WomeNews dal 2001 il sito de "il paese delle donne"

Esame di maturità: “Funziona a meraviglia”, il tema di attualità tipologia C

Qest’anno l’esame conclusivo del percorso di studi della secondaria superiore, denominato esame di maturità, ha previsto tra le tracce della prima prova scritta per la tipologia C, l’articolo “Funziona a meraviglia” della giornalista Wenke Husmann. Si tratta di un testo che affronta il concetto di “incanto”, chiedendo se esista una versione adulta dell’incanto. L’autrice ricorda l’osservazione di un’aurora boreale insieme alla figlia con lo stupore spontaneo dei bambini che spesso si attenua con il passare degli anni. Tutto ciò non riguarda soltanto i fenomeni naturali, ma il modo in cui guardiamo il mondo e viviamo la nostra quotidianità. La meraviglia non è soltanto un’emozione momentanea, ma uno strumento che aiuta a osservare il mondo con curiosità, spirito critico e apertura verso ciò che è nuovo.

Da bambini siamo naturalmente curiosi, tutto è una scoperta: una foglia che cade, una stella nel cielo, un animale incontrato durante una passeggiata. Non sentiamo il bisogno di trovare immediatamente una spiegazione a ciò che vediamo ma ci lasciamo coinvolgere dalle emozioni e dalla sorpresa. Crescendo, però, impariamo a interpretare e classificare la realtà. Questo processo è fondamentale perché ci permette di acquisire conoscenze e sviluppare il pensiero critico, ma può anche ridurre la nostra capacità di stupirci.

Conoscenza e meraviglia non sono incompatibili. Sapere come si forma un’aurora boreale o perché il cielo cambia colore al tramonto non rende questi fenomeni meno affascinanti. 

Grazie all’Illuminismo e all’indagine scientifico-empirica, oggi sappiamo che l’aurora boreale non è un messaggio mitologico, ma la collisione tra gli elettroni e gli atomi dell’atmosfera, anche se un mondo dove si può spiegare ogni magia è un mondo terribilmente triste.

La scienza stessa nasce dalla meraviglia: senza curiosità non esisterebbero né le grandi scoperte né il desiderio di comprendere ciò che ci circonda, quindi la vera sfida è riuscire a conservare entrambe le dimensioni, quella razionale e quella emotiva.

Oggi questa sfida appare particolarmente difficile. Viviamo in una società caratterizzata da ritmi molto veloci, notifiche continue e una costante esposizione alle immagini. Spesso osserviamo un paesaggio attraverso lo schermo di uno smartphone prima ancora di guardarlo con i nostri occhi. Molte esperienze vengono immediatamente fotografate, condivise e commentate. In questo modo rischiamo di perdere la capacità di fermarci e vivere pienamente il momento presente.

Nonostante ciò, la meraviglia continua a fare parte della vita adulta: un panorama, una musica che ci emoziona, il mare durante una tempesta o un evento che supera le nostre aspettative. Anche i piccoli gesti quotidiani possono suscitare stupore, la differenza è che da adulti dobbiamo spesso scegliere consapevolmente di rallentare e osservare. Conservare la capacità di meravigliarsi è molto importante. Non si tratta di tornare bambini o di rinunciare alla razionalità, ma di mantenere viva una forma di apertura verso il mondo. Lo stupore ci aiuta a essere più curiosi, più attenti e più disponibili a imparare. Inoltre, ci ricorda che non tutto può essere ridotto a una spiegazione immediata o a un dato da analizzare. L’incanto richiede impegno e attenzione. In un’epoca in cui siamo continuamente distratti e sollecitati, la meraviglia può diventare una risorsa preziosa. Coltivarla significa conservare la capacità di emozionarci davanti alla realtà e continuare a guardare il mondo con interesse, anche quando crediamo di conoscerlo già.

Wenke Husmann è una giornalista e autrice tedesca che scrive da molti anni per il settimanale Die Zeit di

cui è vicecaporedattrice: si occupa di politica, società, cultura. Ha studiato fisica teorica, lingua e letteratura tedesca e romanza.

Nel corso della sua carriera ha realizzato molti studi scientifici affrontando tematiche come la fisica teorica, la germanistica e la romanistica. Spesso i suoi articoli sono stati dedicati ad argomenti molto vicini alla vita quotidiana dei cittadini, come famiglia, cultura, comportamenti sociali, relazioni, psicologia.

L’articolo scelto dal ministero dell’Istruzione e del Merito come traccia per la prima prova scritta della Maturità 2026 “Funziona a meraviglia”, scritto da Wenke Husmann e pubblicato su Internazionale il 23 gennaio 2026 è dedicato allo stupore infantile di fronte a fenomeni della natura come un aurora boreale.

Provare stupore è una sensazione meravigliosa, ci rende più aperti verso gli altri e più curiosi. Credo che questa sia davvero una qualità molto preziosa.

La traccia riporta l’approfondimento scritto dalla giornalista tedesca, meravigliata, insieme a sua figlia, di fronte allo spettacolo dell’aurora boreale visibile da Amburgo:

«Il cielo notturno era attraversato da bagliori, come se degli alieni avessero acceso le luci nello spazio infinito. Era ottobre, e avevo svegliato mia figlia di buon’ora perché l’aurora boreale sarebbe stata visibile da Amburgo. Ci siamo vestite, siamo andate in un parco ed ecco il cielo illuminato da lunghe strisce infuocate. Rosso, viola, verde. I colori salivano e si trasformavano in giganteschi paesaggi di luce. Mia figlia guardava con gli occhi spalancati, mi ha preso la mano e non smetteva di esclamare “wow!”. Invece di stare al caldo nel letto come di solito a quell’ora, era su un prato gelato sotto l’enormità del cielo notturno, e ne era felicissima.
Mi è tornato in mente quando anche io, da bambina, ero piena di meraviglia: per la consistenza del fango tra le dita dei piedi, per le formiche che trasportavano pesi molto più grandi del loro, per la mia prima stella cadente. Davanti al cielo stellato sopra di me e agli occhi lucidi di mia figlia, mi sono chiesta dove sia finito il mio stupore. Dove sono le mie meraviglie?
Da quando, con l’illuminismo, gli scienziati hanno cominciato a indagare il mondo empiricamente, ogni sua meraviglia ha una spiegazione razionale. L’aurora boreale? Non è un messaggio mitologico, ma la collisione tra gli elettroni e gli atomi dell’atmosfera. I colori dei fiori? Non esprimono gli umori degli dèi, ma derivano dal la combinazione dei geni. Appartengo a quella generazione di genitori secondo cui non è mai troppo presto per incoraggiare i figli a porsi domande e a sviluppare il pensiero critico.
È una cosa ragionevole. Però, mentre osservavo mia figlia sul prato gelato, provavo una certa nostalgia, o forse addirittura invidia. Non di saltellare in tondo come una bimba o di sentire in ogni conchiglia il suono di tutto l’universo. È che un mondo dove si può spiegare ogni magia è un mondo terribilmente triste. Posso imparare di nuovo la meraviglia? Esiste una versione adulta dell’incanto?»

I candidati e le candidate della Maturità 2026, dopo aver letto il testo di Wenke Husmann dedicato alla meraviglia della natura, vengono invitati dal MIM a riflettere sulla capacità umana di rimanere senza parole di fronte ai fenomeni naturali attraverso la propria esperienza personale.