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La storica sentenza 68/2025, della Corte Costituzionale per le coppie di donne che hanno figli concepiti all’estero – Il comunicato dell’Udi

Con la sentenza 68/2025, la Corte Costituzionale ha stabilito che è contrario alla Costituzione negare il riconoscimento della genitorialità da parte di due donne, la madre biologica, (intendendo con questa espressione la donna che ha partorito) e la madre intenzionale, cioè quella che ha dato il proprio consenso alla procreazione medicalmente assistita (PMA) all’estero. 

La sentenza, nel suo dispositivo, “dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 8 della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui non prevede che pure il nato in Italia da donna che ha fatto ricorso all’estero, in osservanza delle norme ivi vigenti, a tecniche di procreazione medicalmente assistita ha lo stato di figlio riconosciuto anche della donna che, del pari, ha espresso il preventivo consenso al ricorso alle tecniche medesime e alla correlata assunzione di responsabilità genitoriale.”

Al di là del linguaggio tecnico-giuridico, questo significa che ci sono minori concepiti all’estero e nati in Italia il cui diritto ad avere riconosciuti due genitori era stato negato da alcune sentenze della Corte di Cassazione e da una più recente circolare del governo (circolare del Ministero dell’interno – Dipartimento per gli Affari interni e territoriali 19 gennaio 2023, n. 3). Precedentemente, il riconoscimento da parte di due donne di un figlio era stato garantito dai Comuni che accettavano la dichiarazione all’anagrafe delle coppie omosessuali. Questa pratica era stata nel frattempo interrotta, perché i Comuni non avevano più potuto legalmente accettare le dichiarazioni, così arrecando ai minori, dice la Corte Costituzionale, una lesione del diritto ad avere due genitori riconosciuti, con conseguenze gravi sulla sua tutela giuridica, affettiva e sociale.

L’ultima sentenza della Corte Costituzionale è quindi una sentenza storica che consentirà a una coppia di donne di vedersi entrambe riconosciute legalmente come madri in Italia.

Restano aperte, con questa sentenza, tutta un’altra serie di questioni che il Parlamento dovrà affrontare. Infatti, in Italia, la procreazione medicalmente assistita è permessa dalla legge 40 del 2004 solo alle coppie eterosessuali (sposate o conviventi). Da questo divieto deriva il fatto – un fatto, quindi una pratica vigente – per cui le coppie dello stesso sesso e anche le donne single ricorrono alle tecniche di procreazione assistita solo all’estero.

Una delle questioni che restano aperte è quella che riguarda le persone singole che, non in coppia, decidono di far ricorso alla PMA. Su questo la Corte (con un’altra sentenza , la 69/2025) ha ribadito che il divieto di accesso alla PMA per i single non è incostituzionale. E’ un modo per dare tempo al Parlamento di legiferare sul tema: si può anche vietare, senza violare la Costituzione, questo diritto a una famiglia monoparentale, ma nel frattempo, questo suggerisce la Corte, occorre dare una risposta, legislativa e politica, alle tante donne single che ricorrono alla PMA all’estero. Respingendo la questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Firenze, la Corte ha infatti ribadito che non sussistono ‘impedimenti costituzionali’ a una eventuale estensione, con la modifica della Legge 40, dell’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche a nuclei familiari monoparentali.

Per ora, l’intervento della politica su questi temi è carente e sembra prevalere, finora, la risposta solo punitiva del Governo che ha dichiarato “reato universale” il ricorso alla pratica della Gestazione per altri (GPA) che in Italia non è permessa e che quindi viene regolarmente praticata all’estero. 

Sono questioni diverse, ma il carico di incertezza e sofferenza che grava sulle tante famiglie non omologate resta pesante.

La sentenza 68/25 della Corte Costituzionale si può leggere integralmente qui.

Invece, la sentenza 69/25 si può leggere qui.

 

Sul caso analogo a quello su cui è intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza 68/25 e che riguarda due mamme di Lucca, vedi l’intervista di Maria Paola Fiorensoli, del 2023, sulla cancellazione da parte della Procura di Padova di ben 33 registrazioni di nascita. 

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L’Udi (Unione Donne in Italia) è intervenuta immediatamente per esprimere grande soddisfazione per la sentenza 68/25:

L’Unione Donne in Italia accoglie con profonda soddisfazione la sentenza n. 68/2025 della Corte Costituzionale, che segna un passaggio fondamentale verso il pieno riconoscimento della pluralità delle famiglie e dei diritti delle bambine e dei bambini nati all’interno di coppie lesbiche.
La Consulta ha finalmente affermato ciò che la realtà e il buon senso ci mostrano da anni: ogni bambina e ogni bambino ha diritto a essere riconosciuto come figlio o figlia di entrambe le madri, sin dalla nascita, quando questa è frutto di una scelta consapevole e condivisa di maternità attraverso procreazione medicalmente assistita all’estero.
La decisione della Corte cancella l’ingiustizia inflitta da circolari amministrative e interpretazioni restrittive che, negli ultimi anni, hanno negato tutela, dignità e stabilità ai legami affettivi e genitoriali di centinaia di famiglie, arrivando perfino a cancellare atti di nascita regolarmente trascritti. È una ferita aperta che ha riguardato non solo i diritti delle madri intenzionali, ma soprattutto il benessere dei minori, costretti in una condizione di incertezza e discriminazione.
L’UDI ribadisce che non esistono famiglie di serie A e famiglie di serie B: la genitorialità non si misura sulla base di modelli imposti, ma sul terreno della responsabilità, della cura, dell’amore. Il riconoscimento legale della madre intenzionale non è un “privilegio” concesso, ma un diritto dovuto ai minori e una garanzia di equità giuridica.
Questa sentenza rappresenta un punto di svolta, ma anche un richiamo forte al legislatore: non è più tollerabile l’assenza di una legge chiara e inclusiva sul riconoscimento delle famiglie omogenitoriali. Spetta ora al Parlamento colmare questo vuoto, ascoltando la voce della società civile e delle tante famiglie che ogni giorno esistono, resistono e chiedono diritti.
L’UDI sarà, come sempre, al fianco delle donne, delle madri, delle famiglie e dei bambini, affinché nessuna maternità sia invisibile e nessuna infanzia sia privata della pienezza dei propri legami.