Sul canale YouTube dell’associazione l’esclusiva testimonianza di Etta Mozzoni in una conversazione con Fiorenza Taricone.
Ringraziamo Etta Mozzoni – figlia del pronipote della celeberrima Anna Maria all’anagrafe Marianna (Rescaldina 1837- Roma 1920),
fra le più lucide teoriche e militanti femministe tra Otto e Novecento – per l’esclusiva conversazione, sul nostro Canale YouTube, con la sua amica Fiorenza Taricone, studiosa di pensiero politico e questione femminile, che ne firma il report.
Ai ricordi familiari sulla grande ava, “Maestra di democrazia e libertà”, si accompagnano quelli personali ed emblematici di Etta bambina, durante la seconda guerra mondiale e sotto il nazifascismo. Un’esclusiva testimonianza offerta come “come gesto civico, di resilienza” alle nuove generazioni “…in un paese in cui la memoria è molto trascurata e la
storia ormai vilipesa”.
Report di Fiorenza Taricone
Ringrazio preliminarmente Etta Mozzoni, di cui mi onoro di essere amica da decenni; il tramite della conoscenza è altrettanto caro, trattandosi di Rachele Farina, partigiana, autrice di testi e mostre, scomparsa non molti anni fa.
Ringrazio Etta per il regalo di questa intervista, in via esclusiva.
L’appartenenza di Etta dirama dal primo nipote di Anna Maria, Enrico Mozzoni, inserendola in un’antica genealogia femminile in cui già Marianna indica nella madre, Delfina Piantanida (risorgimentale, dell’alta borghesia milanese, moglie di Giuseppe Mozzoni), colei che l’educò al libero pensiero.
Teorica e militante femminista, Marianna è personaggia del tutto familiare negli studi di genere, ma non proprio famosissima come meriterebbe nella narrazione di una storia d’Italia che si rispetti. Scrittrice polemista e critica della sottomissione femminile sia dentro che fuori la famiglia, è la prima, nel 1864, a sottoporre a critica spietata il Codice Civile Italiano prossimo alla codificazione (1865), che sanciva l’inferiorità femminile; da allora la Mozzoni inizia una doppia battaglia: assicurare alle donne i diritti civili e politici e contemporaneamente lottare per la giustizia sociale, vicina al socialismo, senza però mai identificarsi in un partito per non limitare la libertà femminile.
Etta Mozzoni nasce invece in un piccolo paese ligure della Val Bormida, Pallare, si trasferisce poi a Bardineto, ed è cresciuta in una famiglia acculturata per l’epoca: la madre maestra, il padre, segretario comunale. Studia per qualche tempo all’Università di Grenoble e al ritorno, ottiene un impiego. Dopo il matrimonio e le due figlie, l’eredità della Mozzoni è evidente nell’esercizio della cittadinanza attiva, fino all’approdo nel Consigli di Circoscrizione e poi Municipali di Genova.
Uno dei primi approcci alla Mozzoni è, per Etta, nel ricordo del padre che le telefona quando lei è a Grenoble per dirle che una giovane studiosa, Franca Pieroni Bortolotti, in seguito pioniera degli studi di genere, chiede un documento; va a rovistare nel baule per rintracciare il materiale che probabilmente si riferisce a un incontro ginevrino sulla prostituzione, quella che la Mozzoni definirà l’indegna schiavitù.
Nel conversare, ho tenuto in particolare ai ricordi di Etta durante la guerra e la lotta contro il nazifascismo, perché le bambine e i bambini sono diventati solo di recente protagonisti delle ricerche storiche sulla Resistenza. I sentimenti di paura, solitudine, pericolo che lei e tanta altra infanzia ha avvertito, sono stati così profondi da essere ricordati ancora con grande vivezza. L’eredità di Marianna e il deciso antifascismo si sono combinati in Etta Mozzoni nell’esercizio ferreo del diritto alla cittadinanza libera e nell’adesione ad un pensiero progressista e femminista insieme.
Per quello che mi riguarda personalmente, il pensiero di Anna Maria Mozzoni non tradisce la sua età: il bisogno del lavoro per essere indipendenti, senza però essere sempre tutelate, la cura della propria libertà, la lotta contro i luoghi comuni che oggi chiamerebbe discriminazioni e molestie.
Chiudo ringraziando Il Paese delle Donne, che analogamente ha difeso la sua libertà mantenendo per tutte uno spazio che permette la trasmissione alle nuove generazioni di un documento, una testimonianza, iscritta nella genealogia politica femminile, oltre che biologica.