza che bisogna sentirsi liberi di andare per restare, in qualsiasi occasione. L’anelito a rapporti concreti, senza finzioni, che soltanto affrancandosi, divengono reali. L’artista segue e nutre il suo istinto senza reprimere alcun flusso che si trova a incontrare. L’ultima opera, quella a cui ha lavorato per oltre un anno, costituita da una trama talmente fina che pare impossibile sia stata intessuta a mani nude è L’Uomo Nuovo. Una scultura oblunga poggiata su un impiantito luminoso ricoperto di sampietrini, oggetti che Antonella Romano usa spesso come fondamenta per le sue sculture, nella contrapposizione materica della pietra con la leggerezza del fil di ferro. L’unico uomo presente nella mostra, rappresenta l’energia che viene dal basso, dalla terra, la luce che crea e rigenera, lo sprone alla vita, l’amore per la natura, sola condizione possibile, per l’artista, capace di rigenerare l’umanità e segnare un preciso cambiamento di svolta.

Sculture di trame contenenti profonde riflessioni che, seppur composte da un materiale forte quale il ferro, anelano a dare l’impressione di trasparenza, di effimero. Come la stessa Antonella, una roccia che abita una marea di fragilità e debolezze di cui non si vergogna, dalle quali, anzi, trae potenza, arte e bellezza.

Complesso di San Giuseppe delle Scalze Napoli, Salita Pontecorvo 65  Opening 1 maggio ore 19

La mostra Ricami, che inaugura il giorno 1 maggio 2016 alle ore 19, è a cura di Carmen Vicinanza e fa parte della rassegna T-essere per la valorizzazione del Complesso di San Giuseppe delle Scalze, a cura di Archintorno con il coordinamento delle Scalze.

Il giorno 7 maggio con le visite guidate al monumento si potrà assistere anche allo spettacolo teatrale Cunto di Mare e Ferro, tratto da un romanzo di Andrea Camilleri con Rosario Sparno e la stessa Antonella Romano.

Le visite sono su appuntamento, prenotazioni al numero +39 3392255494 e via mail: lescalze@gmail.com

Facebook: https://www.facebook.com/Antonella-Romano-858220614214825/

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MILANO – “SPRIGIONIAMO L’ARTE”  CREATIVITA’ AL FEMMINILE NEL CARCERE DI S. VITTORE

mi 1miIl 17 maggio presso l’Associazione Boscovich Arte e Salute, a cura  di Caterina Corni, la mostra “Speigioniamo l’arte”,
settanta opere di donne detenute tra dipinti, disegni, installazioni tessili, origami e fotografie.

 

 

 

 

 

 

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 ” TRIUMPHS AND LAMENTS A PROJECT OF ROME”   L’OPERA DI WILLIAM KENTRIDGE

di Irene Iorno

I muraglioni del Tevere con il lavoro di William Kentridge

I muraglioni del Tevere con il lavoro di William Kentridge

 

William Kentridge

William Kentridge

Lungo i muraglioni del Tevere, tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini, il murales site specific dell’artista William Kentridge, che
racconta la storia di Roma in 550 metri, realizzato in diversi mesi di lavoro utilizzando la tecnica dell’idropulitura, la pulizia
selettiva della patina biologica dal travertino del muraglione e interventi di stencil e spatole.

Particolari dei grffiti di William Kentridge

Particolari   –  William Kentridge

L’artista sudafricano, conosciuto a livello internazionale per le sue incisioni, i suoi disegni e per i suoi film di animazione nati da
disegni a carboncino, propone alla capitale un’opera imponente, il cui processo narrativo non segue una cronologia storica reale ma attraverso ottanta figure, di 10 metri di altezza ciascuna, mostra epoche, personaggi e momenti della storia di Roma. È un racconto in bianco e nero che ci accompagna per tutto il tempo del passaggio lungo quel tratto del Lungotevere, mentre le immagini si rincorrono sul lungo muraglione, catturandone crepe, sporcizia, odori come fossero tanti capitoli di uno stesso libro.

I lavori di William Kentridge sui muraglioni del Tevere

I lavori di William Kentridge sui muraglioni del Tevere

E anche se l’opera, data la collocazione, è destinata a durare solo qualche anno prima che il muro la riassorba, di sicuro lascerà
traccia e spunti.
Al Macro di Via Nizza sono esposti i bozzetti preparatori del lavoro, promosso dall’Associazione Tevereterno Onlus e realizzato dalla Sovrintendenza capitolina, in una mostra curata da Federica Pirani e Claudio Crescentino, mentre il bozzetto (1:1) con il corpo di Pasolini all’Idroscalo è visibile nella mostra organizzata dalla Sovrintendenza con la galleria Lia Rumma.

“La mia speranza è che, mentre le persone si troveranno a camminare lungo questi 500 metri, esse possano riconoscere immagini di una storia sia familiare ma anche reinterpretata. E questo rifletterà la maniera complessa nella quale la città si rappresenta…Cercando il senso della storia a partire dai suoi frammenti, troviamo un trionfo in una sconfitta e una sconfitta in un trionfo” William Kentridge.

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ROMA – “ANATOMIA IN FUGA/OUT OF THE DEAD- END”
di Irene Iorno


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Claudia Capone, nata ad Avezzano nel 1987, dopo una laurea in Architettura con specializzazione in Restauro architettonico, si iscrive al corso di Scultura presso la Rome University of Fine Arts –
RUFA. Ha esposto al SET, allo SPAZIO Y e in questi giorni, fino al 4 maggio, è in mostra presso la Galleria Curva Pura.
irene4Qui propone una scelta dei suoi lavori di cui ci parla: “La mia ricerca riguarda le tracce, traccia come segno visibile, traccia comeindizio, traccia come suggestione,traccia come traiettoria. Ho un particolare interesse per le morfologie, texture e strutture organiche caratterizzate da un’apparente casualità e rintracciabili in ogni espressione del mondo manifesto, sia naturale che a planimetrie urbane o architettoniche, i cui reticoli descrivono limiti fisici dello spazio che si sviluppano in molteplici possibilità di senso. L’approccio compositivo teso alla definizione di un
organismo complesso ed esteso, a partire da un organismo semplice, è una riproposizione a livello logico-manuale di un meccanismo ben visibile in tutto ciò che ci circonda, dalla natura
all’architettura. Spesso la forma manifesta l’ analogia tra grande sistema e piccolo sistema, tra macrocosmo e microcosmo diventando traccia simbolica”
Info: claudia_capone@live.it   

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PADOVA – UNA ANTOLOGICA DI LEDA GUERRA –  LEVITA’  –  INCURSIONI NELLE PIEGHE DELLA FIGURA UMANA

di irene iorno

opera di leda Guerra

opera di Leda Guerra

Mostra antologica che raccoglie l’intero percorso creativo di Leda Guerra, artista padovana nota per la leggerezza dei suoi quadri-sculture che sono ispirati all’antichità classica e al classicismo rinascimentale. In esposizioneita una cinquantina di opere: dai disegni del periodo accademico fino alle creazioni in tessuto che l’artista padovana, dopo aver sperimentato diverse tecniche pittoriche, ha elaborato in una nuova soluzione esecutiva di carattere plastico, arrivando a realizzare, attraverso l’utilizzo di tessuti di vario tipo, morbidi bassorilievi di sofisticata leggerezza, ma anche di straordinario vigore emotivo e interpretativo.

Auriga di leda Guerra

Auriga di Leda Guerra

 

Personale è l’interpretazione dei bassorilievi del Partenone o delle figure di Nike, Core e Cariatidi, le sculture di Michelangelo, di Andrea Mantegna e di Sandro Botticelli.

 

Hera opera di Leda Guerra

Hera opera di Leda Guerra

Sono vere e proprie incursioni nelle “pieghe” della figura umana, di cui Leda Guerra studia e riprende tratti anatomici e fisiognomici: il tutto con una cura mai leziosa che cattura lo sguardo dei presenti per l’estrema precisione del gesto raffigurante e per la potente originalità delle immagini tridimensionali.
La mostra (inaugurata il 3 aprile chiuderà il 14 maggio) è a cura di Enrica Feltracco

22 aprile 2016

                                         

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                                                    “IL GIORNO CHE SONO DIVENTATO UN PASSEROTTO”

Un libro della scrittrice francese Ingrid Chabbert, edito da CoccoleBooks

un passerottoDi Irene Iorno

La casa editrice di Belvedere Marittimo, specializzata nell’editoria per ragazze e ragazzi, con questo libro di Ingrid Chabbert, cattura l’interesse di lettrici e lettori di ogni età.
Un libro per tutte e tutti coloro che almeno per una volta, avrebbero desiderato indossare un costume da Passerotto ed essere scoperte o scoperti.
Un storia delicata, tradotta da Maria Pina Iannuzzi e Giulio Casella, illustrata da Guridi, che attraverso testo e illustrazione, racconta i diversi passaggi dell’innamoramento, dell’amore e di molti altri sentimenti annessi.
Lo fa attraverso un piccolo personaggio, non a caso senza nome, in cui ognuna/o di noi si può identificare o che forse è l’amore stesso, che si innamora della sua compagna di scuola, Candela.
E attraverso un travestimento da Passerotto, il piccolo “noi” senza nome, ci svela i piccoli desideri e le piccole difficoltà che alimentano il primo innamoramento, forse di ogni età, e che attraverso l’illustrazione di un costume da passerotto invece di misura gigante, ce ne ricorda l’ingombro.
Un libro adatto alle più piccole e ai più piccoli, per la tenerezza del racconto e la semplicità e l’immediatezza del linguaggio scritto e illustrato, per le adolescenti e gli adolescenti perché spiega un qualcosa di reale e di difficile definizione; si trasforma in libro per le/gli adulte/i quando ci ricorda che l’accettazione, il riconoscimento e l’essere amate/i per ciò che si è, é un qualcosa che dovremmo applicare in ogni contesto, senza temere il mutamento né la diversità.
Perché come scrive Ingrid Chabbert nell’ultima pagina del libro “non sono più un passerotto, ma adesso posso volare”

22 aprile 2016

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A PERUGIA UN DIALOGO FEMMINILE ARTISTICO INTERCULTURALE    PERSONALE DI LILLIANA COMES

Anima Cosmica opera di Lilliana Comes

Anima Cosmica opera di Lilliana Comes

Voices in the Moonlight:Parole di Donne L’Evento a Torre Strozzi:Personale d’arte di Lilliana Comes

 Un Percorso pittorico contemporaneo: sulla tematica della comunicazione interculturale e  sulla rappresentazione visiva ed evocativa dell’universo femminile Dal 17 aprile al 08 maggio 2016 Torre Strozzi – Centro di Cultura e Arte Strada della Parlesca –

Nella magica cornice perugina, all’interno degli spazi storici di Torre Strozzi, ha debuttato la nuova personale dell’artista partenopea Lilliana Comes. Una selezione di ritratti che raccontano l’universo femminile, con una delicatezza che si oppone decisamente allo scenario di violenza di cui sono vittime le donne nei fatti di cronaca quotidiana.

 

Lilliana Comes e Mario Pirovano

Lilliana Comes e Mario Pirovano

Dopo Qingdao (Cina), la Biennale d’arte contemporanea e la Fashion for Art, la pittrice Lilliana Comes ha inaugurato negli spazi secolari di Torre Strozzi con la partecipazione del reporter Valter SCAPPINI, la sua nuova personale d’arte contemporanea dal titolo “Voices in the Moonlight: Parole di Donne” sulla tematica visiva ed evocativa del genere femminile. La mostra non si limita a presentare al pubblico straordinari dipinti, ma invita il visitatore ad ammirare le opere quali esempi di una tecnica pittorica rivoluzionaria.

Voices in the Moonlight: Parole di Donne” è un’edizione interculturale incentrata sul dialogo femminile artistico, dalle emozioni del primo amore alla scoperta della felicità, dalla terra del sole al vintage floreale degli anni settanta che portano con sé una miriade di tematiche diverse in suggestive opere e illustrazioni di Lilliana Comes che, da anni è impegnata in un percorso creativo ma anche educativo e d’informazione su fenomeni quali l’eco compatibilità e la multiculturalità. La tavolozza usata dall’artista gioca su sofisticati colori complementari, creando contrasti sorprendenti che velano il volto delle donne di una patina malinconica da cui traspare un’anima palpitante di vita.

Naturalia opera di Lilliana Comes

Naturalia opera di Lilliana Comes

A incarnare il carattere cosmopolita e bohémien della vita artistica della pittrice partenopea sono i ritratti di Anima Cosmica e Città Sognanti accomunati da uno stile figurativo fortemente personale, coerente con il sogno di libertà. Le forme piene e armoniose di Naturalia e Ladre di Lune sono anche rivelatrici di quell’aspirazione all’equilibrio cui hanno dato voce, in modi diversi, molte delle tendenze attive negli anni passati.

Capolavori come Parole di Carta e Dondolo testimoniano lo stile elegante e misurato sperimentato dall’artista, in serie di disegni, dedicati alla lotta contro la violenza di genere e al rispetto dell’ambiente.

L’artista collabora con autori e fotografi di fama internazionale, tra questi Nicolino SAPIO con cui ha curato nel 2014, l’editoriale “A vent’anni dal genocidio ruandese”. Ha realizzato a Fiuggi, la prima start up italiana sulla multiculturalità e la cultura con il brand Benetton e il patrocinio di UNICEF (http://www.lillianacomes.com/).

Voices in the Moonlight: Parole di Donne si focalizza sulla tematica e l’importanza del dialogo e sulla rappresentazione visiva ed evocativa dell’universo femminile – ha dichiarato l’artista Lilliana Comes –  le opere e le illustrazioni esposte in questo progetto inedito, non sono le uniche protagoniste ma sono parte integrante di un atmosfera creativa più ampia. L’intento – ha poi aggiunto la pittrice partenopea –  è quello di indirizzare l’osservatore ad una più attenta riflessione individuale e collettiva sull’importanza della comunicazione interculturale, attraverso le emozioni dell’esistenza femminile, dalla storia alla politica fino alla società”.  “Un progetto perfettamente in linea con il cantiere artistico di Torre Strozzi – hanno dichiarato Massimiliano POGGIONI e Luca AGLIETTI, curatori delle attività del centro d’arte contemporanea Torre Strozzi. Un tema, quello della promozione dell’interculturalità e del rispetto verso le donne affrontato da Voices in the Moonlight, di primaria importanza, a cui abbiamo voluto dare voce nella convinzione che l’arte contemporanea possa essere uno strumento di lettura per comprendere e approfondire al meglio la realtà globale e i suoi molteplici aspetti”.

L’inaugurazione della mostra è stata anche un’occasione di discussione e riflessione, con un evento all’aperto sul fenomeno dell’interculturalità femminile, legata ai sapori e ai loro effetti sull’arte e la cultura. Un dibattito cui hanno partecipato, oltre all’artista Lilliana Comes, anche Mario PIROVANO attore teatrale italiano, traduttore, collaboratore e interprete dei monologhi di Dario Fo.

L’iniziativa vede la collaborazione del Centro di Cultura e d’Arte Contemporanea TORRE STROZZI, l’organizzazione dell’Associazione culturale ARTECH, la Direzione Artistica di Luca AGLIETTI e Massimiliano POGGIONI con la partner di  Press and Education e TWINS pr and media.

22 aprile 2016  

Per info e approfondimenti dott. Giuseppe GIULIO  ggiulio.press@gmail.com 

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 A SIRACUSA – “I GRANDI PER I PICCOLI” DI VERBAVOLANT   –   INTERVISTA A FAUSTA DI FALCO

Fausta Di Falco

Fausta Di Falco

di Irene Iorno
La casa editrice VerbaVolant, fondata da Fausta di Falco con sede a Siracusa e con una giovane gestione quasi tutta al femminile, propone una serie di pubblicazioni e collane legate fra loro da una particolare attenzione alle tematiche del sociale, di genere e dall’idea che “un libro sia anche un oggetto, quindi oltre
che bello da leggere debba essere bello da guardare, possedere, sfogliare, mostrare in libreria”.
Tra le sue edizioni “Fiabe in Rosso. Contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere”, di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti, uscito il 25 novembre dello scorso anno, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e “Il ritorno di Cappuccetto Rosso”, scritto da Annamaria Piccione e illustrato da Monica Saladino.

irene1Tra gli ultimi progetti di questa casa editrice, la collana “Igrandi per i piccoli”, come ci racconta Fausta Di Falco, per far conoscere ai bambini e alle bambine “le storie degli uomini e delle donne che si sono distinti e distinte nella lotta alla criminalità. Ogni libro, attraverso una storia di fantasia, racconta un personaggio che ha sacrificato la propria vita perché credeva nella legalità”. E ogni racconto ė accompagnato da breve biografia della persona scelta e da un’intervista a qualcuno o qualcuna che l’ha conosciuta o studiata.

Come nasce l’idea di questo progetto?
L’ideazione e la direzione del progetto è di Annamaria Piccione, è una scrittrice che ha pubblicato con noi e ha oltre sessanta libri all’attivo con le maggiori case editrici italiane. Già da tempo aveva in mente di parlare di legalità ai più piccoli con un linguaggio diverso, a loro accessibile e il primo volume della collana, “Il gatto del prete povero”, una favola su padre Pino Puglisi, è uscito in prima tiratura, nel marzo del 2013.

Quale è il punto di forza della collana?
La nostra casa editrice si rivolge a grandi e piccini; in particolare per quest’ultimi facciamo in modo che nei nostri libri vengano esaminate tematiche che portino alla riflessione e al confronto.
L’idea base è quella di utilizzare il linguaggio della favola per avvicinare i bambini ad argomenti così importanti e delicati. Inoltre i libri presentano diversi livelli di lettura; alla fine della storia viene raccontata la vita del personaggio ed è inserita un’intervista a una persona che lo aveva conosciuto, ad esempio nell’ultimo volume, quello sul generale Dalla Chiesa, Annamaria Piccione ha intervistato la figlia Simona.

irene2Quale è stato l’impatto sul territorio della scelta di pubblicare storie “di uomini e di donne che si sono distinti nella lotta alla criminalità”?
La risposta è stata buona, soprattutto nelle scuole. Numerosi i progetti legalità che hanno scelto i nostri libri; siamo ad esempio, stati selezionati due anni di seguito per il progetto Gutenberg in Calabria.

Quali sono i progetti nel cassetto a breve termine per la collana e VerbaVolant?
La collana si arricchirà di nuovi titoli già entro il 2017. I primi tre editi sono stati “Il gatto del prete povero”, una favola su padre Pino Puglisi; “Il dono del re dei pesci”, una favola su Peppino Impastato; “La scelta del sovrano giusto”, una  favola sul generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Annamaria Piccione sta già pensando ai prossimi libri, studiando uomini e donne che hanno sacrificato la propria vita per la libertà e il riscatto dei più deboli. Purtroppo c’è l’imbarazzo della scelta.
In questo momento stiamo lavorando anche ad altri tre progetti che usciranno per il Salone del libro a Torino, tra cui “Briciole”, un libro ambientato in una Parigi di inizi ‘900 in cui delle briciole scartate da buonissimi dolci lotteranno per rifarsi una vita, e ad un progetto rivolto solo ai più grandi, l’antologia “Teorie e tecniche di Indipendenza” che raccoglie racconti di 24 scrittori sul
tema dell’indipendenza e i proventi saranno devoluti in beneficienza.

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A PALERMO “ANTHOLOGIA” DI LETIZIA BATTAGLIA

Di Irene Iorno

In mostra fino all’8 maggio presso la Zona Arti Contemporanee ( ZAC ) nei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, i lavori fotografici di Letizia Battaglia, a cura di Paolo Falcone.

L’evento voluto dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, promosso dall’assessorato alla Cultura del capoluogo siciliano, in collaborazione con la Fondazione Sambuca, rientra nell’ambito delle celebrazioni per gli ottant’anni di Letizia Battaglia, omaggio alla sua carriera riconosciuta a  livello internazionale. Esposti oltre 140 lavori, fotografie in bianco e nero in grande formato, video interviste, libri e materiali inediti della fotografa palermitana, fra le prime donne fotogiornaliste in Italia.

“Anthologia” ripercorre il suo grande lavoro di ricerca, documentazione, archiviazione delle immagini e ci racconta ogni aspetto sociale, culturale, religioso, e quotidiano di oltre quarant’anni di una parte di storia italiana.

Attraverso le sue fotografie Letizia Battaglia ha catturato e immortalato speranza, dolore, povertà, miseria, morte e molto altro di una Palermo osservata e fotografata attraverso ritratti e istantanee e in questo percorso narrativo, le donne rimangono tra i suoi soggetti preferiti.

Il curatore della mostra Paolo Falcone la descrive come ” una mostra antologica che mette in luce i diversi aspetti del lavoro di Letizia Battaglia; concepita come un unicum polifonico dove amore e dolore, sangue e compassione, tragedia e sogno si mescolano in un percorso dal forte impatto emotivo, riflettendo il suo coraggio e la sua grandezza”.

Un volume inedito accompagna la mostra, edito da Drago, raccoglie tutto il materiale fotografico della mostra, ha un testo introduttivo di Paolo Falcone e propone interventi di  importanti esponenti internazionali del mondo della fotografia, del giornalismo, della cultura e della politica.

“Con Palermo c’è sempre stato un rapporto di rabbia e di dolcissima disperazione. La sento malata e mi fa arrabbiare, io vorrei andarmene ma non ci riesco, la amo morbosamente e ho ancora molte cose da fare nella mia citta” ( Letizia Battaglia )

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PERSONALI DI DUE ILLUSTRATRICI INGLESI ALLA FIERA DELL’ILLUSTRAZIONE DI BOLOGNA 2016

Laura Carlin, autrice della copertina dell’Annual 2016, vincitrice del Grand Prix alla Biennale di Illustrazione di Bratislava con il libro “A world of Your Own” edito da Phaidon Press, menzionata nel 2014 nella sezione Fiction del BolognaRagazzi Award per il suo libro “Promise” e vince il V&A Award con “The Iron Man”, con testi di Ted Huges, editi da Walker Books.

libro di Laura Carlin

illustrazione di Laura Carlinillustrazione di Laura Carlin

 

Maisie Shearring, giovane illustratrice proveniente dalla Cambridge School of Art, vincitrice del Premio BCBF – Foundaciòn SM 2015 con il lavoro ” Susan’s School Days”

illustrazione di Maisie Shearring

illustarzione di Maisie Shearringillustarzione di Maisie Shearring

 

 

Letizia Marabottini

spirito resiliente, 2014, stampa su pioppo,120x80                                                  foto di L.M.

 

Oblio,2013,diaplex,120x80                                                   foto di L.M.

 

resilienza, 2014, stampa su raso, 100x70                                                    foto di L.M.

 

picco.                                                      foto di L.M.

 

DALL’ARCHIVIO FOTOGRAFICO de “Il PAESE delle DONNE”

(parte seconda)

a cura di I.Iorno

I.Iorno 16                        foto di I.I.

I.Iorno 30                        foto di red.

I.Iorno 36                        foto di red.

I.Iorno 5                        foto di I.I.

I.Iorno 4                         foto di I.I.

I.Iorno 15                                  foto di I.I.

I.Iorno 26                       foto di I.I.

I.Iorno 1                       foto di red.

I.Iorno 34                       foto di I.I.

I.Iorno 20                        foto di I.I.

 

DALL’ ARCHIVIO FOTOGRAFICO de “Il PAESE delle DONNE”

(parte prima)

a cura di Irene Iorno

I.Iorno 24                         foto di I.I.

I.Iorno 9                     foto di I.I.

I.Iorno 32                      foto di I.I.

I.Iorno 3                     foto di I.I.

I.Iorno 35                     foto di I.I.

I.Iorno 12                     foto di I.I.

 

I.Iorno 41                    foto di I.I.

 

I.Iorno 18                    foto red.

 

I.Iorno 23                    foto di I.I.

I.Iorno 37                    foto di I.I.

 

I.Iorno 10                    foto di I.I

I.Iorno 33                              foto di I.I

I.Iorno 27                    foto di I.I

 

L’artista Hayat Saidi riceve l’Oscar dell’Arte della Biennale d’Arti Visive di Montecarlo

hayat saidi

hayat saidi

 

La pittrice marocchina Hayat Saidi è stata riconosciuta dai professionisti italiani del settore artistico con  l’Oscar dell’Arte nel Salon Sincerity di Monte-Carlo Bay. Un traguardo notevole per un’artista che ha contribuito alla promozione dell’arte, favorendo con il suo impegno sociale e culturale lo sviluppo dell’arte contemporanea del Marocco sul territorio internazionale. Non a caso alla scorsa edizione della Biennale di Firenze, Hayat Saidi è stata l’unica rappresentante del Marocco.

Hayat Saidi -blanc-

Hayat Saidi -blanc-

A Roma riceve il Premio Michelangelo,  a Firenze il Premio Leonardo da Vinci e il Mercurio d’Oro. Ha ricevuto il Premio Marco Polo durante la Biennale delle Arti a Venezia, ha vinto il terzo premio del 150 anniversario dell’Unità d’Italia e conseguito il Premio Internazionale della Biennale di Lecce 2010. In Francia il suo nome è entrato nell’archivio del Dizionario dell’Arte Larousse Drouot  e nella nota rivista “Arte e Cultura”. Medaglia di Bronzo all’Accademia Arti, Scienze e Lettere di Parigi,

Hayat Saidi -aspiratio-

Hayat Saidi -aspiratio-

Consensi di pubblico e di critica per Hayat Saidi arrivano anche  dagli USA, dalla Slovenia, dal Canada, da Dubai e dal Marocco stesso: l’artista, infatti, è stata riconosciuta come migliore rappresentante del Museum of the Americas. A Cannes ha ricevuto, da Martina Picasso, il Premio internazionale per il Marocco all’ottavo Trofeo Internazionale Ba-rocco, Ambasciatrice dell’arte marocchina a ARTITA in Slovenia.

 

Hayat Saidi -naissance-

Hayat Saidi -naissance-

Hayat Saidi è fondatrice del Women’s Art World, un concetto per la promozione e la valorizzazione della donna artista nel mondo, è anche fondatrice di Art’PMD (Art Peinture Musique et Développement Personnel).

 

 

 

 

 

 

 

 

LA TUA CASA

“perché a volte la tua casa può essere in molti gesti e in molto posti, che messi insieme formano te e quello che forse sarai, e in molti luoghi, che possono racchiudersi in diverse persone o stanze”

foto di ierene iorno

foto di Irene Iorno

 

IL MIO MONDO

“C’era forse una volta il mio mondo, potrei dire. E visto da lì, quel mondo non era poi così male, ma nel tempo non riuscii a guardarci attraverso, come se quel poco che era rimasto, se non usato con sapienza, lentamente si stesse perdendo e per questo incomincia ad accorgermi, provando a cambiarlo, di quanto fosse diverso da prima”

foto di Irene Iorno

foto di Irene Iorno

I LUOGHI

“i luoghi di Marina, Franca, Edda, Donatella, Gabriella, Linda, Britt, Mimmi, Fiorenza, Maria, Monica, Francesca, Erminia, mi ricordano ognuno una parte della mia storia e a loro dovrò parte della mia futura storia di donna”

I.Iorno_11                                                  foto di Irene Iorno

 

 

SKETCHBOOK di Francesca Manzini

Un viaggio è un cammino interiore. Attraverso il mio sguardo i luoghi mi abitano e prendono vita dentro di me. Si trasformano, si sovrappongono. Cambiano nome. Compongono un paesaggio interiore imprevedibile. Appunti di viaggio. Ricordi. Ombre.

 

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foto di F. Manzini

 

 

NON ANDARE PER IL BOSCO  di Francesca Manzini

Incurante del divieto. Il richiamo del bosco è più forte di ogni paura. Il bosco è il luogo dove prende corpo il pericolo, dove ci si può perdere. Ma il rischio di perdersi è l’occasione per potersi ritrovare.

FrancescaManzini#03

FrancescaManzini#04                            foto di F. Manzini

 

FRAMMENTI

al quartiere romano di San Lorenzo

foto di Irene Iorno                                foto di Irene Iorno

 

foto di Irene Iorno                    foto di Irene Iorno

 

foto di Irene Iorno                                foto di Irene Iorno

 

foto di Irene Iorno                     foto di Irene Iorno