aeroporti_proteste_trump-535x300Trump blocca i rifugiati, “le conseguenze saranno catastrofiche”

“Una decisione agghiacciante che potrebbe avere conseguenze catastrofiche”. Così Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha commentato il #muslimban, l’ordinanza firmata dal presidente Donald Trump che blocca l’accesso negli Usa agli immigrati provenienti da sette paesi a maggioranza islamica: Siria, Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. Trump ha firmato due ordini esecutivi per chiudere i confini degli Stati Uniti d’America, bloccando il programma di accoglienza per i profughi e stoppando i permessi per i migranti. Fortemente voluto da Barack Obama, il programma per accogliere i profughi provenienti dalle guerre in Medio Oriente negli Stati Uniti è adesso sospeso per 90 giorni. Trascorsi i tre mesi, sarà data la precedenza ai rifugiati di “minoranze cristiane che scappano dalle persecuzioni”, ma il numero degli ingressi previsto sarà comunque ridotto ad oltre la metà di quanto inizialmente stabilito: non saranno infatti più di 50 mila i rifugiati che gli Stati Uniti accoglieranno nel 2017. Gli ordini esecutivi firmati da Trump prevedono lo stop a tempo indeterminato per l’ingresso dei rifugiati siriani, giudicato dal presidente “dannoso per gli interessi del Paese”. Per tamponare l’emergenza, il neopresidente eletto ha quindi chiesto alle forze armate di lavorare alla creazione di una “safe zone” all’interno della Siria per offrire protezione ai profughi che scappano dai bombardamenti.

“Alcuni dei peggiori scenari che temevano rispetto all’amministrazione Trump si sono già realizzati – prosegue Shetty – . Con un tratto di penna, il presidente ha trasformato in atti la sua odiosa retorica pre-elettorale, in questo caso selezionando le persone unicamente in base alla loro religione”. “Gli uomini, le donne e i bambini contro i quali è rivolto questo decreto sono vittime dello stesso terrore che il presidente Trump dichiara di voler combattere. Da non credersi, tanto più se si pensa che gli Usa hanno direttamente contribuito all’instabilità che spinge in molti paesi la gente a fuggire”, ha sottolineato. “Negare protezione a chi ne ha bisogno non è la risposta alla peggiore crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale. Invece di chiudere le porte in faccia a coloro che non hanno altra scelta se non fuggire dalle loro case, l’amministrazione Trump dovrebbe ricordarsi che proprio gli Usa sono un paese costruito in larga parte da migranti e rifugiati”. “Questo decreto vergognoso e profondamente sbagliato segna anche un pericoloso precedente in un periodo in cui i paesi stanno cercando il modo per fermare i flussi di rifugiati”.

Stessa preoccupazione per lo scenario che si profila viene espressa da Unhcr e Oim in una nota congiunta: “I bisogni dei rifugiati e dei migranti in tutto il mondo non sono mai stati così grandi, e il programma di reinsediamento degli Stati Uniti è uno dei più importanti al mondo. La tradizione politica degli Stati Uniti di accogliere i rifugiati ha creato una situazione di doppio beneficio: ha salvato la vita di alcune delle persone più vulnerabili del mondo, che hanno a loro volta arricchito e rafforzato le loro nuove società. Il contributo che rifugiati e migranti hanno apportato ai paesi che li hanno ospitati in tutto il mondo è stato assolutamente positivo. Le quote di reinsediamento fornite da ogni paese sono di vitale importanza. L’Unhcr  e l’Oim auspicano che gli Stati Uniti continuino ad esercitare il loro forte ruolo di leadership e la lunga tradizione di proteggere coloro che fuggono da conflitti e persecuzioni. Rimane l’impegno di Unhcr e Oim a lavorare con l’amministrazione degli Stati Uniti per l’obiettivo condiviso di garantire programmi di reinsediamento e di immigrazione sicuri e protetti. Siamo fermamente convinti che i rifugiati debbano ricevere parità di trattamento in termini di protezione e assistenza, ed opportunità per il reinsediamento, a prescindere dalla loro religione, nazionalità o razza. Continueremo a impegnarci attivamente e in modo costruttivo con il governo degli Stati Uniti, come abbiamo fatto per decenni, per proteggere coloro che ne hanno più bisogno, e per offrire il nostro sostegno in materia di asilo e migrazione”.

“Un atto disumano contro persone che fuggono da zone di guerra”. Lo dichiara Jason Cone, direttore esecutivo di Medici senza frontiere negli Usa. “Le nostre equipe sul terreno vedono ogni giorno persone che cercano disperatamente sicurezza di fronte a frontiere chiuse o confinate in zone di guerra da cui non possono fuggire”. “Sbarrare le porte degli Stati Uniti, dove per anni l’ingresso dei rifugiati è stato rigorosamente controllato, mina il concetto basilare che le persone devono poter fuggire per salvarsi la vita”.

Il divieto di ingresso a tempo indeterminato per i siriani è particolarmente deleterio per milioni di persone che sono fuggite a violenze agghiaccianti. Quasi 5 milioni di siriani sono fuggiti in paesi confinanti, come il Libano e la Giordania, che hanno meno abitanti di molti stati americani, mentre tutti gli Stati Uniti ne hanno accolti finora meno di 20.000. Molti altri siriani sono ancora bloccati nel proprio paese, di cui decine di migliaia nel deserto vicino alla frontiera chiusa con la Giordania e in altre zone di frontiera in tutta l’area. Di fatto, l’ordine esecutivo di Trump condannerà molte persone a restare bloccate in zone di guerra, mettendo direttamente in pericolo le loro vite”.

Intanto una giudice federale dello Stato di Brooklin è già intervenuta a bloccare il provvedimento, nel tentativo di porre fine al caos scoppiato negli scali americani e in altre capitali del pianeta, dove vari passeggeri – seppur provvisti di Green card – si sono visti negare il permesso a imbarcarsi. Non si tratta solo di rifugiati, ma anche di persone che negli Stati Uniti risiedono da tempo e hanno un impiego. Tra questi anche il regista iraniano Asghar Farhadi, autore del film ‘The Salesman’ (Il cliente) che corre per il Oscar 2017 che si terranno il 26 febbraio prossimo. A confermare la sua assenza tramite Twitter è il presidente del National Iranian American Council, Trita Parsi, che sempre attraverso il suo profilo denuncia maltrattamenti da parte degli agenti ai viaggiatori iraniani: “anche se in possesso della Green card- ha scritto- sono stati ammanettati, i loro profili social sono stati controllati e gli è stato chiesto di dire cosa pensano di Trump“.


E’ PARTITA UNA PETIZIONE INTERNAZIONALE – IN DUE GIORNI HA RACCOLTO 4 MILIONI DI FIRME