Sul canale YouTube dell’associazione intervista a Cecilia Frignani, autrice di “Lo stupro di massa come arma di guerra”.
CECILIA FRIGNANI affronta nella sua coraggiosa tesi, trasformata in saggio corposo (Oligo, 2025), il purtroppo inesauribile tema delle violenze dal punto di vista di ciò che la storia ci consegna e avviene nel corso dei conflitti sui corpi delle donne, di ogni età e condizione. Lo fa partendo da studi filosofici e storici e da approfondimenti sul diritto che spiegano l’ampia documentazione italiana ed estera in proposito, così come la serrata indagine professionalmente condotta da giornalista di Telemantova. L’A., in “Lo stupro di massa come arma di guerra” riflette inizialmente sul concetto stupro, contestualizzandolo nella storia. Denuncia la perdurante ostilità della storiografia tradizionale, d’impronta maschilista, verso narrazioni innovative e women’s studies che cambiano lessico e sguardo sul passato e sul presente, spesso omettendo o banalizzando temi quali sessismo e schiavitù, da sempre collegati alla violenza. L’intreccio dei motivi che da sempre permettono, tra le barbarie di ogni guerra, lo stupro e l’uccisione di corpi femminili, s’iscrivono tutti nel sessismo e nella disparità di genere, in un ordine patriarcale che prevede che gli uomini si parlino e affermino priorità e gerarchie attraverso i corpi femminili; “proprietà” del nemico da colpire, di cui disporre esemplarmente e utilizzare nelle politiche di sostituzione etnica per prevaricarlo nella paternità.
Cecilia Frignani esamina aspetti psicologici e giuridici riservando un capitolo alle alterne vicende della costruzione di un soggetto internazionale, la Commissione istituita dall’ONU (mozione n. 780, 6 ottobre 1992), incaricata di raccogliere testimonianze e prove sulle violazioni dei diritti umani durante il conflitto nei Balcani. I due rapporti provvisori (1993), con allegati circa 3.300 pagine di materiali videoregistrati o tratti dalla banca-dati creata ad hoc dall’Istituto giuridico per i diritti umani internazionali della De Paul University (IHRLI) permisero, nel rapporto finale, di parlare per la prima in documenti ufficiali dello stupro di massa come arma di guerra e definirlo “crimine contro l’umanità” (1994). Altro passo fondamentale, l’inserimento dello stupro tra i reati perseguiti dal TRIBUNALE PENALE – INTERNAZIONALE per l’ex Jugoslavia (1993), “…abilitato a giudicare le persone presunte responsabili dei seguenti crimini qualora siano stati commessi nel corso di un conflitto armato, di carattere internazionale o interno, e diretti conto una qualsiasi popolazione: a) omicidio; b) sterminio; c) riduzione in schiavitù; d) espulsione; e) imprigionamento; f) tortura; g) stupro; h) persecuzione per ragioni politiche, razziali e religiose; i) altri atti inumani” (p. 95) In altro capitolo, “lungo cammino da percorrere sulle vie della giustizia” esamina alcuna esemplari e sconvolgenti “condanne mancate” che dimostrano le difficoltà di perseguire i criminali. Tra questi, il processo a Jeanne-Pierre Bemba Gombo, ex vicepresidente della Repubblica Democratica del Congo, condannato all’unanimità nel 2016 in quanto leader del Movimento Nazionale per Liberazione del Congo le cui milizie devastarono la Repubblica Centrafricana (2002-2003), ma assolto nel 2018 per l’impossibilità di provare la sua partecipazione agli omicidi, stupri e altre violenze contro la popolazione civile. (p. 131)
L’A. affronta anche il tema delle conseguenze e degli effetti collaterali dello stupro di massa nei conflitti armati e ne cita alcuni in una nuova prospettiva di analisi; es. il genocidio in Ruanda (1994), con “migliaia di donne sottoposte a ogni tipo di abuso al fine ultimo dell’eliminazione della loro etnia”, compiuto “nell’indifferenza della comunità internazionale se non complicità di una tragedia considerata lontana e fuori da interessi politici ed economici.” (p. 103) I Al proposito, cita la condanna di Akayesu, borgomastro di Taba, che da amico dei Tutsi ne diventò il persecutore, imprigionandoli e torturandoli nella sede comunale e istigando pubblicamente gli stupri. Nel diritto, la condanna coincise con un avanzamento di civilità e del diritto internazionale, “dichiarando una persona colpevole di stupro rea di genocidio, poiché nel caso gli stupri erano funzionali anche all’eliminazione di una intera etnia.” (p. 107) Un libro che parla alla gioventù offrendo, anche speranze di cambiamento, seppure teoriche, attraverso la pubblicazione, in Appendice, della “Declaration of Commitment to End Sexual Violence in Conflict” (Londra, 24 settembre 2013), (p. 195).
Vedi: Luciana Romoli (UDI), testimonianza sulle “Marocchinate” nel Cassinate, 1945. ink video. https://youtu.be/YQ2hGo-n7zU
Info: Cecilia Frignani, Lo stupro di massa come arma di guerra, Oligo, 2025