Un viaggio di letteratura teatrale attraverso il rapporto tra Casanova ed entità demoniache che vogliono la sua anima, con canzoni, musica e comicità. Nel decennale del percorso teatrale “I Fantasmi di Goldoni e Casanova a Venezia” avviato nel 2016, sono due i “Casanova” di Antonella Barina all’interno del programma ufficiale del Carnevale veneziano 2026:
- Il libro con il testo completo della decima commedia della poeta e drammaturga veneziana dal titolo “Sette Canzoni per Casanova e lo scorno del diavolo”, pubbli-cato dal Mondo delle Idee di Chicca Morone attraverso le Edizioni Psiche di Torino, avrà due diverse occasioni di presentazione (11/2 a l’Avogaria, 13/2 a Micromega).
- Lo spettacolo con Monica Zuccon e Salvatore Esposito, intitolato più brevemente “Casanova e lo scorno del diavolo” con il ricco sottotitolo “Olimpiche peripezie, frizzi lazzi e parodie”, liberamente sovvertito nello stile del cabaret di Cafè Sconcerto, avrà due repliche in centro storico (12/2 a Palazzo Trevisan degli Ulivi, Consolato di Svizzera) e altre tre in terraferma (13, 14, 15 /2 in Cafè Sconcerto Sala Teatro).
In tutto sette eventi dedicati ad una rilettura del Casanova storico che l’autrice veneziana indica come vero e proprio genius loci della città di Venezia, i cui parametri sono stati ribaltati e rimescolati più volte nel Teatro Karmico Quantico di Barina fino ad approdare alla verità prossima al vero di un ricercatore multidisciplinare che fa della filosofia arte di vita.
Un Casanova che nelle dieci commedie scritte per il Carnevale di Venezia è finito ben tre volte, non una, ai Piombi. Un Casanova che spia l’amico Goldoni e poi fa di tutto per salvarlo. Capace di sciogliere i nodi karmici di altri fantasmi veneziani, spesso salvato da misteriose deità femminili, inseguito fino all’ultimo da equivoci Inquisitori e da non sempre trasparenti Signori della notte. Le commedie, consequenziali, costituiscono un unico mahabharata veneziano. Quest’anno 2026 la stretta finale: riuscirà Casanova, l’uomo colto, il filosofo, l’eretico a salvarsi, ma soprattutto ad essere finalmente compreso e a comprendere se stesso? Demoni e attori di Cafè Sconcerto faranno di tutto per confondergli le idee.
PROGRAMMA
MERCOLEDÌ 11 FEBBRAIO ore 12, Teatro a l’Avogaria, Corte Zappa, Dorsoduro 1617: Antonella Barina e Chicca Morone presentano il libro “Sette Canzoni per Casanova e lo scorno del diavolo”, testo drammaturgico di Barina pubblicato dal Mondo delle Idee in Psiche Edizioni.
GIOVEDÌ GRASSO 12 FEBBRAIO ore 18 e ore 20.30, Consolato di Svizzera, Palazzo Trevisan degli Ulivi, Dorsoduro 810: Cafè Sconcerto, spettacolo “Casanova e lo scorno del diavolo” di Barina “Olimpiche peripezie, frizzi lazzi e parodie” con Monica Zuccon e Salvatore Esposito.
VENERDÌ 13 FEBBRAIO ore 18 a Micromega Arte e Cultura, Campo San Maurizio, San Marco 2758: Analisi del testo drammaturgico “Sette Canzoni per Casanova e lo scorno del diavolo” di Barina col critico Enzo Santese e Chicca Morone, memoria del percorso teatrale 2016-2026.
VENERDÌ 13 ore 21, SABATO 14 FEBBRAIO ore 21, DOMENICA 15 ore 17 in Cafè Sconcerto Sala Teatro, Via Santa Margarita 7/A, Chirignago (Venezia): spettacolo “Casanova e lo scorno del diavolo” di Barina “Olimpiche peripezie, frizzi lazzi e parodie” con M.Zuccon e S.Esposito.
Info 3926281236 (presentazioni), 3356952267 (spettacoli)
Il Teatro Karmico-Quantico di Antonella Barina
COME CASANOVA TI CAMBIA VENEZIA
di Chicca Morone
Poeta, drammaturga, dagli anni Settanta collaboratrice delle testate delle donne a partire da Effe, giornalista professionista per trent’anni all’Ansa, Antonella Barina (Venezia, 1954) oggi vive nomadicamente tra Venezia, Sicilia e Spagna. Qui parla del percorso teatrale “I Fantasmi di Goldoni a Venezia” che ha ideato nel 2016 e della decima delle sue commedie scritte appositamente per il Carnevale veneziano. Quella di quest’anno si intitola “Sette Canzoni per Casanova e lo scorno del diavolo” ed è pubblicata su progetto del Mondo delle Idee presieduto dall’editrice Chicca Morone, a sua volta scrittrice e poeta, attraverso Psiche Edizioni. A compendio, splendide immagini feline di Chiara Rota. “Non c’è da stupirsi che Antonella Barina abbia scelto un personaggio come Casanova per portare sulla scena un uomo molto poco conosciuto nella sua vera essenza, quella che lo vede attore di continuo movimento nella ricerca di una completezza al di là della realtà visibile. La scelta di un omologo per l’Autrice è praticamente obbligata in quanto non è solo il luogo che li lega, ma anche alchimia, percezione dell’ambiente veneziano, sospeso tra passato e futuro in un presente di cui vedono le incongruenze, la profondità di pensiero e la libertà intellettuale” (Chicca Morone, nel libro).
Come nasce la nuova, la decima commedia?
In modo un po’ diverso dalle altre. Nel 2025 oltre alla commedia annuale ho scritto le “Sette Canzoni per Casanova”, liriche e storicamente precise, per l’Arsenale Water Show dedicato a Casanova, evento clou del Carnevale con 25mila presenze e regia di Enrica Crivellaro. Mentre le scrivevo continuavo a sentire la voce del personaggio del diavolo che usciva in rima e voleva comprare l’anima di Giacomo. Ho annotato tutto. Poi, a Granada, ho finito il testo.
Hai sempre lavorato sui miti del femminile, sul linguaggio di genere, sulla memoria delle donne e sulla loro condizione nel giornalismo. Come mai un percorso teatrale con protagonisti maschili, Goldoni e Casanova in forma di fantasmi?
Li ho coinvolti nelle più incredibili avventure assieme a personaggi del loro tempo e dei tempi a venire, ma, a dire il vero, in ciascuna delle dieci commedie ho travasato una dea ex machina in una figura apparentemente secondaria che porta a compimento l’azione, una Signora che dice cose fondamentali e snobba la visibilità. Nel tempo sono andate in scena tra le altre Demetra e Persefone, Ecate, Eriskegal, Afrodite. Però, poiché il femminile negli ultimi millenni è stato abbondantemente narrato da altri, è salutare che ogni tanto si pronunci sull’altro da sé. Il mio scopo è ionizzare, con riguardo, l’immagine di Venezia destrutturando i pesanti stereotipi costruiti attorno a due figure storiche maschili intelligenti e trasgressive, che hanno pagato il proprio sguardo critico sulla città: sono finiti entrambi in esilio. Goldoni per me è un drammaturgo satirico capace di mettere alla berlina i cicisbei di cui parla nelle sue commedie e nelle sue “Memorie”, e non un “bonario” commediografo come si vuol far credere, e Casanova non è un erotomane con l’idea fissa ma, nell’aspetto che alla fine ho evidenziato, un ricercatore multidisciplinare che fa della filosofia un’arte di vita. La sua “Histoire de ma vie” può essere letta come una lunga seduta di autocoscienza maschile, con ammissioni importanti di prove ed errori, che non mancano, tant’è che l’ho fatto finire in carcere non una, ma tre volte. Nel saggio introduttivo del libro parto dal concetto che, rettificando l’immagine superficiale e fuorviante di quel genius loci che incontestabilmente Casanova è per Venezia, la città possa ritrovare la propria anima.
Parli di “teatro quantico”, cosa significa?
Ho solo esteso il regno della fantasia alla possibilità di tanti regni paralleli e intersecantisi, possibili in quanto pensabili. Il che ha suscitato notevoli resistenze con la motivazione che i due non si erano mai conosciuti: c’era il timore che venisse stravolta la palude di motteggi in cui è stata affossata la loro genialità. In effetti, un’interpretazione banale del passato genera un futuro altrettanto banale, ma certamente controllabile. Invece, è storia, lo stesso Casanova confermò a Voltaire di conoscere Goldoni, il quale alla madre di Casanova aveva dedicato una commedia. Goldoni l’ho sentito vicino per quante ne ha passate, gli copiavano la trama delle commedie, mandavano disturbatori alle sue rappresentazioni, ha scontato di essersi fatto drammaturgicamente carico di problemi quali gioco, usura, sistema bancario. Ma non poteva dire tutto, così, ad esempio, in “La Commedia dei Murazzi, ovvero el Mose ai tempi di Goldoni” ho creato parallelismi tra la costruzione delle barriere a mare settecentesche dei lidi veneziani, di cui finora non è uscito dagli archivi alcun rendiconto, e le dighe del Mose, la cui inchiesta giudiziaria ha rivelato modalità di approvvigionamento e reti di accordi che sono andate a riempire il vuoto della memoria storica precedente. Se la verità non viene pronunciata, ristagna, si cancerizza, e i fantasmi non riescono a liberarsi. All’inizio, nelle conferenze, dicevo teatro quantico, adesso direi karmico/quantico. Ringrazio chi nel tempo ci ha ospitato.
Perché la scelta di scrivere in veneziano?
È stata in primo luogo una conquista personale. Essendo figlia di una siciliana e di un veneziano, era d’obbligo in casa parlare italiano, vietati i cosiddetti dialetti. Col veneziano mi sono sbloccata quando ho tradotto in lingua lagunare la mia “Benedizione degli animali”, nel 2011. Lo stesso mi è successo poco dopo con le poesie in siciliano. Li scrivo entrambi, ho dentro le voci dei pescatori di Chioggia e dei miei nonni materni di Sicilia.
Cosa vuoi esprimere con queste commedie?
Per quasi tutto quello che scrivo, a partire da “Madre Marghera. Poesie 1967-2017”, ci sono più livelli di lettura. Trattandosi del Carnevale, il primo livello è quello della venezianità: motti, allusioni, mentalità che solo i/le residenti originari riconoscono. Un secondo livello è quello storico: ogni commedia parte da un dato storico reale, come “Il giocatore giocato” del 2018, nato dalla coincidenza del ritorno di Casanova dall’estero nel maggio del 1753 con l’arrivo a Venezia delle prime copie delle commedie di Goldoni stampate a Firenze, fatto per il quale, riferisce Carlo nelle sue “Memorie”, furono messe all’indice: è stato facile entrare in un possibile quantico nel quale Casanova, informatore perché ricattato dall’Inquisizione veneziana, fosse incaricato di spiarlo. Un terzo livello è l’attualità trasposta nel Settecento: le soperchierie del potere, la censura, la corruzione, la rete di controllo che a Venezia entra nelle case, ruba le opere inedite, le distrugge e fa danni, ecc. Ho portato in teatro questo aspetto, ma ne ho anche scritto e pubblicato un anno e mezzo prima che se ne occupasse Report. Un altro livello ancora è, diciamo, spirituale e di genere: le figure femminili di cui dicevo conoscono il destino di Venezia, sono fasci di energia che lavorano per lei. C’è poi l’aspetto sociale: offrire al pubblico le voci silenziate, ne “Il pesce mai visto” del 2024 ho inserito la mia traduzione del cinquecentesco “Lamento dei pescatori veneziani” dove fin da allora si esprimeva preoccupazione per le dighe a mare e si descrivevano le furberie dell’aristocrazia. C’è poi un livello musicale, ho sempre scritto in consonanza con musiche d’epoca e, quando è stato economicamente possibile, sono state utilizzate. Un altro livello è linguistico: recupero di parole dimenticate, adozione di regole ortografiche peraltro controverse, la pronuncia, ecc., con la partecipazione dell’attrice Maria Pia Colonnello, una grande, che rifiniva la parlata goldoniana, e con l’esperienza di teatro di Roberto Milani, sia attore che regista della maggior parte delle commedie. Un altro livello è numerologico, più complesso e “casanoviano”.
Ma non sono opere seriose!
Già, dimenticavo: la comicità. Sono tutte commedie con equivoci. Con il veneziano mi escono in rima, ma è la mia parte siciliana che scrive come per un teatro di pupi, anche se qualche volta ho creato parti a misura di chi le avrebbe recitate. La comicità stempera il resto. Tutto quello che ho sperimentato personalmente in questa Venezia difficile l’ho portato in teatro per far ridere. Sono curiosa di vedere se qualcuno avrà il coraggio di mettere insieme tutte le dieci commedie, che sono consequenziali, in un unico mahabharata veneziano, non sarà facile trovare finanziamenti. Ogni commedia ha avuto di media un contributo pubblico annuo di 1800-2000 euro in tutto per attori, costumi, scenografie, in più la Siae per l’autrice. Ne siamo grate e grati al Carnevale di Venezia. Per me il Carnevale è sacro.
Infine, nel decennale, “Casanova e lo scorno del diavolo” …
Ce ne sono due quest’anno di Casanova: quello del libro, su cui riflettere in rima continua meditando bene se è il caso di accettare il patto iniquo, perché tanto il diavolo vi fregherà sempre, e la liberissima interpretazione che ne daranno Monica Zuccon e Salvatore Esposito nello stile cabaret di Cafè Sconcerto, prima al Consolato di Svizzera e poi nella loro Sala Teatro di Chirignago. Quest’anno pensavo di portare a Venezia solo il libro, la loro disponibilità sarà un’allegra sorpresa anche per il dionisiaco Casanova. È un Casanova vicino alle nostre scelte quotidiane: dall’intelligenza artificiale alla tentazione di vendersi in cambio di potere e notorietà, ma c’è posto anche per il fondamento filosofico casanoviano: la ricerca della felicità.
Dillo, alla fine ti sei innamorata di Casanova.
Ebbene, sì. È l’unico uomo con cui oggi amoreggerei. L’unico che mi terrebbe botta. Ma è tempo che lui vada.