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Intitolato a Rosa Genoni il parco di via San Godenzo di Roma Nord

Il 16 giugno, in un clima di amicalità e commozione, un parco di Roma Nord (Via San Godenzo 5), è stato intitolato a ROSA GENONI, nel suo 159°, a conclusione di un lungo percorso di riconoscimento, valorizzazione e ringraziamento a una donna che ha legato il suo nome a un’articolata complessità di passioni, condivisioni, impegni nel mondo della moda e dell’emancipazionismo, nel segno originale della creatività, della consapevolezza e della libertà. 

Alcune immagini della cerimonia di intitolazione (foto di Wilpf Italia)

Nata da famiglia di umili origini, nelle Alpi Retiche, primogenita di 18 fratelli e sorelle (di cui solo 12 sopravvissuti/e), per le difficili condizioni di vita entrò dodicenne nel laboratorio sartoriale della zia, a Milano, conseguendo contemporaneamente la licenza elementare alla scuola serale e apprendendo il francese, all’epoca indispensabile specie nel campo della moda dove presto fu apprezzata passando all’atelier in Rue de la Paix a Nizza, poi alla sartoria milanese Bellotti (1888) dove iniziò a intrecciare l’attività sartoriale alle lotte di miglioramento della vita di lavoratrici e minori tramite la Lega Promotrice degli interessi femminili (1893). Collaboratrice di Anna Kuliscioff, firmò dal 1911 articoli su “La difesa delle lavoratrici” e partecipò con Anna Maria Mozzoni al Congresso socialista internazionale di Zurigo.

Rosa Genoni al Congresso delle donne nel 1915 (ph. Pubblico dominio Wikipedia)

Pacifista e antiarmista, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, tenne una memorabile conferenza milanese “La donna e la guerra” (1914); promosse il periodico “Per la guerra o per la pace?” auspicando la neutralità del Regno d’Italia; fondò e diresse l’associazione Pro e Umanità; dal 1915 al 1922, in quanto delegata italiana della Women’s International League for Peace and Freedom (Wilpf), partecipò all’incontro di esponenti di movimenti pro-pace, insieme a Jane Adams e Aletta Jacobs, con i Ministri degli Esteri di paesi belligeranti per una soluzione diplomatica del conflitto (1915) e promosse una serie di seminari politici a tema.

Sempre attiva su vari fronti, insegnante alla scuola professionale femminile della Società Umanitaria, si dimise nel 1931 per non giurare fedeltà al Duce.

All’epoca, era un’affermata Signora del Made in Italy, come la chiamavano.

Lasciata Bellotti ed entrata nel 1895, nella casa di moda milanese H. Haardt et Fils, presentò nel suo Padiglione all’Esposizione internazionale di Milano (1906), una collezione di abiti innovativi, in pregiati tessuti esclusivamente italiani, ispirati all’arte e alla storia del costume italiano, specie rinascimentale, che le assicurarono il successo e il Gran Premio della giuria per la sezione Arte Decorativa. Tra le creazioni: “abito da ballo” ispirato alla “Flora” della “Primavera” di Botticelli e “Manto di corte” tratto da disegno di Pisanello, entrambe donati da Fanny, figlia di Rosa e di Alfredo Podreider, al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze.  

Antesignana nel promuovere l’affrancamento della moda italiana da quella francese, oggetto di numerose conferenze, tenne un celebre discorso al 1° Congresso delle donne italiane organizzato da vario associazionismo femminile, tra cui il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane -CNDI (1908), influenzò la nascita del Comitato per una moda di pura arte italiana (Lombardia, 1909), firmando il suo primo libro Per una moda italiana (1909). L’anno successivo, collaboratrice, tra l’altro, di “Vita d’Arte”, vide i suoi modelli indossati da famose attrici nel Concorso Nazionale per un Abito Femminile da Sera.  

Instancabile, appassionata in tutto ciò che faceva, Rosa Genoni volò alto, sostenendo le sue idee e spendendosi anche nel sociale; insieme al marito, avvocato, fondò laboratori sartoriali anche nelle carceri femminili di S. Vittore e un asilo per carcerate (1928). 

Nel 1932 si ritirò a Sanremo, dedicandosi all’agricoltura biodinamica, anche in questo un’antesignana, ma non abdicò ai suoi ideali, guardando sempre al mondo e dando il suo contributo intellettuale e di vicinanza, con speranza, anche rispetto a quello che già al tempo si conosceva come una crisi grave, israelo-palestinese, foriera di politiche degenerative, come l’oggi terribilmente dimostra.  

Rosa Genoni (Tirano, 16 giugno 1867 – Varese 1954), riposa nel Cimitero monumentale di Milano, con nome iscritto nel suo famedio.

Segnaliamo una nostra intervista a Raffaella Podreider (nipote per via materna di Rosa Genoni e Presidente Associazione Amici di Rosa Genoni) ed Antonia Sani Baraldi (storica Presidente della Wilpf-Italia), in occasione della mostra padovana (Palazzo Zuckermann, “Rosa Genoni, l’artefice del made in Italy. Vita Moda e Arte”, 1giugno – 8 settembre 2021): https://youtu.be/3vB0lxY1kpI

Sulla produzione editoriale di Rosa Genoni: Articoli su pacifismo e socialismo. – Ferrara: Luciana Tufani 2019; La storia della moda attraverso i secoli dalla preistoria ai tempi odierni. – Bergamo: Istituto Italiano d’Arti grafiche 1925; in “Vita d’arte: rivista mensile d’arte antica e moderna”, n. 19, 1909, 351-358.

A seguire, pubblichiamo l’Intervento d’apertura della cerimonia di titolazione del Parco Rosa Genoni, di Stefania De Angelis (Presidente Commissione Pari Opportunità Municipio Roma XV), presenti l’Assessora tiranese Isabella Ciapponi Landi e la Consigliera Sara Muzio, ringraziando Patrizia Sterpetti, attuale presidente della Wilpf-Italia per la collaborazione nel fornire anche le immagini dell’evento, ed ugualmente Vittoria Tola (Unione delle donne in Italia).

Intervento d’apertura della cerimonia di titolazione di Stefania De Angelis (Presidente Commissione Pari Opportunità Municipio Roma XV)

Essere qui, oggi, poter scoprire questa targa è una grande emozione.

Per chi, come me, come tante di noi presenti, da sempre si occupa di diritti delle donne, Rosa Genoni rappresenta una delle più alte figure femminili. In un periodo storico tanto diverso (spesso non troppo), dal nostro, dove le regole sui ruoli di genere erano la morale pubblica, lei ha costruito la propria identità di donna interiorizzando il principio di autodeterminazione senza mai usare questa parola; senza direttamente inserirla nel dialogo del movimento femminista; semplicemente praticandola ed “esportandola” verso le altre donne.

Il suo racconto di vita ci interroga: quale fu la sua forza, quanto il coraggio, quanto enormi i suoi principi e ideali ?

Troviamo Rosa in un piccolo paese della Valtellina, poi “piscinina” in un atelier milanese e la vediamo, in poco più di vent’anni, stilista, creatrice del Made in Italy – quello vero, non l’odierno fac simile ministeriale – pacifista, femminista, divulgatrice dell’emancipazione e dell’insegnamento.

Un’esistenza vissuta intensamente e fieramente.

La sartoria non fu semplicemente il suo destino, la sua scelta, bensì trasformazione in vita: il filo, che è la storia delle donne, lo strumento del loro mestiere secolare segreto e invisibile, unisce le cose diverse trasformando l’intreccio in trama ed ordito.

E Rosa Genoni ha raccolto una storia femminile che si tramanda da secoli: da Penelope ad Arianna, da Aracne a Filomela, fino al bisso di Sant’Antioco, il telaio e l’ago sono stati lo strumento per aggirare l’oppressione, per cucire le parole non dette, per narrare storie e vite. Il filo che unisce, ripara, cura le ferite, descrive le discriminazioni e diviene metafora di una resilienza condivisa delle donne.  

 

“L’abito è la casa” diceva Rosa Genoni, dove la casa non è il luogo ma l’identità, il posto senza confini del proprio io interiore, l’io individuale e collettivo.

Così ha trasformato l’arte in lotta, la trama in azione civica, l’ago nella spada delle battaglie che hanno aperto la prima scuola di taglio e cucito per ragazzine indigenti e quella nella sezione femminile del carcere di San Vittore, insieme all’asilo nido per i figli delle detenute e un gabinetto ostetrico.

 

Assertrice della pace durante la Grande Guerra, si fa portavoce fra i capi di stato europei perché vengano fermati i conflitti, chiede a tutte le donne, generatrici di vita e duplici vittime di ogni guerra, di appellarsi alle nazioni per la risoluzione pacifica della guerra.

Una battaglia che durerà fino al 1948, attraverso un’accorata lettera al conte Bernadotte, mediatore delle Nazioni Unite, auspicando un accordo pacifico per il popolo palestinese.

 

Rosa Genoni ha trasformato la sua arte in lotta, in narrazione e lettura a più livelli: ha costruito una trama che diventa azione civica, che è politica e trasformazione del sociale.

Sapeva esattamente che il mondo si costruisce e ricostruisce pensando a ciascuno e a tutti come persone, non numeri ma esseri umani titolari di diritti, appunto, umani.

 

Dedicare uno spazio a Rosa Genoni significa ricordare una donna che ci ha lasciato la testimonianza del nostro dovere: cucirci addosso la battaglia per la bellezza, i diritti, la pace, la cultura, il rispetto.  Per tutti.

Il nostro dovere è raccogliere il testimone e questa targa va in questa direzione.

 

Un sentito ringraziamento va principalmente a chi ha macinato chilometri per essere qui oggi, oggi che ricorre il 159mo compleanno di Rosa Genoni.

Alle discendenti di seconda, terza e quarta generazione di una genealogia femminile rappresentata da Fabiana Podreider Lenzi.  

Al Comune di Tirano, luogo di nascita di Rosa Genoni, rappresentato dall’Assessora alla Cultura Isabella Ciapponi Landi e dalla Consigliera Sara Muzio nonché dalla comunità valtellinese residente a Roma.

A Vittoria Tola per l’UDI, Unione Donne in Italiana.

A Patrizia Sterpetti e alle donne della WILPF, l’associazione femminista e pacifista che Rosa Genoni ha contribuito a fondare. A Maria Ludovica Agrò in rappresentanza de Gli Stati Generali delle Donne.
A Patrizia Giganti e Franca Iorio per l’
Associazione Obiettivo PsicoSociale che ha coniugato il laboratorio sartoriale con l’impegno sociale.

In ultimo, ma certamente non ultima, a Julienne Cowley, Ambasciatrice dell’Australia e rappresentante permanente presso le agenzie FAO e WFP delle Nazioni Unite, che ha aderito al nostro invito e che oggi, per un impegno alla Fao ha disdetto la partecipazione ed è rappresentata dalla Dottoressa Teresa Pilosi dell’Ufficio Affari Politici e Economici dell’Ambasciata d’Australia a Roma.