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Titolo di studio della madre e rischio Neet, la ricerca Dedalo

Secondo lo studio “Neet, non invisibili: sfide e risposte per attivare le risorse del futuro”, più è alto il titolo di studio della madre, minore è il rischio di diventare un giovane che non studia, non lavora e non è inserito in percorsi formativi. Si riduce, dunque, il rischio di incorrere nella condizione di Neet.

Lo studio emerge dal primo rapporto di analisi del progetto Dedalo, Laboratorio permanente sul fenomeno Neet, realizzato da Fondazione Gi Group in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, in collaborazione con ZeroNeet, il programma di contrasto al fenomeno dei Neet promosso da Fondazione Cariplo, e Fondazione Compagnia di San Paolo.

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Una delle sue caratteristiche è l’aver ampliato la fascia d’età della popolazione oggetto d’indagine a 15-34 anni, così da cogliere la condizione delle nuove generazioni considerando i tempi più lunghi con cui molti ragazzi e ragazze completano gli studi e raggiungono le tappe chiave dell’età adulta. 
Scorrendo i dati dell’analisi, circa un giovane su sei (18,8%) tra i 15 e i 34 anni non studia, non lavora e non è inserito in programmi formativi. Questa condizione riguarda soprattutto la componente femminile, dove la quota raggiunge il 21,9% rispetto ai maschi, tra i quali si registra un valore del 15,9%.

Il fenomeno si spiega con il fatto che, dice la presidente della Fondazione Gi Group, Chiara Violini:
“Crescere in una famiglia in cui la madre ha almeno il diploma significa disporre non solo di maggiori risorse economiche, ma anche di competenze culturali e reti di orientamento che aiutano i figli a compiere con più consapevolezza la transizione dalla scuola al mercato del lavoro”. “Dalla nostra analisi – continua Violini –  emergono cinque priorità per sostenere i giovani nel percorso verso il lavoro e la realizzazione personale:rafforzare il sistema duale scuola-lavoro;potenziare l’orientamento sin dalla prima infanzia e introdurre misure di sostegno economico per chi proviene da contesti svantaggiati; valorizzare l’istruzione terziaria e l’apprendimento permanente; attivare percorsi multistakeholder di reinserimento e riattivazione dei giovani; dotarsi, a livello nazionale e regionale, di strumenti di monitoraggio continuo che permettano di analizzare in modo più preciso l’evoluzione del fenomeno Neet e seguire il percorso individuale di studio e lavoro delle persone durante la loro intera vita, limitando il rischio di dispersione

Il progetto è accessibile all’indirizzo https://fondazione.gigroup.it/dedalo/