Uno studio, dal titolo Central Nervous System Concentrations of Nano- and Microplastics and Risk of Amyotrophic Lateral Sclerosis, coordinato dall’Università di Modena e Reggio Emilia, ha determinato per la prima volta al mondo i livelli di microplastiche e, in particolare, di nanoplastiche, particelle di dimensioni estremamente ridotte, nel liquor e quindi nel sistema nervoso centrale di pazienti con Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Il confronto con persone sane ha permesso di evidenziare la relazione tra la concentrazione delle particelle e la presenza della malattia. I risultati indicano che concentrazioni più elevate di queste particelle sono associate, oltre una determinata soglia di esposizione, a un maggiore rischio di Sla.
Le particelle possono derivare da differenti forme di esposizione, ambientale o alimentare, e la ricerca pone le basi per comprendere meglio il loro percorso nell’organismo. La possibilità di misurare nano e microplastiche direttamente nel sistema nervoso centrale consente infatti di passare dalla semplice valutazione dell’esposizione ambientale alla ricerca delle particelle all’interno dell’organismo e alla verifica di una loro eventuale associazione con specifiche patologie.
Si tratta di un’associazione che dovrà essere confermata da studi più ampi e che, allo stato attuale, non consente di stabilire un rapporto di causa-effetto. La ricerca apre tuttavia una nuova prospettiva nello studio dei possibili fattori ambientali coinvolti nelle malattie neurodegenerative.
Con il termine microplastica ci si riferisce a piccole particelle di materiale plastico generalmente più piccole di 5 millimetri. L’inquinamento da microplastiche causato da rifiuti di piccolissime dimensioni che si infiltrano nell’ambiente e negli alimenti è ritenuto una minaccia per l’ecosistema e la salute umana.
Esistono due categorie di microplastica: la primaria è prodotta come risultato diretto dell’uso umano di queste sostanze e la secondaria come risultato di frammentazione di rifiuti plastici di più grandi porzioni. È stato riscontrato che entrambe le categorie di microplastiche (primaria e secondaria) persistono nell’ambiente in grandi quantità, soprattutto negli ecosistemi marini ed acquatici. Ciò perché la plastica si deforma ma non si rompe per molti anni, può essere ingerita e accumulata nel corpo e nei tessuti di molti organismi. L’intero ciclo e movimento delle microplastiche nell’ambiente non è ancora stato studiato approfonditamente soprattutto per la difficoltà di analizzare una miscela di svariati tipi di plastica più o meno inerte. Il 77% del sangue delle persone testate dai ricercatori dell’Università Vrije di Amsterdam nel 2022 è risultato contenere microplastiche poiché esse possono viaggiare nel corpo e depositarsi negli organi.
Ogni anno, una parte significativa dei rifiuti plastici che si frammentano in microplastiche viene rilasciata nell’ambiente e va ad aggiungersi a quelle prodotte direttamente dall’uomo. La Commissione europea il 30 agosto 2022 aveva già pubblicato la proposta di limitare l’immissione sul mercato delle microplastiche, aumentando le dimensioni delle particelle interessate e consentendo un periodo di transizione fino a 12 anni per alcuni prodotti. La restrizione adottata nell’ambito del regolamento REACH (Il REACH, ufficialmente regolamento (CE) n. 1907/2006, è un regolamento dell’Unione europea, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (in inglese Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals, da cui l’acronimo REACH)), stabilisce il quadro normativo dell’UE in materia di sostanze chimiche.
La Commissione europea ha pubblicato la proposta tanto attesa con alcune modifiche e chiarimenti rispetto alla proposta originale, per cui il termine microplastica si riferisce alla totalità dei materiali di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, includendo diverse categorie: Macroplastiche – rifiuti in plastica di dimensioni superiori a 5 mm – Microplastiche – particelle di plastica di dimensioni comprese tra 0,1 μm e 5 mm – Nanoplastiche – particelle di plastica di dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri (nm).
La direttiva europea del 2024 vieta la vendita di prodotti contenenti microplastiche aggiunte intenzionalmente. Questo fa parte della strategia green dell’UE per limitare l’inquinamento da sostanze nocive. Secondo i dati della European Chemical Agency, ogni anno vengono prodotte 145.000 tonnellate di microplastiche, di cui 42.000 vengono disperse nell’ambiente. Per limitare questo inquinamento, la Commissione europea ha stabilito di vietare, dal 15 ottobre 2024, la vendita di prodotti che contengono microplastiche aggiunte intenzionalmente. L’obiettivo è di ridurre la dispersione di almeno il 30% entro il 2030. Dall’entrata in vigore della direttiva sono stati vietati: granuli per l’erba sintetica, scrub e cosmetici con micrograni, glitter per make-up o detergenti, brillantini per cartoleria e giocattoli. Per altri prodotti, come i campi in erba sintetica degli impianti sportivi e alcuni cosmetici, è stato concesso un periodo di 4-12 anni per adeguarsi alle nuove norme. L’obiettivo della direttiva UE è infatti di limitare la dispersione di microplastiche nell’ambiente di almeno il 30% entro il 2030, attraverso il divieto di utilizzo nei prodotti e l’adozione di soluzioni più sostenibili, nell’ambito di un piano più ampio volto a ridurre l’inquinamento e promuovere ecosistemi sani.