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“Lilith se ne va. Femminismo, spiritualità e passione politica”

Il libro di Paola Cavallari, Lilith se ne va. Femminismo, spiritualità e passione politica, pubblicato nel marzo del 2025 (VandA edizioni), presenta una raccolta di saggi, articoli, relazioni a convegni e seminari, interventi pubblicati in epoche diverse su riviste di diverso orientamento.

Nell’introduzione, Paola Cavallari suggerisce per il libro la definizione di “arcipelago di scritture”. Tale è il testo che, in quasi 500 pagine, presenta il pensiero e le considerazioni dell’autrice su un vasto ventaglio di temi, tutti connessi all’intreccio tra femminismo, spiritualità e passione politica. Gli argomenti sono quelli ai quali, nel corso del tempo, “l’attenzione” dell’autrice si è appuntata dando vita a scritti che sono “Orme di vita che si metamorfosano in scrittura” (p. 23). Accanto a riflessioni filosofiche e all’esegesi di passi delle “Scritture” troviamo così scritti su “povertà e bellezza” ritrovate nei villaggi della Tanzania, il #MeeToo – “madre di tutte le rivolte femministe del XXI secolo” (p.209) –, riflessioni sul giudizio morale e religioso della Chiesa cattolica sull’aborto e sulla prostituzione, la violenza contro le donne, la giustizia di genere, i femminicidi, lo stupro bellico, e qui l’attenzione si volge agli stupri, alle torture e ai femminicidi compiuti da Hamas il 7 ottobre 2023. Il pregio della scrittura di Paola Cavallari è nel non censurare nulla e nel mostrare sempre quello che c’è alla radice dei propri giudizi, un orientamento personale e politico, mai ideologico, per prendere parola sul mondo, per “stare di fronte”. Questa espressione è rivelatrice di un’ispirazione di fondo ed è anche uno dei principali punti di fusione tra femminismo e spiritualità. “Carla Lonzi, per una coscienza che sta di fronte” si intitola uno scritto per la rivista “Marea” del 2020 che si conclude così: “dissociarsi [dal dominio maschile], rompere l’omertà come premessa indispensabile per uno stare di fronte: come si afferma in Genesi.” (pp. 340-341).

Il femminismo è uno stare al mondo, innanzitutto. Come ha insegnato il femminismo della differenza sessuale cui spesso Cavallari fa riferimento (ma non mancano nel libro i riferimenti al femminismo anglosassone). Il femminismo è una radice che, si potrebbe dire, fiorisce con la scoperta della dimensione spirituale e della trascendenza. Sono numerose nel testo le annotazioni autobiografiche che spiegano come la spiritualità sia stata una scoperta degli anni maturi, mentre, da giovane, l’autrice ha visto irrompere nella propria vita il femminismo e la passione politica.

Tutte queste ispirazioni si coniugano nell’Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne, esperienza che Paola Cavallari ha cofondato e presieduto fino a due anni fa. Luogo di confronto interreligioso, dal quale guardare la realtà avendo ben presente l’obiettivo, politico, della giustizia fra sessi/generi. Luogo critico, rispetto alle dottrine e tradizioni religiose che, pur diverse tra di loro, mostrano una costitutiva complicità patriarcale nell’opprimere e cancellare le donne.

Come postfazione, il libro ospita lo scritto “Dialoghi con la vita” della teologa Antonietta Potente che suggerisce di leggere il libro come un diario: “… questo libro è come un diario, prendendo questo termine nel suo senso più profondo: diarium, parola che ha la stessa radice di dies che significa giorno.” (p. 483). Ma che cosa si svolge giorno per giorno? È la vita, e il lungo “periplo” – così Gabriella Caramore, che firma la prefazione, definisce il lavoro di Paola Cavallari – è in realtà un pensare la vita, da filosofa soprattutto, seguendo le curvature della realtà, quelle che attraversano il quotidiano delle donne. Non c’è contraddizione perché il quotidiano non è estraneo alla dimensione mistica. Lo dice la stessa Paola Cavallari parlando della “Madonna del parto” di Piero della Francesca alla presentazione del suo libro Tardi ti ho amato (presentazione organizzata da “Identità e differenza”, a Spinea nel 2017): “Quotidianità e mistica parrebbero concetti opposti. Eppure le due intuizioni, questi due orizzonti si congiungono mirabilmente nel dipinto e si danno la mano anche nel mio componimento.” (p. 188).

Nel libro, i riferimenti a pensatrici, non solo femministe, sono tanti: Simone Weil, Hannah Arendt, Hetty Hillesum, Luce Irigaray, Maria Zambrano, Carla Lonzi, Luisa Muraro, Mary Daly, Ivone Gebara, bell hooks, solo per citare i nomi più ricorrenti. Ma Cavallari non parla mai con tono accademico. Anzi, si comprende, leggendo, che il dialogo con queste pensatrici, ma anche con alcuni filosofi uomini, è intessuto a partire da alcuni nodi tematici, come il corpo e il linguaggio ad esempio, ma anche a partire dai problemi e dagli interrogativi che l’autrice si è posta nel corso di trenta anni di riflessione e di vita.

Veniamo così al titolo del libro: Lilith se ne va: “Lilith abbandonò Adàm perché non aveva voglia di andare a dormire sotto di lui al momento dei rapporti coniugali. Si sentiva pari a lui” (p. 21). Lilith rifiuta quindi l’assoggettamento e sceglie la libertà. Per questo, Dio crea una seconda donna, più docile. “La prima donna era nata dalla creazione simultanea di una umanità maschile e femminile” (p. 21). È la storia narrata nella Genesi che, al versetto 1,27, dice: ”Maschio e femmina Dio li creò”. Subito dopo, al versetto 2,18, spiega Cavallari, si dice che “le creature erano poste di fronte l’una all’altra (tradotto quasi sempre in modo inappropriato). Dunque [Lilith è] icona di una dualità originaria dell’umano che si incarna in due sessi.” (p. 187).

L’atto di ribellione di Lilith contro l’oppressione di un sesso sull’altro le valse l’espulsione dalla Genesi. Ma che significato ha, il suo andarsene, per le donne di oggi? Dice nell’introduzione Paola Cavallari, in modo un po’ sibillino, che a “sigillare” il volume c’è una narrazione intitolata “Lilith se ne va”. Si tratta di un testo letto nel corso di un incontro del 2024 del “Gruppo Ricordi della Libera Università delle Donne di Milano”. È un ricordo, che riaffiora, di una violenza “dissimulata, ambigua, rarefatta, invisibile, sfuggente” (p. 479) ma non per questo meno assoggettante. Il racconto, che per ovvie ragioni non ripeto, è condotto come un’analisi fenomenologica. È il percorso doloroso di una liberazione che avviene attraverso una pratica di autocoscienza e che si conclude quando la protagonista scopre che l’unica soluzione per salvarsi da quella violenza è “andarsene per la propria autonoma strada” (p. 482). Lo fa e, guarda caso, scopre di poter “volare alto”, il che mi sembra, ancora, un riferimento alla dimensione della trascendenza.

Info: Paola Cavallari, Lilith se ne va. Femminismo, spiritualità e passione politica, VandA edizioni, 2025