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13/5/2025 – ROMA. Dedicato a “La sorellanza” il primo dei DIALOGHI TRA CULTURE E FEMMINISMI ESPERIENZE E TEORIE

Il 13 maggio Paola Binetti – Fiorenza Taricone – Daniela Carlà presentano l’iniziativa 

DIALOGHI TRA CULTURE E FEMMINISMI
ESPERIENZE E TEORIE

Il primo appuntamento, del 13 maggio, è dedicato a “La sorellanza”

Le altre date:

17 settembre
15 ottobre
19 novembre
2025


LA SORELLANZA

13 maggio 2025
Ore 15:00–18:00
Sala Conference Center
Palazzo INAIL
Via IV Novembre, 144
Roma


Relatrici:

  • Francesca Brezzi, Docente Filosofia Morale Roma Tre

  • M. Chiara Mattesini, Storica pensiero politico Univ. Tor Vergata

  • Angela Ammirati, Dottora di ricerca e Insegnante


Per comunicare la partecipazione:

Testo di presentazione degli appuntamenti

L’appuntamento del 13 maggio è il primo di quattro incontri da noi promossi sul tema Dialoghi tra culture e femminismi, nato con l’obiettivo di riflettere insieme ad altre donne interessate ad una tematica di grande attualità, che potremmo sintetizzare nella espressione: femminismo dove stai andando?, in un momento in cui il mondo femminile è caratterizzato da frammentazione, particolarismi e soluzioni individuali. Molte delle affermazioni e delle relative soluzioni individuate in epoche anteriori sono messe in discussione e vengono passate al vaglio di una critica che, pur riconoscendone pregi e valori, ne contesta metodologie e approcci: soprattutto ne evidenzia una sorta di intrinseco riduzionismo, per cui la complessità del femminile è sempre letta e rielaborata secondo traiettorie preferenziali, che ne saltano alcuni aspetti e ne ignorano o sottovalutano altri.

Gli attuali orientamenti in campo femminista, sia a livello nazionale che internazionale, nascondono dal dialogo critico con culture diverse, passate e coeve, nel tentativo di ribaltare l’immagine di un femminile mai adeguatamente valorizzato, contestando l’apparato culturale che nel tempo ha sostenuto una vera e propria svalorizzazione femminile. Gli studi contemporanei condotti in chiave multi dimensionale e l’analisi critica realizzata con tenacia e fatica hanno trasformato radicalmente molti dei linguaggi utilizzati, incidendo sulla sfera pubblica e privata delle donne, modificando i loro orizzonti professionali, aprendo nuove prospettive e rivelando limiti ed errori di culture ormai superate.
L’obiettivo dei nuovi dialoghi è quello di muoversi senza pregiudizi in una logica di ascolto reciproco che tenga conto, nella prospettiva del tempo trascorso, dei vantaggi acquisiti e di quelli perduti; ancora oggi l’universo femminile è in cerca di una conoscenza più matura e di una piena valorizzazione, che non perda nulla della complessità in cui si innestano sensibilità e intelligenza, diritti e doveri, ambizioni ed illusioni. C’è un nuovo lessico che ha aperto nuovi orizzonti prospettici a parole che oggi appaiono fondamentali per una valorizzazione non stereotipata del femminile, una valorizzazione che si apra alla interpretazione che le donne hanno saputo dare dei problemi emergenti, in cui proprio loro sono parte essenziale di una soluzione migliore, di quanto finora affermate. Le parole da noi scelte, in modo del tutto arbitrario, attingendo ad una lunga esperienza di impegno personale e sociale, culturale e professionale, sono quattro e costituiscono le quattro dimensioni dei nuovi dialoghi tra culture e femminismi:

Sorellanza – Limite – Gratitudine – Bellezza

Il filo conduttore che le lega è proprio l’esperienza, condizionata dal fatto che ogni dono conosce e comprende se stessa in una sorta di rispecchiamento nelle altre donne, di cui coglie ciò che trova maggiore risonanza nella sua intimità e rifiuta ciò che sembra allontanarla da un suo ideale femminile, un ideale che la letteratura contemporanea si limita a definire: model, ossia qualcosa che facendo da modello ha una potenza attrattiva che modella comportamenti e giudizi.

La seconda parola chiave è limite, perché troppo spesso come controcanto ad una insistente narrazione della inferiorità femminile, la donna ha reagito mettendo in gioco tutti i suoi talenti, misurandosi con problemi che sembravano superarne le capacità e uscendo quasi sempre vittoriosa, ma a prezzo di una usura fisica e psicologica urticante, oltre che usurante. Accettare il senso del limite presuppone che lo si sappia riconoscere, che ci si voglia misurare con lui, ma sapendo rimanere sempre sotto la soglia di stress, per non compromettere la propria identità e non annientarla dolorosamente.

La terza parola è gratitudine: quella che ognuna di noi deve agli altri per il bene che riceve, per cui occorre imparare a riconoscerlo come dono, e quella che tanti altri debbono a lei, la donna, madre, moglie, sorella, collega ed amica; dirigente o professionista della relazione di cura. Quella gratitudine che forse non arriverà mai, o che potrebbe arrivare mistificata, carica di invidie e di rancori, che spesso lasciano soli anche dopo una vita di servizio e di collaborazione gratuita e generosa.

La quarta ed ultimativa parola è bellezza, quella bellezza fisica e spirituale che da sempre è la cifra del femminile nell’arte e nella vita quotidiana; nello stile personale e nelle attese sociali; come essere una donna bella senza essere una donna oggetto, piacere ma senza cedere al condizionamento tipico del com-piacere. Una bellezza che cambia nel tempo, ma che conserva sempre una impronta tipica dell’antica bellezza, per cui si può essere diversi nell’aspetto e sempre uguali negli affetti e nei valori.
Ad ognuna di queste parole sono dedicati incontri di approfondimento con esperte del tema, ma soprattutto desiderose di affrontare un confronto a viso aperto con posizioni diverse o complementari.