È stato inaugurato il 20 novembre nello spazio AlbumArte di via Flaminia a Roma il MUPA – Museo del Patriarcato, progetto ideato da ActionAid in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
L’iniziativa, pensata come un museo “dal futuro”, propone un percorso immersivo che immagina l’anno 2148, data in cui secondo le stime del Global Gender Gap Report potrebbe essere raggiunta la parità di genere.
L’esposizione presenta elementi del quotidiano – dal divario salariale agli stereotipi di ruolo, fino alle forme di violenza più diffuse – come fossero reperti di un sistema culturale superato. Tra le installazioni compaiono buste paga differenziate per genere, specchi che riportano frasi paternalistiche, una porta segnata da colpi, ricostruzioni di pubblicità e articoli sessisti, e un’ambientazione domestica che rappresenta il carico di cura non retribuito.
Il progetto si basa sulla ricerca “Perché non accada”, realizzata da ActionAid con l’Osservatorio di Pavia e B2 Research. Dai dati emerge una normalizzazione della violenza: una quota significativa di uomini tende a giustificare episodi di aggressione psicologica, economica e in alcuni casi anche fisica.
Secondo l’organizzazione, la prevenzione richiede un intervento strutturale. Come afferma Katia Scannavini, Co-Segretaria Generale di ActionAid Italia, è necessario, per combattere la violenza, affrontare le cause culturali che la generano.
Il MUPA, aperto fino al 25 novembre, ha ospitato talk, laboratori, performance e incontri con attiviste, artiste e centri antiviolenza, con un allestimento che ha suscitato interesse e confronto pubblico. Alcuni osservatori sottolineano il rischio di “musealizzare” fenomeni ancora attuali, mentre altri evidenziano la capacità del progetto di rendere visibili dinamiche spesso normalizzate nella quotidianità. ActionAid richiama inoltre la necessità di maggiori risorse nazionali dedicate alla prevenzione primaria e alle politiche di genere.
Con il MUPA, ActionAid invita a interrogarsi su ciò che oggi appare ordinario, ma che in un futuro auspicato potrebbe essere giudicato inaccettabile.