Daria Martelli recensisce il libro di Maria Paola Fiorensoli Le signore della Loira. Storia e storie tra letteratura, arte, tradizione e leggenda dall’alto Medioevo al primo Ottocento. Prefazione di Fiorenza Taricone, Postfazione di Tommasina Soraci, Perugia, Edizioni Era Nuova, 2025.
Il saggio di Maria Paola Fiorensoli è interessante per più versi e innesca riflessioni di vario tipo.
La nuova storia, condotta nell’ottica di genere, dagli anni Sessanta del Novecento è un cantiere aperto, che riserva continue scoperte nel disseppellire il passato del genere femminile. Un effetto del cambiamento culturale in atto, in particolare dello smantellamento della millenaria “svalutazione simbolica di genere”, il fondamento della storica disparità tra uomini e donne. Per trovare il femminile bisogna cercarlo e per cercarlo bisogna essere persuase del suo valore. Oggi molte, se dotate di adeguati strumenti culturali, anche fuori delle sedi istituzionali della cultura si impegnano nella ricerca storica di genere, mosse da una passione intellettuale, ma anche da motivazioni esistenziali, per il significato che per le donne ha questa storia. Come è stato detto dalla filosofa Luce Irigaray, è essenzialmente «una pratica genealogica», volta a rintracciare le madri simboliche, necessarie per fondare l’identità e l’appartenenza di genere, da affiancare ai padri simbolici, che abbondano e da sempre svolgono la medesima funzione per gli uomini[1].
Una ricerca appassionata del protagonismo femminile ha prodotto il saggio Le signore della Loira, che illumina presenze, molte insospettate, nel panorama della storia francese dall’alto Medioevo al primo Ottocento. Lo stimolante sottotitolo preannuncia la varietà e l’estensione della ricerca, che vuole sfuggire a una catalogazione di cultura tradizionale; infatti spazia tra “storia e microstorie” – questo il titolo della collana editoriale – come sempre è richiesto, se ci si propone di comprendere la realtà e il vissuto femminile in una nuova visione d’insieme.
Da queste pagine si affacciano principesse, regine, nobili, letterate e poetesse, animatrici di salotti letterari e scientifici, guerriere, rivoluzionarie, monache e badesse, streghe e indemoniate, beghine, anche figure mitiche e leggendarie, da decifrare nei loro significati con un’analisi antropologica e psicanalitica. Sono ricordate alcune donne tradizionalmente oscurate dalla relazione familiare – di mogli, madri, figlie, sorelle – con un uomo illustre, come, per esempio, Sophie Françoise Trebucher, illuminata nella sua personalità, oltre il suo ruolo di “madre di Victor Hugo”, e nelle sue notevoli capacità personali, dimostrate anche nel ruolo materno.
Una sorprendente moltitudine di “personagge” – il neologismo che rinnova il linguaggio della critica, dando visibilità al femminile – popola lo scenario aperto dal saggio, a smentire la visione tradizionale di un «mondo senza donne»[2], trasmessa dalla storiografia androcentrica. Invero il libro di Fiorensoli è allo stesso tempo una pluralità di libri, raccolti sotto il medesimo titolo.
Va rilevata l’utilità dell’opera, che può promuovere altre ricerche di storia di genere nei vari periodi, anche in gruppo nella scuola. Utile in particolare è la vasta bibliografia, che già con la rigogliosa fioritura di titoli testimonia il nuovo interesse per le tematiche di genere e il nuovo clima culturale.
Il paratesto mostra il retroterra del libro e l’ambiente dell’autrice, presidente e attiva collaboratrice dell’Associazione “Il paese delle donne” di Roma. I ringraziamenti offrono l’occasione per ricordare una sua esperienza personale – un viaggio con un gruppo nella Valle della Loira, che ha ravvivato il suo interesse per queste tematiche – e rivelano le radici della sua cultura, che affondano nel vissuto.
[1] Cfr. D. Martelli, La parità simbolica dei generi, 2024, p. 227 sgg.
[2] Un mondo senza donne (1994) è il titolo di un saggio di David F. Noble.