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“Cosmopolitismo femminile plurale. Tra filosofia, letteratura, pedagogia, scienza”

In coda l’intervista  sul canale YouTube dell’associazione Il Paese delle donne

 

Cosmopolitismo femminile plurale. Tra filosofia, letteratura, pedagogia, scienza (SEF 2026) edita gli Atti della Giornata di studi Donne fra più mondi (Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze, 6 dicembre 2024), esordio del “Progetto competitivo biennale Donne fra più Mondi: Cosmopolitismo e Resilienza nelle scrittrici fra Otto e Novecento (2024-2025)”, per ricercatori e ricercatrici a tempo determinato, finanziato dall’Ateneo fiorentino in cui insegnano:    

Letteratura Italiana Giulia Tellini – Coordinatrice del Progetto (dal 2024) e del volume di cui firma la Premessa; Letterature Comparate Diego Salvadori – Partner del Progetto, che s’interessa di ecocritica, studi di genere, teoria della letteratura; Letteratura Spagnola Salomé Vuelta Garcìa i cui principali ambiti di ricerca sono il Teatro classico spagnolo (XVII-XVIII sec.), e la Letteratura femminile, Coordinatrice, dal 2023, del seminario Donne e sapere (Dipartimento di Lettere e Filosofia).

Progetto e volume concorrono all’ampliamento e riequilibrio delle attività e dei saperi nell’Europa tra XVI e XXI secolo, interrogando molte discipline e rileggendo figure note e meno note, di diversa estrazione, socialità, interessi culturali, scientifici, artistici e politici che emergono, approfonditi e sfaccettati, nelle relazioni delle due curatrici e curatore e di Camilla Bencini, Oleksandra Rekut Liberatore, Marco Ciardi, Giovanna Amato, Michela Graziani, Arianna Fiore, Ada Milani, Fiorenza Toccafondi.

In apertura di Premessa, la Coordinatrice rimanda alla celeberrima frase di Virginia Woolf (Three Guineas, 1938) in merito al non avere, le donne, in assenza di diritti civili e politici, una vera patria a cui essere fedeli: “La loro patria è il mondo intero, la loro nutua solidarietà di genere trascende i confini nazionali e le loro posizioni sono tendenzialmente antinazionaliste e antibelliciste.”( p. 7)

Le istituzioni matrimoniali esogamiche ed endogamiche, specie quelle patrilineari, hanno sempre fatto delle spose, in ogni società, elementi nomadi, portatrici di diversità da spartire, includere o escludere dalla nuova comunità che erano chiamate a perpetuare, generando. Per quanto quest’esperienza interiorizzata del genere femminile sia stata non riconosciuta o  misconosciuta o sottovalutata, per molte è stata accompagnata da un altro tipo di confronto con “l’altro da sé” dettato da situazioni felici o drammatiche della vita, da scelte proprie o altrui quando e in che modo condivise, dagli stessi talenti e inclinazioni e idealità che hanno spinto molte a superare barriere visibili e invisibili. E di costoro parla il volume a tema, che offre una lettura originale e inconsueta del cosmopolitismo in quanto “…forma mentis che può risentire per esempio del loro retaggio familiare e culturale (…) o da certe scelte di vita, talvolta dolorose ma comunque libere (…) o da decisioni obbligate (…) Da qualsiasi tipologia di fattore d’identità oltreconfine tragga origine è, tuttavia, un aspetto fondamentale e sostanziale delle esistenze di queste donne (G. Tellini, p. 8)

Il tema del cosmopolitismo al femminile interroga fortemente l’oggi e influisce sul domani.  “…Sono le donne a dover portare un cambiamento: donne oltreconfine, in senso reale ma anche metaforico (donne che studiano, che lavorano, che combattono, che si spingono oltre le barriere entro le quali sono tradizionalmente rinchiuse). In una realtà maschile, patriarcale, immobile, incancrenita su se stessa, infatti <<il mondo femminile – come scrive Alba de Céspedes nel 1963 – è forse il solo ove si respira un’aria di libertà, di rivolta.>> (G. Tellini, p. 9)

Il volume offre un’ampia riflessione sul ruolo e il portato delle donne nel tempo facendo affiorare scoperte documentarie e letterarie e scientifiche e vicende che hanno apportato visibili cambiamenti sociali, politici, di costume e legislativi, perciò “… i temi trattati non sono legati solo a questioni di genere, di migrazione, d’integrazione, di riconoscimento, di identità interpersonale, ma anche di resistenza (e resilienza) politica, sociale, culturale. (G. Tellini, p. 9)

In elenco, scrittrici, poete, saggiste, drammaturghe, giornaliste, pedagogiste e dottore, filosofe, scienziate, nate o transitate o residenti in Grecia, Italia, Ucraina, Romania, Spagna, Portogallo e Ungheria, tutte dotate “…di uno sguardo pluri-culturale, multi-prospettico e trans-nazionale (ossia aperto alle novità e al progresso), su questioni di varia natura e accomunate dal fatto di provare sulla propria pelle l’esperienza dell’integrazione o della dis-integrazione, del percepirsi differenti in una realtà che le può includere ma anche escludere, nella quale possono sentirsi accettate ma anche rifiutate .” (Tellini, p. 8).

Vivaci, duttili, capaci di adattarsi e affrontare e superare ogni situazione della vita, costoro “sono riuscite non solo a integrarsi in un paese diverso rispetto a quello d’origine (sia in quanto donne, sia in quanto straniere), ma anche a studiare, a lavorare, a combattere contro le dittature e gli integralismi a far ascoltare forte e chiara la propria voce di libertà e di rivolta. (retrocopertina).

In l’Ucronia emancipazionista di Angelica Palli: il dramma “Un divorzio” (1864), Giulia Tellini biografa Angelica Palli (1798-1875), e ne analizza la produzione poetica, letteraria, drammaturgica, giornalistica. Fuggita dalla natìa Livorno dove il suo precoce talento poetico aveva ottenuto ampi riconoscimenti, per sposare a Corfù un uomo molto più giovane di lei e di maggiore estrazione, Angelica Palli perseguì con successo talenti e passioni. Tra le prime Risorgimentali, lasciò l’isola nel 1848 trasferendosi in Lombardia (dove marito e figlio erano nei Volontari). Ovunque andò, nella sua lunga e alacre vita, lasciò un segno importante: a Marcaria, nel Mantovano, un ospedale militare; a Torino, un Salotto; a Livorno, il giornale settimanale “il Romito” d’attualità culturale e politica (chiuso il 27 luglio 1861). Emancipazionista, grande interprete del rovente dibattito unitario sull’istruzione femminile, propugnò una scuola secondaria femminile, laica e gratuita, aperta, postuma, col suo nome (1889).

Un Divorzio, dramma in quattro atti, in prosa – rintracciato da Giulia Tellini nel Fondo “Angelica Palli” della Biblioteca “Francesco Domenico Guerrazzi” di Livorno e da lei curato nella prima edizione (Ed. Storia e Letteratura, 2024) – testimonia il coraggio e l’audacia intellettuale di una donna consapevole della lunga strada da percorrere nella conquista dei diritti civili e politici, vissuta in quel Regno d’Italia, vigente il Codice Pisanelli (25 giugno 1865), in cui non si riconosceva il diritto al divorzio e, fino ai Patti Lateranensi (11 febbraio 1929), non aveva validità giuridica il matrimonio religioso. 

Un secolo separa quel testo dalla prima legge italiana sul divorzio (V legislatura, Legge Fortuna-Baslini del 1° dicembre 1970, n. 898 confermata da referendum popolare (12-13 maggio 1974).     

A sua volta, Diego Salvadori (Abitando la possessione: Idolina Landolfi e le dimore “delle notti”) pubblica un’originale indagine nella sfera identitaria, sentimentale e letteraria di una donna il cui vissuto fu connotato da un grandissimo affetto e stima per il padre Tommaso di cui seguì le orme e curò l’opera. 

“Nella produzione letteraria di Idolina Landolfi, il racconto dei luoghi e degli spazi non può prescindere da una prospettiva straniata e oltremodo straniante, in cui la corda materialistica è pizzicata costantemente da un ultrafisico illuminato e che sa di tenebra. In maniera analoga, le rappresentazioni delle dimore possiedono quei <<valori consonanti di onirismo>> che Gaston Bachelard ebbe modo di chiamare in causa nella sua Poetica dello spazio. (p. 171)

Diego Salvadori indaga specialmente un’opera postuma, Racconti delle notti, “…uscita nell’aprile 2025 grazie alla mediazione di Giovanni Maccari – esecutore testamentario delle carte di Idolina – e sotto la cura di Ernestina Pellegrini.” (idem)

Fu Maccari, sottolinea Salvadori, a rinvenire il dattiloscritto nelle carte da lui depositate presso il Centro Studi Landolfiani della Biblioteca Umanistica dell’Università di Siena “…e con tutta probabilità, le dieci prose della raccolta erano già pronte per imboccare la via della pubblicazione, dal momento che, nel frontespizio, erano riportati l’indirizzo e il numero di telefono dell’autrice: segni di un imminente invio a una casa editrice (ragion per cui anche l’ordine dei racconti è da considerarsi definitivo)”  (p. 172).

Salvadori biografa e analizza criticamente il testo di un’Autrice (1958-2008) che fu narratrice, poetessa, saggista, traduttrice dall’inglese e dal francese, nonché giornalista (…), “Ma è stata anche, e soprattutto, curatrice dell’opera del padre Tommaso, tanto da operare una fusione in vitro con la scrittura paterna, come dimostra il romanzo autobiografico tuttora inedito dal titolo Quando ero mia padre. Storia di una possessione. Ecco, quella <possessione> dischiude l’economia pulsionale che è alla base di una genealogia rovesciata, in cui la figlia, al pari di Atena, viene alla luce dalla testa del padre ed elegge la scrittura letteraria a gabbia dorata – inevitabile per chi, come per Idolina, era una figlia d’arte – ma anche a contro-mondo in cui liberarsi: una realtà parallela che è tributaria dei grandi scrittori di cui, sin da bambina, si era nutrita.” (p. 173)

Salvadori rintraccia nei Racconti delle notti originali aspetti collegati, prima nell’opera di  Tommaso Landolfi poi in quella della figlia, al “rapporto di stretta interdipendenza tra il corpo della casa e il corpus dell’opera”.

Individua una vera e propria “tetralogia della dimora” nei quattro racconti finali (Notte dell’anno, La vendetta, La notte di Natale, Le cose) perché “nei quattro tasselli narrativi summenzionati, e quindi nella loro progressione diacronica a livello testuale, la dimensione abitativa incorre in una trasformazione continua: istituisce dei rimandi interni tra uno spazio e l’altro; muove dal macroscopico (penso alla casa colonica del racconto La notte dell’anno), al microscopico (Le  cose del racconto eponimo); è tributaria di una metaforica del corpo ed è per questo che mi piace considerarli come una cellula autonoma, dove la fenomenologia della casa si rinfrange e si scompone alla stregua di un prisma. (p. 174)

Nel breve riassunto finale, che come per gli altri curatori conclude le relazioni, Diego Salvadori conclude che nella tetralogia della dimora la casa emerge come organismo corporeo e spazio  liminale fra l’eredità paterna, la malattia di Idolina e un femminile avulso dalla pratica della cura. Ne consegue come le dimore assurgano a spettri, ricongiungimenti onirici, delineando una poetica in cui la materia stessa si fa voce di un’identità sospesa.” (p. 181)

Colma di spunti innovativi e aperto al dibattito è l’intervento di Salomé Vuelta Garcìa Per un’antologia italiana delle poetesse della Generazione del 27 che affronta l’analisi linguistica e sociologica del termine “poetesse” e indaga, nella trasmissione antologica, quella che è definita Generazione del 27 cui appartengono i nomi, inizialmente tutti maschili, dei più celebri poeti della prima metà del Novecento.

La docente sottolinea come la proposta di un’antologia italiana di poetica femminile inerente tale generazione, riguardante un preciso periodo di storia politica e culturale europea, “…sottintende innanzitutto una riflessione sui tre elementi che la compongono: antologia, nello specifico italiana; poetesse, e Generazione del 27. Tutti e tre sono problematici a più livelli: linguistico, letterario e storico-culturale.”(p. 79)

Vuelta Garcìa motiva da subito la scelta linguistica del termine “poetesse”: “In Italia, si sente oggi adoperare la parola ‘poete’ per riferirsi alle donne che scrivono poesia, anche se l’Accademia della Crusca precisa che l’uso di questo termine non ha prevalso sulla forma ‘poetesse’ attestata sin dal Quattrocento. Si tratta di una consapevole presa di posizione che nasce, com’è ben noto, nel quadro di una ampia e controversa rivendicazione che si scaglia contro usi linguistici ritenuti sessisti, frutto della discriminazione cui la donna è stata sottoposta nel corso della storia. Tuttavia, seppur cosciente dell’acceso dibattito aperto intorno a questa questione, nel caso specifico di questa antologia mi trovo d’accordo con quanto affermato da Isabella Leardini nell’introduzione alla sua recete raccolta Costellazione parallela. Poetesse italiane del Novecento, che recepisce la parola ‘poetesse’ nella sua dimensione storica, sottolineando ‘la necessità di ricostruire e accogliere una tradizione fatta anche di ombre.” E ancora: “L’accezione poete si diffonde dopo gli anni Ottnata (…); io credo sia invece fondamentale rimandare apertamente a una lunga storia. Se nella distanza della definizione poetessa si traduce il desiderio di invertire la rotta rispetto all’idea implicita di poesia che essa porta con sé, proprio questa idea e il suo rapporto con la cultura e la storia dovrebbero essere indati e messi a tema” (p. 81). 

Rispetto al termine “antologia”, “…sottogenere che alcune voci attuali paragonano polemicamente al Fast food, una pietanza già pronta, consumata velocemente, bisogna tenere conto del fatto che è indubbiamente dettata dalla conoscenza, buona o scarsa che sia, del fenomeno letterario che l’antalogista intende presentare, ma presuppone altresì una selezione soggettiva, sia nella rosa delle figure letterarie proposte sia nella scelta dei componimenti inclusi ed esclusi (…) Eppure è ben noto il ruolo fondamentale svolto da alcune antologie per la conoscenza e la diffusione di determinati periodi o gruppi letterari, nonché per la formazione di un canone.” (p. 82) 

La docente ricorda che la definizione Generazione 27 origina dalla commemorazione, nel dicembre di quell’anno, del tricentenario della morte del poeta barocco Luis de Gòngora, nell’Ateneo di Siviglia. Ritiene indiscutibile “la particolare configurazione di questo gruppo generazionale, del tutto parziale” (idem), nell’antologia della poesia spagnola realizzata dal poeta Gerardo Diego per il periodo 1915-1931, uscita nel 1932, e comprensiva di biografie e fotografie. Antologia “immediatamente accolta ed apprezzata in Italia, e che si è immediatamente diffusa, negli anni Trenta, presso i poeti e letterati dell’Ermetismo fiorentino che frequentavano il caffè delle Giubbe Rosse.” (p. 83)

L’analisi di quella raccolta così importante sulla scena europea, non elude “…la violenta polemica pro e contro la selezione proposta da Diego, tanto che, due anni dopo la sua prima edizione, l’autore ripropose la sua antologia allargando l’elenco di poeti del Gruppo del ’27, come si evince dalla presenza in essa di Antonio Espina, Mauricio Bacarisse e Juan José Domenchina, e includendo per la prima volta due poetesse, Ernestina de Champourcin e Josefina di la Torre.” (p. 84)

Vuelta Garcìa entra nel dibattito sulle antologie al femminile “…che hanno attirato, però, diverse critiche, e sono state accusate di contribuire alla ‘ghettizzazione’ delle poetesse nel panorama letterario dell’epoca, alla loro segregazione poetica.” (p. 92). Riporta, in lingua, la confutazione di questo concetto da parte di Pepa Merlo.

Per riparare parzialmente a questo “torto storico” come afferma la docente, nella nuova edizione dell’antologia poetica sulla Generazione ’27 compaiono altri nove nomi femminili. Tutte poete che già “…negli anni Trenta del Novecento avevano pubblicato libri, usciti nelle stesse case editrici dei loro colleghi di generazione e recensiti nelle riviste più rilevanti del momento.” (p. 86)

Un volume, dunque, ricchissimo, di cui è impossibile il rimando ad altre interessanti relazioni che attraversano il tempo e l’Europa e che ha il pregio, pur essendo specialistico, di offrirsi  con facile lettura a un pubblico più vasto, cosa che lo rende consigliabile non solo alle scuole superiori e alle università ma a chiunque abbia la curiosità di conoscere meglio la società, non solo poetica, europea, maschile e femminile, dal ‘600 al ‘900.

Info: Giulia Tellini, Diego Salvadori, Salomé Vuelta Garcìa (a cura di), Cosmopolitismo femminile plurale. Tra filosofia, letteratura, pedagogia, scienza. – Firenze: Società Editrice Fiorentina 2026.