bimbil’Unicef ha lanciato un appello “urgente” ai leader dei 28 Stati membri dell’Unione Europea che si sono incontrati a Malta. Complessivamente, da novembre a gennaio fra la Libia e l’Italia si sono registrate 1.191 morti. Un numero 13 volte maggiore rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

Negli ultimi 3 mesi il Mar Mediterraneo e’ stato luogo di morte per 190 bambini migranti e rifugiati. L’Unicef ha perciò lanciato un appello “urgente” ai leader dei 28 Stati membri dell’Unione Europea che si incontreranno oggi a Malta. Argomento centrale del vertice alla Valletta sarà proprio la crisi dei rifugiati e dei migranti.

“Il crescente numero di bambini dispersi in mare sottolinea il grande pericolo rappresentato dal viaggio dal Nord Africa all’Italia, insieme alla pressante necessità per i Governi di entrambe le sponde del Mediterraneo di fare di più per salvarli – afferma Justin Forsyth, vicedirettore generale dell’Unicef -. Le decisioni che verranno prese al vertice di oggi – sottolinea Forsyth – potrebbero letteralmente fare la differenza fra la vita e la morte per migliaia di bambini che transitano o che sono bloccati in Libia. Hanno bisogno di un’azione immediata, adesso”.

Nella ricostruzione dell’organizzazione umanitaria emerge che fra novembre 2016 e la fine di gennaio 2017 almeno 1.354 migranti e rifugiati sono annegati. La maggior parte di queste morti si è verificata lungo la rotta marittima del Mediterraneo Centrale, fra la Libia e l’Italia, dove si sono registrate 1.191 morti. Questo numero evidenzia Unicef, “è di circa 13 volte maggiore rispetto a quello riportato lungo questa rotta durante lo stesso periodo nel 2015-2016. Con l’Europa stretta ancora nella morsa dell’inverno, questa rotta, come altre, compresa quella dall’Egitto, potrebbe diventare anche più pericolosa nelle prossime settimane”.

L’Unicef invita quindi l’Unione Europea e i suoi Stati membri a impegnarsi nelle seguenti azioni per proteggere i bambini sradicati:

– Prevenire lo sfruttamento e la tratta di bambini;

– Aderire pienamente al principio di non respingimento: mandare i bambini indietro, verso il pericolo, o far ritornare le barche in Libia senza un piano adeguato per proteggerli, aggiungerebbe solo altre difficoltà a quelle che già affrontano;

– Impegnare risorse per rafforzare i programmi di protezione dell’infanzia in Libia;

– Investire in centri di accoglienza e cura; questi centri dovrebbero garantire istruzione e servizi sanitari, e non dovrebbero mai essere utilizzati per detenere bambini sulla base del loro status di migranti;

– Investire in programmi di reinsediamento e di ricongiungimento familiare, in modo che i rifugiati e i migranti disperati non debbano rivolgersi ai trafficanti e rischiare le proprie vite.

 

L’Unicef sta operando lungo le rotte migratorie e anche in Libia, fornendo ai bambini e alle famiglie rifugiate e migranti servizi di protezione, igienico-sanitari, acqua e supporto per istruzione, salute e igiene. Nella notte di mercoledì, l’Unicef e il suo partner Intersos hanno preso parte al salvataggio di 754 persone nelle acque del Mediterraneo Centrale, compresi 148 bambini non accompagnati. Nei giorni passati, la Guardia Costiera italiana ha salvato 285 bambini anche grazie all’aiuto dell’Unicef e di Intersos. (DIRE)