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“Clownesse. Storia delle clown. Dall’Ottocento a oggi”. Recensione libro

CLOWNESSE, STORIA DELLE CLOWN dall’Ottocento a oggi“, di VERONICA DEL VECCHIO (Odoya 2026), è il primo saggio di un’Autrice che ha già ricevuto vari riconoscimenti con i romanzi “Reduce di Cefalonia” (Tralerighe libri 2019, Premio Chiara Giovani nel 2021), e “La ragazza della montagna” (Newton Compton Editori 2023).

Scrittrice, drammaturga, attrice e Clown, diplomata alla Scuola Teatro Arsenale di Milano, Del Vecchio intreccia nella carriera artistica il lavoro performativo con la drammaturgia, la formazione e la direzione artistica. Co-fondatrice della compagnia AURIGA TEATRO – con cui crea e interpreta spettacoli di clownerie, teatro ragazz*, teatro di strada e teatro di figura – collabora con la compagnia internazionale PANORAMA KINO THEATRE, esibendosi in Festival in tutta Europa e nel mondo.

Il libro è “un tendone tutto per sé…”. La carrellata di stupefacenti personagge demolisce il pregiudizio “che le donne clown siano mai esistite” e offre “storie di conquiste e libertà” attraverso biografie nazionali e internazionali dalle luminose carriere.

A questo s’intreccia la storia del Circo, dalle origini nella Commedia dell’Arte, fino alla modernità.

Uno strumento prezioso, trans generazionale e interculturale, che denuncia e supera infiniti confini, geografici e intellettuali, comportamentali e di ruolo e di tradizione ancorati alla comicità e all’atavico divieto alle donne “di far ridere, persino di ridere”.

“La risata è una forma di intelligenza e di potere – di sovversione, di sfida e messa in discussione dell’autorità e dell’ordine sociale, capace di influenzare e controllare una comunità, di svelare artefici e rompere convenzione – ed è noto che per molto tempo le donne siano state escluse da qualsiasi posizione di vertice” afferma Del Vecchio, “Al contrario, il sorriso era tollerato, a patto però che fosse silenzioso, grazioso, casto e nascosto dietro una mano, un ventaglio o un fazzoletto, secondo regole dettate dalla morale e dal galateo.”

Un libro nutrito di passione e di eccellenza per ciò che, in primis è per l’Autrice, “un’arte e un mestiere”.

L’ “Introduzione poetica” motiva la scelta storico-linguistica del termine clownesse; descrive “Cos’è il clown” e “Chi è il clown”; approfondisce la figura del clown Bianco (collegato alla norma, all’autorità), e al suo opposto, l’Augusto, nei cui impedimenti, errori, debolezze l’umanità si rappresenta. Nei paragrafi “Verso le clownesse” si ripercorrono le distinte figure delle buffone (nelle Corti), delle pagliacce (maschera della Commedia dell’Arte che dal 1570 faceva da spalla ad Arlecchino) e delle donne clown.  

“Un catalogo di meraviglie” lo definisce, in prefazione (La donna clown e la Chimera), Alessandro Serena (Docente di Storia dello Spettacolo circense e di strada in diversi atenei e centri formativi, tra i quali l’Università degli Studi di Milano, autore e curatore di spettacoli televisivi come quelli sul Cirque du Soleil e sul Festival di Montecarlo). A sua volta Autore sul tema, Serena rende merito a Del Vecchio di essere la prima “a tributare il giusto omaggio ai talenti femminili”; ne elogia la struttura funzionale dell’opera e la “panoramica strabiliante: prima una divisione geografica (al di qua e al di là dell’Atlantico), poi storica (la seconda metà del secolo scorso) e infine una terza parte dettagliata sui profili delle donne clown più autorevoli (…) degli ultimi anni, arricchita da interviste inedite.”

Serena sottolinea il legame della clownerie con la filosofia nel porre quesiti “lasciando a ognuno di noi la responsabilità – o il sogno di trovane le risposte”, e si/ci domanda: “è possibile che tutti i clown, uomini o donne, di ogni epoca, siano, in fondo, uno solo?”

Nelle pagine, la vita quotidiana della pista, gli equilibri della vita lavorativa e domestica, le relazioni familiari, parentali e amorose “…in quel luogo speciale che si erge ai limiti della società di cui fa parte ma dalla quale al tempo stesso, rimane estero, con la sua dimensione parallela, le sue regole, i suoi schemi e il suo linguaggio che ribalta i codici ordinari” e per questo considerato, da PAUL BOUISSAC, “un discorso metaculturale in quanto è una specie di specchio in cui la cultura si riflette, condensata e allo stesso tempo trascesa.”

Decine di artiste, pioniere dell’arte comica, con i loro “nasi rossi”, recuperano, grazie all’Autrice, una presenza, una genealogia. Da Héloise Palmyre Permané, detta Miss Loulou (1882-1975) ad Annie Fratellini (1932-1997), che fu clown, attrice, cantante e musicista, che insieme alla figlia, Valérie formò la prima coppia femminile, documentata, Bianco e Augusto. In elenco, anche un’italiana, Maria Valente (Siri, 1897-1977) che fu clown, musicista e polistrumentista.

Sono tutte vite intense, cosmopolite, indagate e descritte con sensibilità e rispetto per i loro plurimi talenti e saperi e non si può che ringraziare l’Autrice di questo imperdibile libro, tutta una sorpresa, il sesto capitolo è dedicato alle clown di oggi, alla cultura di genere nel mondo circense, a quel “tendone tutto per sé” che produce corsi di formazioni, tavole rotonde, premi ed eventi. Il prossimo Festival Pagliacce  – festival internazionale delle donne clown, si terrà a Torino dal 14 al 18 ottobre (info: infopagliacce@gmail.com); biglietti acquistabili online su Ticket.it.  

Info: Del Vecchio Veronica; prefazione di Alessandro Serena, Clownesse. Storia delle clown. Dall’Ottocento a oggi. – Città di Castello (PG): Odoya 2026.