La riapertura delle scuole dopo la pausa estiva ci ricorda che intelligenza artificiale e scuola sono argomenti importanti. Come garantire equità e inclusione? Come evitare bias e discriminazioni? Quale spazio dare alla creatività e al pensiero critico quando alcune operazioni possono essere delegate a una macchina? Sono interrogativi pedagogici, ma anche politici, organizzativi, etici. Insomma, quest’anno non basta sperimentare ChatGPT in classe.
L’Intelligenza Artificiale è presente in tutti i settori portando con sé rischi e opportunità che non possono essere ignorati: l’Unesco, la Commissione Europea hanno dedicato numerosi regolamenti e contributi di ricerca circa l’Intelligenza Artificiale nelle scuole e il suo uso.
L’Unesco ha ospitato a Parigi la nuova edizione della Digital Learning Week in cui è stata presentata la pubblicazione AI and the future of education. Disruptions, dilemmas and directions da cui emerge come l’IA stia ridefinendo pedagogie, curricula e governance educativa, sollevando interrogativi su equità, etica e ruolo dell’essere umano.
Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato le Linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle scuole. Lo scopo è quello di provare a fissare principi e direzioni: centralità della persona, equità, innovazione etica, sostenibilità, tutela dei diritti. In altre parole, un tentativo di orientare l’uso dell’IA verso una scuola capace di innovarsi senza perdere la propria missione educativa. Il documento ha trovato detrattori e sostenitori ma, come spesso accade, le comunità educanti nel loro agire innovativo sono più avanti del decision-maker.
In questi anni, infatti, nonostante grandi fatiche e resistenze, le comunità educanti hanno dimostrato capacità di resilienza e innovazione. Indire ha avviato una rete di sperimentazioni; l’Istituto Comprensivo 3 di Modena porta avanti da anni “Lucy”, la scuola di intelligenza artificiale per ragazzi; l’Isis Europa di Pomigliano d’Arco ha elaborato un “Manifesto” che invita a considerare l’IA un’occasione di innovazione, non una minaccia. Anche la società civile è in campo, con esperienze come Casco Learning, a Parma, che supporta docenti e dirigenti nell’esplorazione di nuovi approcci pedagogici che uniscono IA e neuroscienze.
Conseguentemente a questa riflessione culturale sull’AI, urge quindi riflettere sulle condizioni di sistema che rendono possibile questo cambiamento, sostenere processi di collaborazione che devono essere al centro di una professione insegnante di qualità.
Non possiamo ridurre il dibattito sull’IA ad un discorso tecnico, ideologico o a un elenco di rischi e opportunità. È piuttosto un’occasione di sperimentazione e di confronto con i limiti di sistema. L’IA rende evidente che le risposte devono nascere dentro le comunità scolastiche, con il coinvolgimento di insegnanti, dirigenti, studenti e famiglie, domandando alla politica e alle istituzioni quei cambiamenti necessari.
Ogni volta che una tecnologia entra a scuola, ci si chiede: quale è il ruolo dei docenti? Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ricorda la necessità di permettere ai docenti di trasformarsi e diventare agenti di cambiamento, protagonisti attivi di un rinnovamento educativo e sociale che non può essere delegato agli strumenti.
Creare condizioni di sistema perché la scuola possa continuare il suo servizio adottando percorsi di innovazione significa confrontare i vincoli organizzativi, con i tempi della scuola, con le disuguaglianze di partenza. Significa riconoscere che ogni docente, ogni comunità, ha un ruolo insostituibile in questa transizione e che la scuola può cambiare solo se a cambiare è il modo in cui immaginiamo i suoi attori, le sue relazioni, le sue condizioni di possibilità.