Di seguito il comunicato stampa della Rete per la parità
Anniversari delle Risoluzioni ONU su Donne, pace e sicurezza e Giovani, pace e sicurezza
In questi giorni ricorrono anniversari fondamentali delle Risoluzioni delle Nazioni Unite sui temi Donne, pace e sicurezza (Risoluzione 1325 del 2000) e Giovani, pace e sicurezza (Risoluzione 2250 del 2015), testi che hanno rappresentato una svolta storica nel riconoscimento del ruolo imprescindibile delle donne e delle nuove generazioni nella prevenzione dei conflitti, nella mediazione e nella costruzione della pace.
Questi anniversari dovrebbero rappresentare un momento di rinnovata speranza, ma si collocano in un contesto globale caratterizzato dall’escalation dei conflitti armati e da una crescente militarizzazione delle relazioni internazionali.
Tra le crisi in corso quella di Gaza assume una dimensione particolarmente drammatica. In un territorio già segnato da decenni di occupazione e violenze, oggi la popolazione civile affronta una catastrofe umanitaria senza precedenti con migliaia di morti in poche settimane, in gran parte donne e bambini; ospedali e scuole distrutti; interi quartieri ridotti in macerie. Famiglie spezzate, bambini privati dei genitori, madri che non possono più proteggere e nutrire i propri figli. La sopravvivenza stessa è una lotta quotidiana e la popolazione civile è privata non solo della sicurezza, ma anche dei beni essenziali per vivere: acqua, cibo, elettricità, cure mediche.
Le donne e i bambini, indicati dalle Risoluzioni ONU come soggetti da proteggere e protagonisti della pace, continuano a pagare il prezzo più alto della violenza, vittime innocenti di conflitti che negano loro sicurezza, dignità e futuro.
Parallelamente, il conflitto in Ucraina continua a provocare devastazione, sfollamento forzato e traumi profondi. Giovani che dovrebbero essere motore di innovazione e costruzione sociale vengono travolti dalla guerra, privati di istruzione, stabilità e prospettive di vita.
Ricordare le Risoluzioni delle Nazioni Unite significa riaffermare con forza che la pace non può ridursi soltanto al silenzio delle armi ma che occorrono giustizia, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. Significa ribadire che senza la partecipazione piena delle donne e delle giovani generazioni, senza la protezione dei civili e senza il rispetto inderogabile del diritto internazionale umanitario la sicurezza resta un concetto vuoto. Le piazze pacifiche e solidali che in tanti Paesi si sono riempite per chiedere la fine delle violenze, insieme alla missione della Global Sumud Flotilla, rappresentano un segno tangibile e potente del sentimento popolare, un richiamo che chiede con forza coerenza, dignità e azioni concrete per costruire una pace giusta e duratura.
In occasione di questi anniversari e alla luce degli eventi in corso, la Rete per la Parità – APS chiede al Governo italiano e alla comunità internazionale di attivarsi per:
- fermare immediatamente le ostilità e aprire la via a un cessate il fuoco duraturo;
- garantire corridoi umanitari sicuri e accesso immediato agli aiuti di prima necessità
- assicurare il coinvolgimento effettivo delle donne e delle giovani generazioni nei processi di pace, come indicato dalle Risoluzioni ONU 1325 e 2250;
- garantire il rispetto inderogabile del diritto internazionale umanitario
Occorrono dunque impegni e azioni concrete, insieme alle celebrazioni occorre agire.