“Una strega vive sola perché ha molti segreti. Non dà relazione agli altri esseri umani che non sanno se temerla, umiliarla o chiederle consiglio. Una strega preferisce altri tipi di compagne: gli animali, i folletti, le piante, i morti. Una strega mette insieme parole che non hanno molto senso nel linguaggio comune, ma lei sa trasformarle in evocazioni e perfino maledizioni. La casa della strega si apre su altri mondi. Una strega fa paura. Ha molto potere ma non può mai, in alcun caso, usarlo per se stessa. Deve dirigerlo fuori, contro o per qualcuno.” (Introd. p. 11)
L’incipit dell’accurato studio di Francesca Matteoni, il Famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’epoca moderna (Effequ 2024), declina questi e altri parametri di riconoscimento della presunta “strega”, anticipando temi in disamina nell’arco temporale di molti secoli, principalmente in quelli centrali del Secondo Millennio in cui l’Europa esportò la Grande Caccia nelle sue colonie.
La rilettura interdisciplinare parte da un’angolazione inusuale, il rapporto tra strega e famiglio indagato nella sua natura, storia e legame attraverso il sangue.
“Ed è proprio il sangue a fare delle streghe – e non ci si lasci confondere dalla desinenza femminile: le streghe sono e sono state di tutti i generi – pericolose figure ibride, ben più spaventose di altre colleghe ultraterrene, talmente inquietanti da essere cacciate, impiccate, arse, torturate” afferma l’Autrice che ampiamente documenta la sua indagine sull’invisibile, su quel mondo magico e stregonico ancora presente, nel tempo della I. A.
Pagine dense e intriganti, in cui con ampia casistica, anche processuale, la narrazione s’avvantaggia dei suoi tanti interessi e passioni di poeta (es. Acquabuia, 2014), romanziera (es. Tutti gli altri, 2014), saggista (Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi, 2021), impegnata sui temi ambientali e nel volontariato sociale, nel pistoiese.
Chi sono i famigli? Animali domestici, addomesticati o selvaggi, insetti, creature di ogni tipo e grandezza, viventi o fantastiche, eredi di orizzonti ancestrali d’ibridismo e di teriomorfismo, collocati in un “universo terrificante ed ambiguo in cui l’animalità cede a corpi più sfuggenti e indefinibili, che variano dall’aspetto antropomorfo a quello di animali comuni e straordinari, fino a dileguarsi oppure rimpicciolirsi in forme nebbiose: l’eco di popoli estinti, dei cari morti, di qualcosa che ci spia oltre la soglia del vivere umano.”
Imparentati con l’invisibile, soggetti ad alterazioni, accostamenti, evoluzioni parallelamente o separatamente dai percorsi di definizione della strega, i famigli possono anche in qualche caso declinare in creature fatate dei boschi, nani, gnomi, elfi e folletti oppure perdere in corporeità, diventare sempre più eterei. Pagine importanti, in cui l’Autrice insegue le variazioni, offre spunti all’immaginazione senza mai perdere di rigore, condivide la spiegazione che la variazione dei Famigli nel demoniaco sia derivata “dalla diffusione della demonologia continentale, che ne ha rimodellato l’entità, lo spirito, in una più identificabile presenza diabolica: il sembiante animalesco era infatti un ben noto attributo del diavolo, specialmente nelle sue prime manifestazioni, in tutta Europa.”
Tra le variazioni dei Famigli inglesi, c’è quella vampiresca, ben testimoniata nei processi e nell’atroce ricerca del “marchio demoniaco” sul corpo delle presunte streghe.
I famigli succhiano il sangue da molti capezzoli sul corpo della strega o da graffi che le infliggono in ogni parte. Lo fanno gatti, cani, volatili notturni, persino piccolissimi orsi.
“Alla luce di una teoria medica diffusa e reinterpretata nella credenza popolare appare evidente come l’aspirazione, l’atto di succhiare il soffio vitale via dalla vittima da parte del gatto-vampiro sembra costituire una variante plausibile della sete di sangue del famiglio, consolidata dalla corrispondenza tra l’elemento dell’aria e il sangue.”
Tra gli animali di pessima reputazione il rospo, “annoverato tra le creature più velenose e diaboliche e forma frequente dello spirito demoniaco della strega, è sacrificato nei sabba del Nord della Spagna e associato a casi, suo malgrado, di dissacrazione dell’Ostia presenti sul continente fin dal Medioevo e riapparsi in alcuni processi nella Normandia del XVI secolo.”
Il legame tra strega e famiglio degrada la prima verso l’animalità, come più volte riportato da fonti le più diverse, tra le quali il predicatore cinquecentesco Godfrey Goodman, ma c’è anche un altro aspetto che viene sottolineato. Se “le bestie ottuse” non possiedono intelletto, e se sono creature nate per “punire e servire l’uomo, per essere da esso curato e per ricordargli i suoi doveri e le sue responsabilità davanti a Dio, così come il suo primato nel mondo”, la donna strega che alleva demoni animaleschi quando non li partorisca o se ne trasfmormi, “esprime un’inversione non già della maternità, ma perfino dell’assetto divino del creato.”
Nelle pagine, un mosaico d’informazioni sulla corporeità/incorporeità dei famigli e loro accostamenti con parole quali “spirito, anima” che l’Autrice analizza e contestualizza rispetto agli studi sulla stregoneria e la demonologia e alla letteratura dall’età classica.
La titolazione dei capitoli rende appieno la vastità dell’opera: 1. corpi, sangue, comunità; 2. Il mondo delle fate; 3. Incontri col Diavolo; 4 La strega e la madre; 5. La forma animale. 6. Contromagie; 7. La paura e l’anima.
In quest’ultimo, si citano esempi tratti dal cinema e dalla letteratura odierna. Incuriosisce l’articolo del “Times” (3 settembre 1915), sul fantasma di una donna dell’Essex (contea che vide un apice della caccia alle streghe), che all’epoca tormentava il vedovo e la cui natura “malefica” era “acclarata” dall’essere stata vista, in vita, dal vicinato “dare da mangiare fili d’erba sminuzzati ai suoi niggets, creature piccole e scure, forse ombrose, retaggio della strana parentela che l’ombra ha talvolta con l’anima.” Famigli vegetariani non meno pericolosi di quelli vampiri al servizio delle streghe, contro le quali il capitolo 6 (contromagie), offre un ventaglio di rimedi tradizionali “per invertire il potere malefico, dirigendolo contro la fonte, grazie alla credenza per cui una parte stessa della strega fosse rintracciabile dentro ciò che veniva incantato.” Per esempio, le witch-bottles, di cui è testimoniato l’uso nel Sei/Settecento, sono bottiglie o altri contenitori che gli uomini “stregati” riempono di urina, unghie, capelli, chiodi, spilli, oggetti affilati e altro, sigillano e mettono sul fuoco o seppelliscono, con evidente antropomorfizzazione della bottiglia in cui l’urina sarebbe il surrogato del sangue.
Pagine dunque più che interessanti, da non perdere, ricche di spunti e saperi, chiuse, nell’attualità, da esempi tratti anche dal cinema e da opere di successo.
In ultimo, l’Autrice, spiega le ragioni del suo concentrarsi sul legame strega-famiglio, accostamento in cui “la dimensione animalesca si scontra o incontra quella umana, l’esterno si rispecchia nell’interno e viceversa”.
Info: Francesca Matteoni, Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’epoca moderna, Effequ 2024.
Del libro si parlerà il 2 ottobre alla Casa internazionale delle donne di Roma per LA STREGHERIA 2025