Dalla Casa internazionale delle donne di Roma:
Domenica 15 febbraio in tutte le città, nei piccoli paesi, dal nord al sud dell’Italia, è risuonato un solo grido “Senza consenso è stupro”.
E’ stata una straordinaria giornata di mobilitazione, con tantissime donne, diverse ma insieme, una prova di forza, di potenza, di rabbia e di consapevolezza, per dire no al ddl Bongiorno, che ha cancellato dal testo la parola “consenso”, nonostante quanto invece previsto in numerose sentenze della Corte di Cassazione («nei reati contro la libertà sessuale il dissenso è sempre presunto, salva prova contraria»), nella Convenzione di Istanbul («il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona»), nonostante il lavoro e l’esperienza dei Centri Anti Violenza, il pensiero delle organizzazioni femministe e soprattutto i vissuti e i racconti delle donne.
La data del 15 febbraio è stata scelta perché cadono i trent’anni della legge sulla violenza sessuale del 1996, che fu un salto enorme, culturale e politico. Dopo decenni di lotte delle donne, dopo la raccolta di 300.000 firme già dagli anni settanta per una legge di iniziativa popolare, finalmente si cancellò quanto scritto nel codice Rocco. Da reato contro la morale pubblica si passò a reato contro la persona.
Ma si cancellò il codice Rocco, non si cancellò la cultura patriarcale dello stupro, la concezione violenta della sessualità.
Ancora si considera normale la sessualità predatoria maschile, l’accessibilità maschile ai corpi delle donne. Non c’è parità tra libertà femminile e maschile nella sessualità, non c’è riconoscimento della sessualità come rapporto tra esseri umani che sottintende un implicito consenso che solo la sensibilità può avvertire attimo dopo attimo.
Mentre questo governo cancella l’educazione sessuale e sentimentale nelle scuole – possibile solo con il parere favorevole delle famiglie – le dichiarazione del Ministro della Giustizia Nordio sono illuminanti: la pulsione aggressiva nella sessualità maschile è “genetica”, l’impulso bestiale degli uomini è un’idea atavica non rimuovibile, è la donna che ha la responsabilità di “non svegliare la bestia che c’è nell’uomo”. Un ministro della Giustizia sdogana e legittima una cultura giuridica che rivendica che sia la donna a dover dire no e non invece che sia l’uomo a capire che il consenso non c’è e a comportarsi di conseguenza.
Torna l’onere della prova a carico della donna, torna la vittimizzazione secondaria.
Restano i pregiudizi, gli stereotipi nei confronti della vittima, l’assoluzione degli uomini. “Se l’è cercata”. “ Lei ci stava”. “La legge deve difendere gli uomini dalle denunce false delle donne”. E poi “Ma io non avevo capito”.
Cancellare la parola consenso non è quindi un problema lessicale, né una differenza da poco, è un colpevole passo indietro.
Oggi – come trent’anni fa -avrebbe potuto essere un altro importante salto di qualità, ma ha vinto la misoginia e il sessismo delle destre.
Per questo la mobilitazione sarà permanente, fino alla manifestazione nazionale il 28 febbraio a Roma, con un corteo che da piazza della Repubblica arriverà a piazza San Giovanni.
TUTTE IN PIAZZA!
NON UN PASSO INDIETRO!
NO AL DDL BONGIORNO!
SENZA CONSENSO E’ SEMPRE STUPRO!