Per la rubrica TERRAMADRE & BENESSERE sul canale YouTube dell’associazione il Paese delle Donne oggi riflettiamo sull’emergenza climatica e su come questo problema sta rimodellando la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo. I nuovi aspetti del clima stanno trasformando l’ambiente, le piante, gli animali, minando la salute delle persone e sottoponendoci a diversi gradi di stress fisico e psicologico. Con argomenti così vasti e articolati, per inquadrare almeno uno scenario, partiamo dalle raccomandazioni degli scienziati.
Il giornalista ambientale e neuroscienziato, Clayton Aldern, in un articolo sul Guardian scrive che, degli effetti dei cambiamenti climatici se ne trovano prove in ogni settore: «psicologi e studiosi comportamentali hanno documentato come ai picchi di temperatura corrispondano impennate comportamentali in ogni ambito, dalla violenza domestica all’incitamento all’odio online».
Diversi studi scientifici ci avvisano anche che, caldo estremo e aumento delle emissioni dei livelli di CO2, compromettono i nostri processi decisionali, riducono la capacità di risoluzione dei problemi, mandano letteralmente in cortocircuito la nostra capacità di apprendere.
Uno studio dell’università di Harvard del 2018 certifica che durante le ondate di caldo, nei test di verifica degli studenti si riscontrano minore reattività nel rispondere e maggiore lentezza nell’apprendere. Quindi il caldo eccessivo – e qui parliamo di temperature solo oltre i 32 gradi – causa negli esseri umani una riduzione della funzione cognitiva.
Un pool di ricercatori finlandesi ha notato invece, che tra gli effetti più immediati delle temperature troppo alte sull’organismo umano, vi è la soppressione della funzione della serotonina. Così, per tutte e tutti, minor sonno e maggiore aggressività.
La neuroscienziata Yoko Nomura, docente di psicologia al Queens College, negli USA, una donna che ha dedicato tutta la propria carriera alla medicina di genere, a seguito degli sconvolgimenti del 2012 provocati dall’uragano Sandy, ha potuto individuare nei livelli di stress delle donne che durante la tempesta erano in gravidanza, la causa di specifici problemi di salute riscontrati nel tempo su di loro e sui loro figli.
Nomura scopre che «le ragazze incinte che hanno vissuto l’uragano Sandy hanno sperimentato livelli di ansia di 20 volte superiori a quelli di coloro che non vi sono state esposte». E documenta così che i fattori di stress ambientale provocano cambiamenti psicologici e producono effetti sui bambini in grembo, lasciando tracce neurologiche e psicologiche. Impronte che nelle donne si sono manifestate con problemi di depressione e nei bambini con comportamenti come autismo, disturbo da deficit di attenzione, iperattività o peggio.
Tutti questi studi confermano che la violenza dei fenomeni climatici estremi lascia sui territori e sulle nostre vite, sconvolgimenti che ipotecano il presente e il futuro, del pianeta e della nostra stessa vita. Eventi recenti come l’immenso incendio del gennaio 2025 nell’area di Los Angeles o l’alluvione a Valencia in Spagna a fine ottobre 2024.
Non è una novità, allora, che i giovani si preoccupino per il clima e lo hanno dimostrato con i movimenti dei Firdays for Future, nati nel 2018 grazie all’azione dell’attivista Greta Thumbeg.
È una novità abbastanza recente, invece, il fenomeno dell’eco-ansia, quella profonda preoccupazione per l’integrità ecologica del nostro pianeta che porta con sé un misto di sentimenti di apprensione e senso di impotenza, alimentato anche dalle timide azioni dei governi davanti alle evidenze della crisi climatica.
Una timidezza confermata dal nulla di fatto al meeting mondiale della COP29 sul clima a Baku, dove a un tavolo di 70 partecipanti solo otto erano donne e dove la maggior parte dei Paesi ricchi ha certificato – a dire il vero senza troppo sorprendere il mondo – di essere poco propensa a fare investimenti di prevenzione e a tagliare emissioni.
Le preoccupazioni che tolgono il sonno a milioni di donne e di uomini non sono esagerate e hanno riflessi anche in termini economici. Lo confermano quei dati che dicono che l’aggressione della Russia all’Ucraina ha lasciato molti terreni agricoli incolti causando cali nelle produzioni di mais, di grano di semi e olio di girasole, o quei dati che dicono che negli ultimi due anni, guerre e clima pazzo hanno fatto lievitare i prezzi degli alimenti con rincari fino al 30%.
Le preoccupazioni si riconfermano anche nei dati sulla perdita di biodiversità a causa di pratiche agricole industriali che fanno selezioni estreme sulle colture, usano pesticidi pericolosi come il glifosato o introducono manipolazioni genetiche (si legga OGM).
L’Organizzazione Mondiale della Salute fa il suo lavoro e per bocca della Direttrice del Dipartimento Ambiente, salute e clima, Maria Neira, rincara la dose sottolineando al mondo, ancora una volta, quanto l’ambiente inquinato sia causa di morti premature e nuove malattie d’ogni genere.
Nonostante l’eco-ansia cerchi quotidianamente come lasciare un’impronta sulla vita delle persone, soprattutto delle nuove generazioni, la buona notizia è che il mondo (se solo volesse) dispone già di tutti gli strumenti di consapevolezza e di conoscenza scientifica e tecnologica, necessari a invertire la rotta.
Come, ad esempio, per citarne uno, quei progetti di studio e osservazione della Terra dallo spazio, capaci di fornire ai governi dati utili alla valutazione degli strumenti di cui dotarsi per prevenire disastri e tutelare l’ambiente e le persone.
Con fiducia in questa e in altre possibilità, ci salutiamo qui. Ma voi continuate a seguirci. Scegliete il gusto del sapere e state con noi e con i nostri approfondimenti in tema di cibo sano, agricoltura, cultura e benessere.