Il DDL Enti locali andrà in aula all’Assemblea Regionale Siciliana in questa settimana e, tra gli articoli in discussione, ci sarà anche una norma attesa da anni: l’introduzione della soglia obbligatoria di almeno il 40% di donne nelle giunte comunali. In Sicilia, che ha potestà esclusiva sugli enti locali, finora non c’è stata nessuna percentuale d’obbligo: basta avere una quota rosa, quindi almeno un assessore donna.
Il testo che arriva dalla commissione Affari istituzionali prevede adesso il 40% di donne in ogni Giunta di Comune superiore ai 15 mila abitanti da attuare entro 90 giorni dall’approvazione della legge. Una misura che continua a dividere l’Aula con il rischio concreto che questa norma venga cancellata in modo trasversale. C’è chi considera la norma un passaggio necessario per colmare un ritardo storico nella rappresentanza femminile nelle istituzioni locali, ma anche chi la ritiene una forzatura che limita l’autonomia dei sindaci nella composizione delle Giunte.
Si tratta di una disposizione (Norme in materia di rappresentanza di genere nelle giunte comunali) che intende recepire nell’ordinamento regionale siciliano il comma 137 dell’articolo 1 della legge n. 56 del 2014, la cosiddetta “Legge Delrio”, già in vigore nel resto d’Italia, direzione indicata da tempo dall’Europa per una democrazia più equilibrata.
La legge, approvata durante il governo Renzi rappresenta un passo fondamentale verso l’attuazione dei principi costituzionali di pari opportunità. Nei prossimi giorni all’Assemblea Regionale Siciliana approderà il ddl Enti locali che all’articolo 8 introduce il principio che nelle giunte comunali nessun genere può essere rappresentato in misura inferiore al 40%, come già avviene nel resto del Paese in applicazione della legge 56/2014. Il ritardo nell’approvazione della norma che prevede il 40% di presenze femminili nelle Giunte comunali in Sicilia, è preoccupante.
Le regioni italiane hanno già recepito questo principio. La Commissione Affari Istituzionali dell’Assemblea Regionale Siciliana ha già approvato all’unanimità l’emendamento, ma è necessario che l’Assemblea Regionale Siciliana approvi definitivamente la norma.
Tante le richieste di attenzione per l’approvazione della norma: CGIL CISL UIL Sicilia, Associazione la Brigata Rosa, Luciana Formica delegata nazionale Donne Democratiche, Cleo Li Calzi, presidente del Pd Sicilia e componente dell’esecutivo nazionale Donne Democratiche.
L’affermazione della parità di genere nelle istituzioni regionali è più una enunciazione di principio, un annuncio privo di contenuti concreti che un fatto reale. Basta a dimostrarlo un’Assemblea regionale siciliana dove sono presenti solo 14 donne su 70 deputati e il fatto che sulle misure sulla parità di genere nei sistemi elettorali pende sempre la minaccia del ricorso al voto segreto.
La Regione Siciliana è l’ultima regione in Italia a non aver ancora adottato questa importante misura per la parità di genere.
Le forze politiche siciliane e l’Assemblea Regionale Siciliana sono chiamate a dare prova di voler rimuovere gli ostacoli che ancora si frappongono all’attuazione del dettato costituzionale e che sono il retaggio culturale di una Sicilia inchiodata al passato.
La parità è la misura della qualità democratica di un’istituzione, non un dettaglio, non una norma rivoluzionaria, ma semplicemente l’applicazione della Costituzione. Come già avviene in tutta Italia, è ora che anche la Sicilia si allinei al resto della nazione. Non ‘quote rosa” ma democrazia, attuazione del diritto di pari rappresentanza sinora violato e che non può più essere rinviato. Ciò che altrove è realtà da anni, in Sicilia deve ancora diventare norma.