La foto è pubblicata sul profilo social delle Wagga Feminist.

La ragazza è un’under 20 anni italiana –si vede dal cartello stradale sullo sfondo, può essere Roma o Milano-, sta partecipando alla manifestazione per l’ambiente, quella ispirata da Greta per capirci.

Lo slogan sul cartello dice: “Distruggi la mia vagina, non il mio pianeta”.  Il linguaggio è quello della pornografia corrente, perfettamente introiettato, pervade tutto e può venire buono anche per la lotta ambientalista.  Il sesso come allegra distruzione. Il corpo non è più tempio di nulla, è in assoluta discontinuità con la natura: quella va salvata, la vagina no. Ecco il tipo di sesso che ti rende libera.   Sesso violento=femminismo=libertà. Pochi gradi di separazione con il sex work che è work, un lavoro come un altro, un’opzione, una possibilità.

 

Qualche commento delle Wagga Feminist: “So sad. The terminology she is using is so anti-women. Sex being synonymous with destruction“. (Che tristezza. Usa termini così anti-donne. Il sesso che diventa sinonimo di distruzione) “Basically this sign says “rape me, not my planet” which is horrific”. (Di fatto questa scritta significa: stupra me, non il mio pianeta, cosa orribile) “Utterly tragic and reprehensible that we have allowed the brainwashing of girls to this degree“. (Assolutamente tragico e riprovevole aver permesso il lavaggio del cervello delle ragazze fino a questo punto)

“Destroy patriarchy, not the world nor human body parts” (E’ il patriarcato che va distrutto, non il mondo o parti del corpo umano). “Concentrate on what they are teaching in schools to our young girls!!” (Pensate a quello che insegnano a scuola alle ragazzine!!)

La mattina di 8 marzo a Milano un’arcinota trans sex-worker, attivista della Lega e fervida testimonial della proposta salviniana di riaprire i bordelli, si è confrontata a lungo con studenti delle medie nel corso del presidio indetto da Non Una di meno. Ecco per esempio che cosa stiamo insegnando alle ragazzine.  Il medium è il messaggio: più che le posizioni sulla prostituzione e sulla legge Merlin -Nudm la vuole smontare, depenalizzando il favoreggiamento– conta il fatto che il tema sex-work si sia saldamente piazzato al centro del femminismo.

C’è da pensarci attentamente: perché prostituzione e immaginario pornografico pretendono di stare al cuore del discorso femminista? Come mai quello che può essere nato come gioco trasgressivo, facciamo-che-io-ero (una prostituta) spinge per consolidarsi come paradigma di libertà femminile, e di qui a dare corpo a iniziative politiche a tutto vantaggio del colossale business del mercato prostituente? (i suoi lobbisti stanno ovunque, allungano le mani su molte Ong, associazioni filantropiche, perfino su Amnesty International: leggete il libro-inchiesta di Julie Bindel “Il mito Pretty Woman”, appena pubblicato da VandA).

Qualcuna è in grado di spiegarcelo?  Mi domando anche se non ci fosse nessuna buona maestra, accanto a quella ragazzina. Nessuna che le abbia chiesto: “Perché porti quel cartello? Perché chiedi che la tua vagina venga distrutta? Non sai che il male che viene fatto al mondo e quello che viene fatto al tuo corpo sono la stessa cosa?”