Per chi ama immergersi nella lettura, nella cultura del vino e nella riflessione, tornano gli appuntamenti della serie Social Wine.
La nuova divulgazione del vino, lo abbiamo già visto, viaggia sulle strade della competenza e del digitale; e mentre i social network per molti diventano presidio commerciale ed estensione delle vetrine di vendita online, nel settore si fa notare una controtendenza, spesso governata da donne, che considera le piattaforme anche strumenti di alfabetizzazione culturale.
Nel nostro articolo precedente abbiamo iniziato a dare spazio all’idea che i social media non debbano connotarsi solo come strumenti di vendita o marketing ma creare distinzione tra visibilità social e cultura e dare voce (e gambe) al bisogno di avvicinare i/le giovani al vino attraverso conoscenza, consapevolezza e partnership. Riflessioni a favore di una occupazione dello spazio digitale che vuole esprimere movimenti di avanguardia e generare momenti utili a decodificare questo mondo per renderlo più accessibile ma non banale.
In questo scenario, le women in wine, le divulgatrici del vino di nuova generazione – spesso produttrici, sommelier, enologhe o giornaliste – hanno trasformato il post in un atto di divulgazione culturale, dimostrando che qui la distinzione tra l’esperienza analogica e quella digitale sta nell’inclusione femminile.
Il 12 luglio 2026, la quindicesima edizione di Vino Vip Cortina, organizzata dalla rivista Civiltà del bere, ha presentato un talk di apertura intitolato “I tenori del vino italiano” e ha chiamato sul palco grandi voci maschili. Ne sono stati protagonisti Piero Antinori, Angelo Gaja, Sandro Boscaini e Fausto Maculan ma, nonostante un invito al dialogo a Marzia Varvaglione, che ha portato al dibattito il punto di vista dei giovani e, nonostante il conferimento del Premio Khail 2026 a Marilisa Allegrini come «celebrità internazionale del vino», questa trama ha mostrato il proprio lato debole quando la rappresentazione dell’esserci ha reso evidente l’assenza di presenza strutturale.
Non è un caso, allora, che le donne scelgano in maniera sempre più ampia il dibattito online e social, dove è possibile riportare equilibrio. Sulle piattaforme digitali – dove le esperte possono trovare parola, senza necessità d’invito, in ambiti già saturi di presenza maschile – entra in campo, anche senza volerlo, un gesto squisitamente attuale, capace elevare il vino a bene culturale, grazie a un messaggio diretto, autorevole, professionale e… paritario.
Mentre il mercato combatte i suoi demoni, come gli eccessi di giacenze, il crollo dei prezzi delle uve, il tema dell’estirpazione dei vigneti, il danno causato al vino dai dazi Usa imposti da Donald Trump, il rallentamento degli scambi e il calo dei consumi dovuti anche a una situazione internazionale devastante che non invita al vino, prodotto conviviale per Dna e tradizione, la sottigliezza della comunicazione social porta in sé, al contempo, la voce dell’affermazione e un primo tratto della soluzione.
Soprattutto se guardiamo la questione dal punto di vista di quella leadership al femminile, riconosciuta e celebrata di recente sia dalla rivista Forbes, con un articolo che racconta una selezione di cento donne di successo italiane, sia dalla Camera dei deputati, con l’incontro dal titolo “Leadership al femminile: una forza naturale” (14 luglio), promosso da Martina Semenzato, Presidente della commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio.
In un post su Linkedin a margine del convegno, l’imprenditrice Dominga Cotarella (figlia d’arte del vino e con una storia professionale da sempre radicata nella cultura enoagroalimentare) scrive: «le donne portano una visione sistemica, una naturale capacità di costruire relazioni, creare reti, generare valore condiviso».
Parole che ci piace portare a validazione del senso del successo delle divulgatrici del vino sui social, quando, attraverso i loro post, dimostrano la loro competenza tecnica, analitica, narrativa e degustativa; scardinano i pregiudizi che sino a pochi anni addietro ritenevano la narrazione del vino materia inadatta alla parola femminile; avvicinano donne e uomini alla scoperta del vino, rendendolo più comprensibile e accessibile grazie a un linguaggio diretto, sintetico e capace di una reinterpretazione del calice; comunicano secondo stili nuovi e innovativi.
Accessibilità del linguaggio, racconti e narrazioni fuori dai soliti tecnicismi, storie di rappresentazione e role model come Cristina Mercuri, prima donna italiana Master of Wine (2026), non solo incuriosiscono ma, integrano e arricchiscono il viaggio delle donne nelle professioni del vino, incoraggiando altre giovani a intraprendere le vie di questi percorsi professionali.
Un esempio di questa inarrestabile fase del settore, lo troviamo nel nuovo corso di Assovini Sicilia, l’Associazione che riunisce oltre cento aziende vitivinicole siciliane che, in questa estate rovente, a luglio ha eletto un CdA* tutto under 40, dove siedono quattro giovani donne su nove componenti totali e dove alla guida si sceglie una Presidente, l’imprenditrice Gabriella Favara, giovane under 30, di Marsala.
Ancora, sempre nel mese di luglio, alcune associazioni nazionali al femminile stringono un «Patto di Alleanza tra Reti di Donne, un accordo che riunisce associazioni nazionali di donne professioniste e imprenditrici, realtà della società civile e organizzazioni impegnate nella promozione della parità di genere e della cultura del rispetto», dove l’imprenditoria coinvolta è principalmente quella dell’ambito enoagroalimentare.
«Capofila del progetto è l’Associazione Marisa Leo, nata per custodire e diffondere l’eredità culturale della professionista del settore vitivinicolo uccisa nel 2023 dall’ex compagno. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Donne Insieme, che gestisce il Centro Antiviolenza “Renata Fonte” di Lecce, e vede tra le prime firmatarie l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, l’Associazione Nazionale Donne dell’Olio e l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino.
Ad arricchire ulteriormente la rosa delle iniziative che in questa estate promuovono una cultura del vino giovane e (ri)generativa, si aggiunge, infine, quella delle Donne del Vino Generazione Z, un’esperienza figlia dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Il nuovo gruppo che debutta il 9 luglio, promuove attività sui social a cura delle associate giovani, che si rendono protagoniste in prima persona di una campagna di video e post pensata per la Generazione Z e, dunque, caratterizzata da un linguaggio diretto e contemporaneo, temi light e contenuti smart.
Il progetto, che sbarca su TikTok e che in Instagram si appoggia all’account Nazionale delle Donne del Vino (@donnedelvino), coordinato dalla consigliera nazionale Roberta Urso, propone brevi video dedicati a sciogliere dubbi, sfatare falsi miti, raccontare sostenibilità, invitare al consumo consapevole e narrare vini e professioni del vino, nella convinzione che la vicinanza generazionale possa (ri)generare fiducia e coinvolgimento.
«Non possiamo limitarci a osservare il cambiamento: dobbiamo interpretarlo» dice la presidente nazionale delle Donne del Vino, Daniela Mastroberardino. «Il vino continua a essere un patrimonio culturale straordinario, ma per dialogare con le nuove generazioni deve imparare a raccontarsi con linguaggi nuovi, senza perdere autenticità. Per questo abbiamo scelto di dare voce alle nostre socie più giovani: nessuno meglio di loro può costruire un dialogo credibile con i propri coetanei».
«Questo è un primo gruppo di giovani che ha scelto di aderire al progetto» segnala Urso. «Siamo convinte che il loro entusiasmo e il loro esempio possano diventare uno stimolo per coinvolgere sempre più giovani Donne del Vino».
A dar vita al nuovo Gruppo Gen Z** sono produttrici, ristoratrici, comunicatrici sommelier e giornaliste provenienti da Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Vista la pluralità di esperienze, possiamo credere, ora, che il passaggio dei social da vetrina ad agorà culturale sia compiuto? Che la comunicazione del vino abbia definitivamente gettato il cuore oltre l’ostacolo? Che sia stata finalmente sconfitta la tirannia dell’algoritmo che vende? Certamente no, e servirà ancora del tempo prima che le persone che incontrano un contenuto sul vino attraverso il proprio smartphone, smettano di sentirsi destinatarie del solito messaggio commerciale e inizino a percepirsi, al contrario, parte di un’interlocuzione.
Ma tutte le women in wine, tutte le donne che lavorano negli ambiti della comunicazione digitale del vino, stanno sempre più dimostrando che i social, quando sono abitati e usati con intento culturale, possono davvero diventare un potente strumento di conoscenza e relazione; e se ancora non rappresentano “la soluzione” a tutti i problemi del settore, stanno comunque aprendo a una splendida democratizzazione del sapere.
Le esperienze da raccontare non mancano, così vi diamo appuntamento, dopo la pausa, al prossimo incontro con la nostra rubrica Social Wine che, per l’occasione, punta i riflettori su La voce social delle donne nel vino, per un approfondimento dove fare la conoscenza di alcune comunicatrici del vino, esperte, blogger e women in wine, che arricchiscono di contenuti di senso la comunicazione di questo settore.
* Assovini Sicilia – Del nuovo Consiglio di amministrazione fanno parte, esattamente: Gabriella Favara (Presidente, Az. Donnafugata); Costante Planeta (Az. Planeta); Cristina Madaudo (Az. Camporè); Enrica Spadafora (Az. Dei Principi di Spadafora); Pietro Pollara (Vicepresidente, Az. Principe di Corleone); Graziano Nicosia (Az. Tenute Nicosia); Alessandro Tasca (Az. Tasca d’Almerita); Pierfilippo Marchello (Az. Cantine Pellegrino); Totò Navarra (Az. Tenute Navarra).
** Compongono a oggi il Gruppo Donne del Vino Generazione Z:
Ginevra Prati – Az. Oddone Prati (Piemonte)
Emanuela Pugliese – Ristoratrice (Emilia-Romagna)
Caterina Chiacchiarini Sartarelli – Az. Sartarelli (Marche)
Diana L’Occaso – Sommelier (Umbria)
Chiara Cecamore – Comunicatrice (Abruzzo)
Sara Costantini – Az. Villa Simone (Lazio)
Giulia Di Simone – Sommelier (Lazio)
Gilda Iovine – Az. Antiche Radici (Campania)
Maria Teresa Santaguida – Giornalista (Calabria)
Federica Bonetta – Az. Baglio del Cristo di Campobello (Sicilia)
Gabriella Favara – Az. Donnafugata (Sicilia)
Silvia Manzella – Az. Cantine Settesoli (Sicilia)
Enrica Spadafora – Az. Dei Principi di Spadafora (Sicilia)
Ilaria Vivona – Az. Cellaro (Sicilia)
Naomi Deaddis – Az. Cantina Deaddis (Sardegna)